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Cellnex, ricavi e utili in crescita: primo trimestre all’insegna della solidità



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Il gruppo guidato da Marco Patuano ha messo a segno revenue pari a 984 milioni di euro, registrando una crescita del 4,7% su base annua. L’Ebitda Adjusted è aumentato a 832 milioni (+6,4%), trainato dalla continua domanda di densificazione delle reti. Il 15 giugno atteso l’accordo tra Rai, F2i e Mfe sulle torri

Pubblicato il 30 apr 2026



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Nel primo trimestre del 2026 Cellnex mette a segno ricavi pari a 984 milioni di euro, registrando una crescita organica pro forma del 4,7% su base annua, sostenuta dalla continua domanda di densificazione delle reti sull’intero perimetro del gruppo. L’Ebitda Adjusted del gruppo è aumentato a 832 milioni (+6,4% organico pro forma), mentre l’Ebitda after leases (EbitdaaL) è salito a 595 milioni (+7,2% organico pro forma). Il margine EbitdaaL è cresciuto al 60,5%, rispetto al 58,8% del primo quarter del 2025, grazie a nuove efficienze, a una gestione proattiva dei terreni e a una elevata leva operativa.

Una crescita organica sulle principali metriche

Si tratta, commenta la società, di “un solido avvio del 2026”, con “una crescita organica coerente su tutte le principali metriche finanziarie core e un chiaro punto di svolta nella generazione di Free Cash Flow, che riflette la solidità e prevedibilità del modello di business basato su contratti a lungo termine e l’esecuzione disciplinata delle priorità di allocazione del capitale”.

Il miglioramento a livello operativo si è tradotto in una significativa accelerazione nella generazione di cassa. Il Re-curring Levered Free Cash Flow ha raggiunto i 378 milioni di euro, in aumento del 12,2% organico pro forma, mentre il Free Cash Flow è tornato positivo a 118 milioni, rispetto ai 66 milioni nel primo trimestre 2025, segnando un chiaro punto di svolta. La performance riflette un Ebitda più elevato, una esecuzione disciplinata degli investimenti in conto capi-tale (capex) e una intensità di capex strutturalmente più bassa.

“Il Q1 2026 rafforza ulteriormente la prevedibilità del nostro profilo di utili e conferma che Cellnex ha superato il punto di flessione nella generazione di Free Cash Flow, attestando la robustezza del modello di business”, commenta Marco Patuano, ceo di Cellnex. “Questa accelerazione riflette disciplina operativa, espansione dei margini e una intensità di capex strutturalmente più bassa. Al contempo, continuiamo a dare esecuzione alle priorità di ottimizzazione del portafoglio, rafforzamento della struttura patrimoniale e remunerazione disciplinata degli azionisti.

Allocazione del capitale e prospettive di medio termine

Nel corso del trimestre, Cellnex ha continuato a dare esecuzione al proprio modello di allocazione del capitale. Il dividendo da 250 milioni di euro pagato a gennaio rappresenta la prima tranche della distribuzione complessiva da 500 milioni prevista per il 2026, con la seconda tranche da 250 milioni in calendario il 15 luglio 2026. Il programma di riacquisto di azioni proprie è avanzato in linea con il piano, con 60 milioni eseguiti nel Q1, raggiungendo 260 milioni completati al 31 marzo sui 500 complessivamente annunciati.

L’ottimizzazione del portafoglio ha ulteriormente rafforzato la flessibilità della struttura finanziaria, con 373 milioni generati dalla cessione del business dei data center in Francia e 170 milioni dal fondo Div II. In parallelo, Cellnex ha affrontato proattivamente le esigenze di rifinanziamento attraverso l’emissione di bond dual-tranche per 1,5 miliardi, estendendo le scadenze e fissando il costo del debito al 3,4%.

