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Frequenze, l’Italia confermata a pieni voti nel Consiglio Itu

Le elezioni completate a Dubai nel corso della 20esima Plenipotentiary Conference. Il nostro Paese ha ottenuto il secondo maggior numero di preferenze a livello mondiale, pari al 95% dei Paesi votanti

Pubblicato il 06 Nov 2018

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L’Italia rieletta al Consiglio dell’Itu, l’agenzia Onu responsabile della gestione delle frequenze nel mondo. La conferma del nostro Paese in seno all’organismo è stata votata con 168 voti nel corso della Conferenza Plenipotenziaria dell’Itu che si è appena svolta a Dubai.

L’Italia ha ottenuto il secondo maggior numero di voti a livello mondiale, pari al 95% dei Paesi votanti, e il primo nel proprio collegio elettorale (Europa occidentale), superando ampiamente il risultato ottenuto nel corso della Plenipotenziaria del 2014: supporta l’Itu sin dalla sua fondazione e concorre nella missione di estendere a tutti i benefici delle telecomunicazioni/Ict, in un contesto di continua evoluzione e innovazione.

“Il risultato raggiunto oggi dalla candidatura italiana – scrive il Mise in una nota – attesta il ruolo che il nostro Paese ha nello sviluppo del settore delle telecomunicazioni”.

La delegazione italiana era guidata da Marco Bellezza, consigliere giuridico per le comunicazioni e l’innovazione digitale del Ministro Luigi Di Maio, da Eva Spina, direttore generale Pianificazione e gestione spettro radioelettrico del Mise, e da Enrico Padula consigliere del Maeci.

Per la poltrona di segretario generale Itu è stato rieletto Houlin Zhao con 176 voti.   

Ecco i risultati delle elezioni per il Regolamento delle norme radio ITU 2019-2022:

Regione A – Americhe (9 posti) – Argentina; Bahamas; Brasile; Canada; Cuba; El Salvador; Messico; Paraguay; Stati Uniti.

Regione B – Europa occidentale (8 posti) – Francia; Germania; Grecia; Ungheria; Italia; Spagna; Svizzera; Turchia.

Regione C – Europa orientale e Asia settentrionale (5 seggi) – Azerbaigian; Repubblica Ceca; Polonia; Romania; Federazione Russa.

Regione D – Africa (13 posti) – Algeria; Burkina Faso; Costa d’Avorio; Egitto; Ghana; Kenya; Marocco; Nigeria; Ruanda; Senegal; Sud Africa; Tunisia; Uganda.

Regione E – Asia e Australasia (13 posti) –  Australia; Cina; India; Indonesia; Iran (Repubblica Islamica del); Giappone; Corea (Rep. Di); Kuwait; Pakistan; Filippine; Arabia Saudita; Tailandia; Emirati Arabi Uniti.

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