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LA RIORGANIZZAZIONE

Esuberi Tim, salta l’accordo con i sindacati

Slc, Fistel e Uilcom bocciano la solidarietà espansiva per finanziare 2mila nuove assunzioni. Chieste alla compagnia anche maggiori informazioni sul progetto di separazione della rete. Prossimo round il 13 marzo. Il 6 marzo previsto il cda che dovrà approvare il piano da 6500 tagli

28 Feb 2018

F. Me

Salta l’accordo tra Telecom Italia e i sindacati sugli esuberi, in vista dell’approvazione del piano industriale il 6 marzo. Il piano prevede oltre 6mila – 6.500 per l’esattezza – uscite volontarie: di queste, 4mila saranno prepensionamenti nel 2018, aumentabili a 5mila, in base a quanto stabilito dall’articolo 4 della legge Fornero. Le 2mila assunzioni saranno fatte a fronte della solidarietà espansiva di circa 20 minuti al giorno su tutti dipendenti. A regime il piano dovrebbe generare risparmi per 400milioni. Per finanziare il progetto Tim avrebbe già accantonato 700 milioni.

Prossimo round tra azienda e sindacati il 13 marzo a sei giorni di distanza dall’approvazione del piano da parte del cda.

Secondo quanto risulta a CorCom i sindacati hanno bocciato unitariamente la solidarietà espansiva che, nelle intenzioni di Genish, rappresenta la leva per fare nuove assunzioni di giovani. Ma senza l’ok dei rappresentanti dei lavoratori la solidarietà non si può attivare. Slc, Fistel e Uilcom hanno fatto muro riguardo alla proposta di utilizzare la solidarietà, con una decurtazione di 20 minuti dell’orario di lavoro per ogni dipendente e senza limiti di tempo.

I sindacati hanno chiesto anche di avere maggiori informazioni sul futuro della rete Tim dopo che la compagnia ha presentato il piano di separazione: un’entità legale separata controllata totalmente da Tim e con un alto livello di corporate governance.

Secondo le stime di Mediobanca 15 miliardi di euro, con un multiplo di 8,6 volte le stime di ebitda per il 2019 (1,75 miliardi di euro). Secondo gli analisti Tim potrebbe quotare il 40% della rete, dopo averla caricata di 6 miliardi di debito, incassando 3,6 miliardi di euro. E per Fidentiis l’opzione scorporo potrebbe impattare sul titolo per il 52% al titolo.

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