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ULTRABROADBAND

Giacomelli: “Tim è cambiata, oggi vuole essere leader nel digitale”

Il sottosegretario alle Comunicazioni ufficializza il disgelo del Governo con la società guidata da Amos Genish: “Ora mira a guidare la modernizzazione del Paese, non alla difesa del rame. Mi piace pensare che sia anche merito della nostra strategia”

23 Nov 2017

Antonello Salerno

giornalista

Se il clima tra Tim e il Governo italiano è cambiato, e se l’azienda oggi mira a proporsi come uno dei leader della digitalizzazione del Paese, una parte del merito è anche del piano sulla banda ultralarga messo a punto dall’esecutivo Renzi e proseguito con Gentiloni. A sostenerlo in un’intervista alla Stampa è Antonello Giacomelli, sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni.

“Quando è arrivato il governo Renzi nel 2014 abbiamo trovato la situazione dell’Italia cristallizzata in quello che si chiamava rapporto Caio, che testimoniava tutto il ritardo sul digitale – sottolinea Giacomelli – Abbiamo realizzato una strategia nazionale, disponibili a mettere molte risorse pubbliche per colmare il divario con gli altri Paesi e recuperare per centrare gli obiettivi 2020. Abbiamo sentito gli operatori e dalla consultazione è emerso che rimanevano escluse dall’infrastrutturazione le aree a fallimento di mercato, ovvero le aree di 7.300 Comuni su 8mila. Di qui l’intervento pubblico”.

Quanto al ruolo di Tim, “all’inizio – spiega il sottosegretario – quando il governo chiedeva una rete a prova di futuro, in grado di traguardare il gigabit al secondo di velocità, ci accusavano di dirigismo”. Ma oggi il vento è cambiato: “Devo dire che da Genish ascolto parole nuove, una scommessa sulle tecnologie e le scelte più avanzate, non certo la difesa del rame. Mi piace pensare che sia anche merito della strategia del Governo e della sua realizzazione”. “Quattro anni fa e per lungo tempo Telecom era una società che andava sostenendo che la fibra non serviva perché mancava la domanda – prosegue Giacomelli – Oggi invece Tim, con Genish, si propone come leader della digitalizzazione e della modernizzazione del Paese.  Genish va oltre il tema dell’infrastruttura: parla di ecosistema digitale, di collaborazione con le università, con le imprese”.

Quanto alla coesistenza di due reti in fibra nel Paese, quella Tim e quella di Open Fiber, Giacomelli si smarca sostenendo che “è un tema industriale, non politico”. “L’obiettivo del Governo – sottolinea riferendosi al percorso che ha portato alla nascita di Open Fiber dalla collaborazione tra Enel e Cdp – è che il Paese abbia una connettività coerente con gli obiettivi europei e condizioni di parità di accesso. La compatibilità con il mercato devono essere le imprese a valutarla”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Antonello Salerno
giornalista

Giornalista professionista dal 2000, dopo la laurea in filologia Italiana e il biennio 98-2000 all'Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un'agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, su CorCom, nel 2013. Mi muovo su tutti i campi dell'economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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