L'EDITORIALE

La verginità perduta di Internet

La Rete si è mostrata vulnerabile da chi riesce a penetrarne le chiavi più segrete: è in corso una gara a spiare in cui nessuno può dirsi innocente. Ma nemmeno al sicuro

11 Nov 2013

Gildo Campesato

È la più grave crisi della non troppo lunga, ma ormai nemmeno troppo breve, storia di Internet. Ci sembra infatti insufficiente leggere il Datagate soltanto con la lente dei rapporti tra gli Stati e delle loro relazioni diplomatiche. Anche se è indubbio che l’uso dei vari leaks (da Assange a Snowden) è parso a volte obbedire ad una regia per niente ingenua.

Basti pensare alla precisa tempistica che ha accompagnato certe rivelazioni. Internet è un ottimo mezzo per guerre sotterranee e non dichiarate. Soprattutto quando i segreti ben gestiti possono diventare “non segreti” per milioni di persone.
Gli imbarazzi delle cancellerie, soprattutto quando a spiare sono Paesi alleati e dunque in teoria amici, sono evidenti. Gli Stati si sono sempre controllati fra loro, ma le tecnologie della comunicazione un tempo erano limitate così come la capacità d’ascolto delle spie. Oggi nulla sembra sfuggire a nulla. Sulla Rete passano le comunicazioni di tutti. In un certo senso, noi siamo Internet. E Internet ci spia.

16 LUGLIO ore 17.00
TELCO PER L'ITALIA: Next generation network, fra Intelligenza Artificiale e Machine Learning
Telco
Banda larga

Internet, o meglio i suoi nodi, si sono mostrati vulnerabili da chi riesce a penetrarne le chiavi più segrete: in particolare gli Usa che hanno creato Internet e ne dominano l’innovazione tecnologica. La rete è diventata il regno dell’insicurezza in una gara a spiare in cui nessuno può dirsi innocente. Ma nemmeno al sicuro.
Insicurezza per gli Stati, per i cittadini, ma anche per le imprese che di un’Internet affidabile e sicura hanno assolutamente bisogno pena la trasformazione di quella che è stata la più grande rivoluzione tecnologica degli ultimi due secoli in un Golem incontrollabile, il genio uscito dalla bottiglia.

Si potrà dire che su Internet la privacy non esiste. Questo può riguardare chi si mette in mostra su Facebook o si esibisce su Instagram. Ma quando si parla di cloud computing, di big data, di comunicazioni aziendali, di PA digitale e così via la sicurezza non è un gadget di cui si può decidere di fare a meno. È il pilastro fondamentale di un intero sistema di innovazione. Si capisce così che, pure in ritardo, giganti come Google e Facebook comincino a lamentare la deriva della Nsa. Nonostante della non privacy abbiamo fatto un business.
Internet ha perso la verginità. Bisogna prenderne atto. Nulla sarà più come prima.