SCENARI

Consolidamento Tlc: Spagna e Danimarca i mercati più “papabili”

Dopo la sentenza della Corte generale dell’Ue, che ha ribaltato il no di Bruxelles alla fusione fra Tre e O2 in Uk, potrebbe aprirsi una nuova stagione di merger & acquisition. CK Hutchison candidata al ruolo di “consolidatore”

16 Giu 2020

Il parere positivo alla fusione fra Three Uk e O2 dato dalla Corte di Giustizia europea, che ha ribaltato il no dell’Antitrust dell’Ue, potrebbe inaugurare una nuova fase di consolidamento sul mercato europeo delle telecomunicazioni. È quanto anticipano banche e studi legali che rappresentano alcune delle grandi telco del nostro continente.

I mercati che hanno ancora quattro o più operatori mobili, come Svezia, Danimarca e Spagna, sono potenzialmente i primi dove potrebbe innescarsi l’attività di M&A. Il gruppo di Hong Kong CK Hutchison, che ha partecipato a operazioni di fusione e acquisizione in Italia (con l’operazione Tre-Wind), Irlanda e Austria prima di essere bloccato nel Regno Unito, viene visto come un possibile “consolidatore”.

A fine maggio la Corte generale europea ha dato ragione a CK Hutchison e ribaltato la decisione della Commissione Ue che nel 2016 aveva bloccato l’offerta di 10,3 miliardi di sterline fatta da Three Uk per l’acquisto di O2 Uk dalla spagnola Telefonica. La sentenza ha accolto il ricorso presentato da CK Hutchison perché gli effetti dell’operazione non avrebbero portato a un aumento dei prezzi e a una limitazione della scelta per i consumatori. Inoltre, secondo la corte, la Commissione non avrebbe dimostrato che la fusione delle reti e dell’infrastruttura mobile in Gran Bretagna avrebbero ostacolato la concorrenza di altri operatori.

Le telco riprendono fiducia

Margrethe Vestager, commissaria Antitrust dell’Ue, si è opposta a ogni operazione di consolidamento nella sua Danimarca proprio per timori legati alla riduzione della concorrenza e a un aumento dei prezzi per i consumatori. Ciò avrebbe fatto saltare il progetto di fusione fra Telia e Telenor che le due aziende hanno accarezzato nel 2015. Ora la situazione sembra più favorevole alle due telco scandinave.

La Spagna, che ha addirittura cinque operatori telecom attivi, è un altro potenziale candidato per operazioni di consolidamento, soprattutto dopo che MasMovil, il nuovo entrante che sta rapidamente guadagnando quote di mercato, ha acconsentito ad essere acquisito da tre grandi fondi di investimento effettuando il delisting dalla Borsa. Questo ha portato gli analisti a ipotizzare una vicina alleanza tra MasMovil e Vodafone oppure Orange, per ridurre la guerra dei prezzi sul mercato iberico.

La sentenza della Corte di giustizia europea ha ridato fiducia alle telco. Anche laddove queste aziende non credevano fattibile puntare al merger adesso potrebbero tentare un deal”, ha commentato sul Financial Times Sara Ashall dello studio legale Shearman & Sterling a Bruxelles.

La posizione di Bruxelles è resa più complicata dal fatto che la Corte generale ha affermato che la Commissione ha fatto diversi errori sul piano legale nel valutare i potenziali effetti negativi per i consumatori dall’accordo Three-O2 e che non ha fornito prove a sufficienza sul possibile aumento dei prezzi o sui presunti danni alla concorrenza.

Bruxelles ha le mani legate

La Commissione europea si trova in una posizione complessa anche perché le aziende europee sono esposte a acquisizioni da parte di attori di stati extra-Ue, visto che le valutazioni delle aziende del vecchio continente è notevolmente diminuita dopo la crisi innescata dal coronavirus e dal lockdown.

Alcuni paesi Ue, tra cui Francia e Germania, hanno chiesto a Bruxelles di permettere la creazione di cosiddetti “campioni industriali” europei per rendere le aziende della regione più forti di fronte a compratori esteri. La richiesta è nata dopo che l’Antitrust europeo ha bloccato la fusione tra le francese Alstom e la tedesca Siemens, l’anno scorso.

“La sentenza della Corte di giustizia rende più difficile bloccare i merger senza solide basi legali”, sottolinea una fonte del FT.

Ma la Commissione europea può ancora giocare le sue carte. Bruxelles ha due mesi per ricorrere contro la decisione della corte e farà sicuramente appello, perché il valore più prezioso per l’Antitrust resta il vantaggio per i consumatori. La Commissione insisterà sulle prove che, dal suo punto di vista, dimostrano che la fusione Three Uk-O2 indebolisce la concorrenza portando a prezzi finali più alti. Inoltre, Bruxelles può sperare che la Corte di giustizia europea ribalti la sentenza della Corte generale, come già successo in altri casi.

“Dati i severi standard legali stabiliti dalla corte, la sentenza probabilmente porterà a più approfondito scrutinio e tempi più lunghi di revisione delle proposte di fusione nei mercati dove ci sono pochi concorrenti e alte barriere all’ingresso”, commenta Thomas Wilson, socio dello studio legale Kirkland & Ellis. “Al tempo stesso, la sentenza forza la Commissione a pensarci due volte prima di bloccare un deal”.

L’M&A è già partito

A marzo sono state 30 le operazioni di M&A messe a segno dalle aziende delle telecomunicazioni dell’area Emea, per un valore complessivo pari a 18,7 miliardi di dollari, secondo quanto riportato ad aprile da TMT Finance. A febbraio i deal erano stati 19 per un valore di 20,9 miliardi. L’incremento del valore per l’attività di fusione e acquisizione del settore telecom è del 10,5% se si considera la crisi innescata dalla pandemia di coronavirus che ha messo in crisi i mercati.

Dei 30 accordi realizzati a marzo, 15 sono stati classificati come ancora in fase di definizione, mentre sette sono chiusi, ovvero completati o firmati.

Il valore totale dei primi è di 12,2 miliardi di dollari; le transazioni più rilevanti registrate da TMT Finance lo scorso mese includono la vendita da parte della telco francese Orange di una quota della sua filiale della fibra Orange Concessions (2 miliardi di euro); la vendita del business delle torri da parte di Eir (controllata di Iliad in Irlanda) e la vendita da parte di Vodafone della sua quota in Inwit per un valore di 2,1 miliardi di euro.

Il valore delle sette operazioni completate o firmate a marzo ammonta invece a 4,3 miliardi di dollari e include il completamento da parte di Iliad della vendita di una quota del 51% della sua filiale della fibra all’investitore InfraVia per 600 miliardi di euro e l’accordo tra Phoenix Tower International e Bouygues Telecom per lo sviluppo di circa 4.000 nuove torri wireless.

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