IL SEMESTRE UE

Il “compromesso” lettone: roaming zero rimandato al 2018

La proposta dell’attuale presidenza punta a dare alla Commissione europea più tempo per sbrogliare la matassa delle tariffe all’ingrosso. Ma la strada è in salita: l’Europarlamento spinge per la soppressione a fine 2015. E sulla net neutrality il commissario Oettinger prevede un accordo entro quest’anno

Pubblicato il 14 Gen 2015

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Soppressione del roaming rimandata al 2018. E’ questa in essenza la principale novità racchiusa nell’ultima proposta di compromesso sul cosiddetto pacchetto Kroes che il Consiglio Ue si appresta a discutere nelle prossime settimane, e già al centro di un primo giro di tavolo tra esperti nazionali tenutosi ieri a Riga. Il testo è stato confezionato dalla Lettonia, dal 1° gennaio al timone della Presidenza di turno dell’Ue, per sbloccare il perdurante stallo nei negoziati tra stati membri, stallo che nei mesi scorsi aveva fatto fallire un precedente tentativo di mediazione promosso dall’Italia.

Il nuovo compromesso sposta in avanti di tre anni l’azzeramento completo della “sovrattassa” pagata sul traffico intracomunitario da cellulari, ossia l’entrata in vigore del cosiddetto “roam like home”, rispetto alla data del 15 dicembre 2015 votata in aprile dal Parlamento europeo. Un rinvio che sarebbe giustificato dalla necessità di dare alla Commissione europea un margine temporale sufficiente a elaborare e far adottare un ulteriore regolamento inteso a sbrogliare la matassa delle tariffe all’ingrosso: quelle, per intenderci, che gli operatori si praticano reciprocamente per l’accesso alle rispettive reti.

In chiaro: dal momento che con l’entrata in vigore del “roaming zero” i tetti fissati dall’Ue su tali tariffe (che il pacchetto, per l’appunto, non tocca) risulterebbero in molti casi uguali o addirittura superiori ai prezzi al dettaglio, il rischio è che i costi aggiuntivi sostenuti dagli operatori vengano da ultimo scaricati sulle bollette domestiche. O detto in modo più semplice che per coprire i costi di chi usa spesso il telefonino all’estero, vengano aumentate le tariffe nazionali a discapito dei consumatori che non viaggiano. Un effetto perverso temuto in particolare dai paesi del nord d’Europa, che fin qui hanno puntato i piedi nel corso delle trattive esigendo maggiori garanzie. Per non ribaltare lo spirito della proposta legislativa originaria, e soprattutto per disinnescare sul nascere le prevedibili polemiche, la Lettonia suggerisce tuttavia alcune specifiche tutele per i consumatori da mettere in pista in attesa che l’Ue legiferi entro i prossimi 36 mesi su un ragionevole allineamento dei prezzi retail e wholesale.

Secondo il testo di Riga, sino al fatidico 2018 gli operatori verrebbero comunque obbligati ad offrire pacchetti che permettano l’uso del telefono in un altro paese Ue agli stessi prezzi domestici, ma solo entro limiti di tempo e volume dati stabiliti su base nazionale dei regolatori, limiti oltre i quali torneranno a scattare le tariffe roaming. Si tratta di una versione leggermente rivista dello stesso meccanismo del “fair use” già contemplato dalla proposta originaria e pensato per contenere gli eventuali abusi, un caso da manuale essendo quello di un utente straniero che acquista una Sim in Estonia, paese noto per le sue tariffe domestiche estremamente ridotte, per utilizzarla a titolo permanente nel proprio paese.

Il Berec, in un parere pubblicato lo scorso dicembre, aveva gettato una spessa ombra di scetticismo sull’ipotesi di una spedita entrata in vigore del “roam like home”. “Non è attualmente sostenibile né fattibile in pratica date le significative variazioni in una serie di importanti parametri tra gli stati membri”, aveva denunciato l’organismo che rappresenta i regolatori nazionali per le tlc. Il testo lettone cerca di venire incontro a questi rilievi, e a sentire le fonti diplomatiche a Bruxelles sembra che abbia tutti i requisiti per godere di un’ampia maggioranza in sede di Consiglio.

Riga spera di compiere “sostanziali progressi” negoziali per la fine di febbraio, spianando così la strada ad un accordo entro la primavera. Ma questo non significa che il lungo periplo legislativo del testo sul mercato unico delle tlc sia prossimo al traguardo. Anzitutto perché i 28 dovranno ancora trovare un’intesa sull’altro punto chiave della legislazione, vale a dire le regole in materia di Net Neutrality. E sulla neutralità della rete è intervenuto oggi, Gunther Oettinger. Il commissario all’Economia digitale ha detto che prevede un accordo su questo tema quest’anno. Si punta a un unico “quality standard”, fatta eccezione per i servizi speciali.

E poi perché successivamente dovranno vedersela con il Parlamento europeo, che ha fatto della soppressione del roaming di qui ad un anno una bandiera “non negoziabile”, potendo anche contare sul sostegno incondizionato del supercommissario al Mercato unico digitale, Andrus Ansip. Senza contare le reazioni pubbliche. Ne sa qualcosa l’Italia, che in qualità di Presidente di turno dell’Ue, nel settembre scorso finì al centro di una rovente polemica per aver proposto un compromesso che prevedeva rinvio di appena 6 mesi.

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