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L'OPERAZIONE

La crisi di Hong Kong si abbatte su Xiaomi: buyback da 1,5 miliardi di dollari

Il titolo ha perso valore quest’anno per l’intensificarsi della concorrenza sul mercato smartphone e ora risente dello stato di emergenza sulla piazza finanziaria asiatica. Ma il top management si mostra fiducioso di poter continuare a generare cash

03 Set 2019

Patrizia Licata

giornalista

Xiaomi, il produttore cinese di smartphone, ha annunciato un piano di riacquisto di azioni proprie da 12 miliardi di dollari di Hong Kong (circa 1,5 miliardi di dollari Usa), il più vasto mai varato e un netto cambio di direzione rispetto alla usuale strategia di gestione del cash che serve a dare sostegno a un titolo in affanno in Borsa. Il mercato azionario ha già risposto positivamente: oggi Xiaomi si è apprezzata di quasi il 7% sulla piazza di Hong Kong.

La società cinese è quotata dall’anno scorso ma il titolo ha perso quasi un terzo del valore quest’anno e oggi viene scambiato a metà del prezzo dell’Ipo, riporta Reuters. Nelle scorse settimane il management ha rinunciato definitivamente al piano, più volte rinviato, di offrire azioni anche in Cina per attrarre nuovi investitori dicendo di disporre di contante a sufficienza e di essere concentrata sullo sviluppo del business.

Tuttavia alle sofferenze legate all’intensificarsi della concorrenza degli altri vendor si sono ora aggiunte le perdite sulla Borsa di Hong Kong dovute allo stato di emergenza sulla piazza finanziaria asiatica, dopo mesi di proteste contro il governo locale e i legami con Pechino. Le aziende quotate a Hong Kong hanno bruciato, complessivamente, 152 miliardi di dollari di valore da giugno a oggi.

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Il piano di buyback di Xiaomi dovrebbe dare agli investitori maggiore fiducia nell’acquistare il titolo della società cinese, secondo Dan Baker, analista di Morningstar, perché indica che il management crede nelle capacità di generare cash dell’azienda. Il board ha dichiarato in una nota ufficiale che ritiene che “il riacquisto di azioni nelle condizioni attuali dimostrerà la fiducia dell’azienda nel suo outlook e nelle sue prospettive di business”.

Xiaomi ha riportato una dotazione di contante e equivalenti di 34,9 miliardi di yuan (4,92 miliardi di dollari) al 30 giugno e debito di 13,8 miliardi di yuan. Il cash flow è positivo nell’ultimo trimestre (11 miliardi di yuan).

Xiaomi è il quarto maggior vendor mondiale di smartphone con vendite stabili e una quota globale del 9%, secondo Gartner. Canalys riferisce che la società di Pechino ha perso un quinto del market share in Cina, dove è fortemente cresciuta Huawei (+31%), ma aumenta le quote su scala globale sia con i modelli low cost (popolari, per esempio, in India), sia con prodotti premium e servizi a valore aggiunto per sostenere la redditività. In Italia ha appena reso disponibile sul portale mi.com il nuovo Mi 9T Pro al prezzo di 449,90 euro.

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