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L'INTERVISTA

Genish, con il 5G “decommodity” del mobile

L’Ad di Tim in un’intervista al Financial Times accende i riflettori sulla necessità di trasformare la quinta generazione in un’opportunità dopo il “salasso” della gara e il “fallimento di mercato” del settore delle Tlc. Grazie alla segmentazione della rete si potranno offrire servizi evoluti e di qualità. Intanto il terzo trimestre sarà “debole”: ricavi e utili in calo ma secondo gli analisti l’operatore regge meglio la forte competizione di mercato

30 Ott 2018

Mila Fiordalisi

Direttore

Le telco stanno perdendo valore dal punto di vista finanziario e gli azionisti si tirano indietro. Non possiamo ignorare questo fallimento di mercato. Abbiamo bisogno del 5G per passare da un settore dissanguato a un settore vincente”. L’Ad di Tim Amos Genish in un’intervista al Financial Times pubblicata oggi alla vigilia del cda, fa il punto sul mercato italiano delle Tlc e sulle sfide che attendono la società.

La rinnovata guerra dei prezzi, una regolamentazione non adatta al contesto e profitti non in grado di ripagare i costi i fattori che secondo Genish avrebbero contribuito maggiormente ad “affossare” il mercato italiano delle Tlc. Nel caso di Tim si aggiunge poi la questione della governance a seguito dell’entrata in scena degli americani del fondo Elliott: “Lo scenario è molto fragile nonché controproducente in un momento in cui le aziende di Tlc devono affrontare importanti sfide”, ha detto Genish ammettendo che  la perdita di valore delle azioni Tim – in calo del 40% dal mese di maggio – è attribuibile anche ai dissidi sulla governance. L’Ad di Tim guarda però avanti con fiducia: è il 5G l’asso nella manica anche se “la gara è stata ideata chiaramente con l’obiettivo di portare molti soldi nelle casse dello Stato” e anche se partecipare alla competizione è stato “doloroso”. “Come leader di mercato non potevamo restare fuori dalla competizione. Ora però dobbiamo trasformare il 5G in opportunità”. Secondo Genish il 5G consentirà, grazie allo “slicing” di segmentare l’offerta e di fornire servizi a valore aggiunto. Di fatto si andrà verso la “decommodity”con servizi mobili di qualità crescente.

Last but not least il capitolo Open Fiber: il merger con Tim potrebbe essere favorito da una regolamentazione atta a favorire la nascita di un unico soggetto “indipendente” e wholesale in grado di fornire l’accesso alle infrastrutture di rete. La competizione poi si farebbe sui servizi.

Cominciano intanto a farsi le prime previsioni sui conti del terzo trimestre che saranno resi noti il prossimo 8 novembre. Trimestre indicato come “debole”. I ricavi dovrebbero subire un calo del 4% a 4,71 miliardi l’utile netto dovrebbe scendere addirittura di quasi 30 punti percentuali a 393 milioni mentre resterebbe stabili l’Ebitda. Nonostante i numeri al ribasso gli analisti di Deutsche Bank consigliano il “buy” del titolo: “Un trimestre debole ma Tim è posizionata meglio dei competitor. Prevediamo che le vendite del terzo trimestre e l’Ebitda siano in calo, con il pieno impatto di Iliad sul trimestre ma continuiamo a pensare che il piano di Genish, supportato da un Cda indipendente, potrebbe portare a un nuovo rating”. E anche secondo l’ufficio studi di Bloomberg “Tim resta resiliente contro Iliad, continuerà a rimanere la meno esposta anche nel terzo trimestre”.

Numerosi i dossier sul piatto, da Persidera a Sparkle, il primo in dirittura di arrivo mentre il secondo nelle mani del governo che ha già annunciato di voler esercitare il golden power anche se Tim ha comunque assegnato il mandato di advisor a Rothschild.

Il 25 settembre Rai Way ha sottoposto ai soci un’offerta vincolante per l’acquisizione della sola infrastruttura di rete e delle relative attività di tale società mettendo sul piatto circa 200 milioni di euro. Mentre secondo indiscrezioni di stampa il fondo infrastrutturale americano Isquared, per il 100% della società sarebbe disponibile a sborsare circa 240 milioni di euro. In base agli accordi tra i soci, Gedi (che ha in capo il 30% della società dei multiplex) ha un diritto di prelazione sulla quota di Tim (che detiene il 70%). Tra le possibili alternative: restare in pista con Isquared oppure esercitare l’opzione di acquisto vendendo poi a Rai Way solo l’infrastruttura e tenendosi i mux. E a quanto si apprende nella notte è arrivato un ulteriore rilancio da parete di Ray Way.

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