Al 31 marzo 2026, Cellnex ha riportato una liquidità pari a circa 6 miliardi, composta da 3 miliardi di cassa e altrettanti di linee di credito non utilizzate. Circa il 78% del debito lordo è indicizzato a tasso fisso, con un costo medio del debito del 2,1% e una scadenza media di 4,3 anni, mantenendo un profilo finanziario resiliente e ade-guatamente protetto.

Passando all’outlook di medio termine, Cellnex ribadisce la guidance finanziaria per il 2026 e il 2027, supportata da ricavi contrattualizzati a lungo termine, churn limitato, espansione dei margini e un miglioramento della conversione in cassa. “Il management rimane fiducioso nella capacità del gruppo di continuare a generare una crescita sostenibile del Free Cash Flow, garantendo al contempo una allocazione del capitale disciplinata e rendimenti progressivi per gli azionisti”.

Il commento di Intermonte

Secondo gli analisti della banca di investimento Intermonte, Cellnex ha riportato risultati sostanzialmente in linea con il consensus su tutte le metriche. Rispetto al tema del consolidamento in Francia, Intermonte sottolinea che il consorzio acquirente di Sfr è in trattative esclusive e Cellnex — parte necessaria di qualsiasi riassetto dei Master Service Agreement — non siede ancora a nessun tavolo negoziale formale. “Il management è sereno ma ha ribadito che il processo sarà multi-anno e che Cellnex non accetterà soluzioni che non preservino il pieno valore delle infrastrutture. Anche a fronte della conferma delle guidance, ci aspettiamo variazioni poco significative alle stime di consensus di Cellnex a valle di questi risultati”.

Sull’Italia, Intermonte ricorda che il ceo Patuano, reduce da una visita di tre giorni a Roma per discutere con governo, regolatore e clienti, ha affermato che la disputa di Inwit con i suoi anchor clients, Tim e Fastweb+Vodafone, è una pura controversia contrattuale tra privati, senza implicazioni regolatorie per Cellnex né rischio di contagio sulla Francia. “Il prossimo contratto in scadenza in Italia non scade prima del 2030 e le interlocuzioni con il cliente (WindTre) procedono in modo costruttivo su spettro, permessi e investimenti futuri”.

Verso un operatore unico per le torri televisive?

Parlando sempre di infrastrutture di trasmissione, sembra finalmente concretizzarsi l’ipotesi della creazione di un operatore unico delle torri televisive: Rai, F2i e Mfe-MediaForEurope si sono infatti impegnati a trovare un accordo entro il 15 giugno. Secondo il Sole 24 Ore, l’obiettivo è integrare Rai Way ed EI Towers in una società unica da circa 4.700 siti e oltre 500 milioni di euro ricavi, mantenendo la quotazione in Borsa. L’operazione, caldeggiata dal mercato, mira a superare un paradigma contraddistinto da due reti parallele, che comporta costi duplicati e rallenta l’innovazione.

Bisogna però trovare la quadra in un framework piuttosto complesso: per legge la Rai ha l’obbligo di conservare una partecipazione non inferiore al 30%, mentre il negoziato si è già esteso oltre i tempi previsti dal memorandum firmato il 19 dicembre 2024, prorogato il 26 settembre 2025 e nuovamente a fine marzo. E, oltre a quello della struttura azionaria, rimangono aperti i nodi sulla governance, sul debito e sui contratti di servizio.

In assenza di un’intesa entro metà giugno, il progetto rischia di essere archiviato, con la possibile riapertura della vendita di una quota di Rai Way superiore al 50%, pari a circa il 15%.

Secondo le ipotesi di Equita Group, l’operazione potrebbe includere un dividendo di 1,30 euro per azione per gli azionisti di Rai Way, seguito da un’aggregazione “carta contro carta”.

Per Intermonte, la nuova entità potrebbe distribuire un dividendo straordinario, con circa 200 milioni di euro alla Rai (42%), 90 milioni a F2i (21%) e 60 milioni a Mfe (14%), oltre a ulteriori 400 milioni per Mfe dalla monetizzazione della quota residua.

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