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BANDA ULTRALARGA

Corte dei Conti Ue promuove Open Fiber: “Modello anche per l’Europa”

Report dell’Eca sulle reti: l’Italia ha mancato gli obiettivi al 2020 ma lo schema wholesale, se applicato correttamente, potrebbe facilitare il raggiungimento dei target 2025. Promosso il piano del nostro Paese basato su investimenti diretti per creare una rete ad accesso libero. Raccomandazione alla Commissione: “Questo tipo di infrastruttura garantisce concorrenza e servizi digitali migliori”

05 Giu 2018

F. Me

L’Italia non riuscirà a raggiungere gli obiettivi Ue per il 2020 sulla banda larga (100% della popolazione coperta a 30 Mbps e 50% della popolazione a 100 Mbps) ma se la strategia basata sul modello wholesale portato avanti da OpenFiber sarà attuata in modo corretto, potrebbe essere sulla buona strada per centrare gli obiettivi per il 2025 sulla banda ultralarga. I target prevedono connettività di almeno 1 gigabit per  scuole e principali fornitori di servizi pubblici; copertura 5G in tutte le aree urbane e su tutti i principali assi di trasporto terrestre; per tutte le famiglie europee l’accesso a Internet ad una velocità di download pari ad almeno 100 Mbps fino a 1 giga.

Sono le conclusioni a cui è giunta la Corte dei conti europea (Eca), che ha realizzato un audit sulla diffusione della banda larga nei 28. “E’ poco probabile che la banda larga” da 30Mbps in Italia “sia disponibile per tutti i cittadini entro il 2020”, nota il rapporto, ma è stato riscontrato “un aumento significativo della copertura sin dal 2011, attraverso una combinazione di investimenti pubblici e privati” e, ha sottolineato la responsabile del rapporto Iliana Ivanova, “se ben attuato, il Piano italiano metterà il Paese in una buona posizione per raggiungere gli obiettivi” per il 2025 della Commissione per una banda ultraveloce dai 100Mbps sino a 1Gbps.

In particolare i revisori Ue hanno evidenziato che in Italia “le autorità hanno deciso nel 2016 di utilizzare il modello di investimento diretto per gli appalti pubblici al fine di dispiegare la banda larga tramite una rete ad accesso libero (wholesale)”, la cui “conseguenza è stata l’aumentato ricorso a soluzioni basate sulla fibra ottica e dell’accesso a infrastrutture e servizi a prezzi accessibili”.

Le autorità italiane hanno infatti effettuato un esercizio di mappatura tra il 2016 e il 2017 e hanno impegnato 3 miliardi di euro per finanziare la banda larga in tutte le zone dove non era conveniente investire sotto il profilo commerciale. E hanno deciso nel 2016 di “utilizzare il modello degli investimenti diretti al fine di creare una rete ad accesso libero wholesale”. Ruolo chiave per l’attuazione si è quindi dimostrato anche quello di Infratel, che assicura il coordinamento tra le varie fonti di finanziamento inclusi i fondi Ue.

Secondo l’Eca, inoltre, l’Italia così facendo dispone di “un contesto competitivo per la banda larga”, con un “quadro giuridico e concorrenziale adeguato”. Da qui la raccomandazione che la Corte dei Conti fa alla Commissione Ue di spingere per il “modello OpenFiber” anche nel resto dell’Ue e “sostenere gli stati membri nell’incentivare la creazione di reti ad accesso libero wholesale nelle aree bianche e grigie, mediante lo sviluppo di un quadro giuridico, linee guida e orientamenti adeguati” in quanto, come emerso dall’audit in Italia, “questo tipo di rete dovrebbe agevolare un ambiente concorrenziale adeguato, inducendo l’offerta di servizi migliori agli utenti”.

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