WORLD ECONOMIC FORUM

Internet governance, a Davos nasce la commissione indipendente

Un panel di esperti indagherà sull’uso dei dati e proporrà nuove regole per difendere le libertà su Web. Le tech company chiedono “linee guida chiare” contro il Far West attuale

23 Gen 2014

Patrizia Licata

Dopo lo scandalo del Datagate nasce una commissione indipendente di policy makers e politici internazionali di alto profilo, chiamata Global Commission on Internet Governance: si occuperà di un’indagine di due anni sul modo in cui i governi usano i dati di Internet e proporrà alcune regole per proteggere meglio i diritti dei cittadini online. Il panel, annunciato al Forum economico mondiale di Davos cui hanno partecipato anche le maggiori tech companies, conta 25 membri e sarà presieduto da Carl Bildt, ministro degli Esteri svedese.

Tra gli altri membri della commissione che indagherà sulla Internet governance vi sono Sir David Omand, ex capo della GCHQ britannica, e Michael Chertoff, ex segretario americano della Homeland Security e artefice dello Us Patriot Act. La commissione ha anche l’appoggio di due dei maggiori think-tank internazionali, la Chatham House britannica e il Centre for International Governance Innovation del Canada.

Il panel getterà lo sguardo su un’ampia gamma di tematiche ma concentrando la propria attenzione sul crescente controllo di Stato delle attività online. Internet è minacciato da una “perdita di fiducia” da parte dei suoi utenti e da un sempre maggiore atteggiamento autoritario da parte di alcuni Stati, ha dichiarato la Commission.

Le grandi aziende della tecnologia presenti a Davos hanno lanciato un appello a Stati Uniti e Regno Unito perché vi sia una maggiore trasparenza nel modo in cui l’America e i suoi alleati accedono ai dati dei cittadini online, a volte senza che questi ne siano consapevoli, come riporta oggi anche il Financial Times.

Marissa Mayer, chief executive di Yahoo, ha dichiarato che la fiducia nella sua azienda e nelle altre Internet companies ha subito un forte danno dallo scandalo del Datagate: i consumatori sono preoccupati oggi più che mai dalla loro privacy. John Chambers, chief executive di Cisco si è espresso sulla stessa falsariga: “Abbiamo bisogno di alcune regole chiare per tutti. Finora c’è stato il Far West”. E per Randall Stephenson, chief executive di At&t, le riforme legislative non sono riuscite a tenere il passo con i cambiamenti della tecnologia: per questo è stato possibile per le agenzie di intelligence accedere alle informazioni personali senza limitazioni. “La situazione è confusa, abbiamo bisogno di linee guida chiare su ciò che è accettabile e ciò che non lo è”.

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Negli Usa e in Uk, le attività di spionaggio richiedono di solito una specifica autorizzazione di organi giudiziari o alti funzionari dello Stato, ma le aziende private temono che alcune delle attività di raccolta delle informazioni svolte dalla Nsa americana e dalla GCHQ britannica abbiano aggirato queste barriere di protezione.

Marc Benioff, chief executive di Salesforce.com, ha dichiarato che è ormai ora di aprire un dibattito pubblico su questi temi e che le aziende devono essere più trasparenti con i loro consumatori su come sono conservati i loro dati: “Le persone hanno il diritto di sapere dove sono i loro dati, in quale paese”.

Per Gavin Patterson, chief executive di BT Group, un “controllo completo” dei dati personali è impossibile perché le persone devono rinunciare a un po’ di privacy in nome della sicurezza; tuttavia anche Patterson ha ammesso che le informazioni date dalle aziende ai consumatori possono migliorare.

Tra le aree su cui la nuova commissione indipendente stilerà un report ci sarà la possibilità di mettere a punto un nuovo sistema di leggi internazionali per proteggere i diritti delle persone online e assicurare la stabilità di Internet. “Nella maggior parte dei paesi cresce l’attenzione per i temi della libertà, della sicurezza e della governance di Internet. Sono tre temi collegati”, ha detto il chairman della Commission, Bildt. “La rapida evoluzione della rete è stata possibile grazie a un modello aperto e flessibile che oggi è sotto attacco. La libertà di Internet è fondamentale come la libertà di informazione e di parola nelle nostre società”.