Coronavirus, a rischio l'industria degli smartphone - CorCom

L'EMERGENZA

Coronavirus, a rischio l’industria degli smartphone

L’allarme lanciato da Qualcomm che alza la guardia sull’impatto nella supply chain e sulla domanda. E corre ai ripari: pronto un piano B per fare rifornimenti in aree diverse dalla Cina

06 Feb 2020

L’emergenza coronavirus potrebbe minacciare l’intera industria della telefonia mobile, con impatti su tutta la catena logistica fino alla fabbricazione e alla vendita. Lo ha dichiarato il Chief financial officer di Qualcomm, Akash Palkhiwala, in una conference call con gli investitori per commentare la pubblicazione dei risultati del primo trimestre fiscale. Palkhiwala ha detto che Qualcomm si aspetta “notevole incertezza riguardo all’impatto del coronavirus sulla domanda di cellulari e sulla supply chain”.

Qualcomm è il maggior produttore globale di chip modem che connettono gli smartphone e altri dispositivi mobili alla rete che trasporta i dati. I commenti del Cfo hanno provocato perdite in Borsa per i titoli dei produttori di chip, nonostante l’industria dei semiconduttori stia dando segnali di ripresa. Le azioni di Qualcomm hanno perso fino al 3,75% negli scambi after-hours, a dispetto di una trimestrale con risultati sopra le attese.

Per il suo prossimo trimestre il produttore americano di chip prevede ricavi largamente al di sopra delle attese di Wall Street, proprio in virtù della ripresa dell’industria dei chip, ma ha reso più caute le stime sulla guidance dell’Eps, tenendo conto delle possibili interruzioni di forniture e altri impatti dell’epidemia in Cina.

Disruption mitigata dal boom 5G in Usa, Corea e Giappone

In conference call con gli analisti il Ceo di Qualcomm ha cercato comunque di alleviare i timori degli analsiti sull’impatto del virus 2019-nCoV, affermando che, nonostante le previste incertezze, i maggiori mercati per il 5G quest’anno saranno con ogni probabilità Stati Uniti, Corea e Giappone, non la Cina, e che Qualcomm è attrezzata per fronteggiare le disruption.

“Se abbiamo un problema di rifornimento di componenti o di domanda in Cina, di solito riusciamo a compensare con le forniture e la domanda in altre regioni”, ha assicurato il Chief executive officer Steve Mollenkopf. “Guardiamo al business in termini di capacità di pianificazione. Vogliamo essere sicuri di poter mantenere la stessa forza su diversi mercati”.

La trimestrale batte le attese

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Nel primo trimestre fiscale (terminato il 29 dicembre) l’azienda, che genera la maggior parte dei profitti dalle royalty per l’uso delle sue tecnologie per i produttori di cellulari e altre aziende delle Tlc, ha riportato ricavi dalle licenze pari a 1,4 miliardi di dollari, in linea con le stime di 1,41 miliardi degli analisti di FactSet. Qualcomm ha firmato 85 accordi di licensing per la tecnologia 5G, contro 75 a novembre.

Escluse alcune voci, l’azienda ha guadagnato 99 centesimi di dollaro per azione nel primo trimestre, al di sopra delle attese degli analisti (85 centesimi). Le revenue complessive sono cresciute del 5% a 5,08 miliardi di dollari, anche qui superando le stime degli analisti (4,83 miliardi).

Per il secondo trimestre fiscale, Qualcomm prevede di vendere meno chip modem ma di aumentare i ricavi per modem. I ricavi totali sono previsti tra 4,9 miliardi e 5,7 miliardi di dollari, al di sopra di quanto si attendono gli analisti di Refinitiv. Il segmento chip dovrebbe fatturare fra 3,9 miliardi e 4,5 miliardi di dollari, anche qui più di quanto si aspetta il mercato.

Il Ceo Mollenkopf ha sottolineato che Qualcomm sta crescendo anche nei chip di radio frequenza, usati negli smartphone 5G, e che la domanda sarà particolarmente alta in Cina, dove i produttori di cellulari, anche di fascia bassa, inseriscono capacità 5G nei loro device. “I numeri sono molto significativi”, ha detto il Ceo.

Qualcomm stima che nel 2020 saranno venduti tra 175 milioni e 225 milioni di smartphone 5G su scala globale.

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