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L'ANALISI

Mercato unico Tlc, Strand Consult: “Solo uno specchietto per le allodole”

La società fa le pulci al pacchetto adottato ieri dalla Commissione Ue che non avvantaggerebbe alcuna delle parti in causa. “Parecchi miti da sfatare, le telco non saranno affatto incentivate ad investire”

12 Set 2013

Federica Meta

Strand Consult fa le pulci al pacchetto Kroes ed elenca otto false “convinzioni” sulla proposta di regolamento sul mercato unico delle Tlc. Gli analisti ricordano che il commissario è alla fine della sua vita politica e “vuole presentare un grande piano che la immortali come la salvatrice del mercato delle Tlc”. Una nobile ma “arrogante” ambizione, a detta di Strand, che rileva come le azioni non miglioreranno molto lo status quo attuale.

“E’ probabile che se l’intera proposta verrà approvata avrà un effetto negativo per l’Europa e sulla capacità delle telco di investire in infrastrutture nei prossimi 12-24 mesi, infrastrutture che Kroes ritiene così vitali per il mercato unico digitale – spiegano gli analisti – Il problema principale di questa proposta è che gli autori sembrano avere una comprensione limitata del mercato delle telecomunicazioni che si basa troppo su economia da poltrona e troppo poco sul rigore”. La proposta sembra essere a favore dei consumatori, ma si tratta in realtà di uno specchietto per le allodole: “si promette ai consumatori oggi un risparmio che invece domani costerà caro”.

La proposta, inoltre, non creerà più valore. “Quello che succederà – avverte Strand – saranno guerre di prezzo tra gli operatori e rimozione degli incentivi ad investire a lungo termine”. Il risultato inevitabile sarà il consolidamento. Ma bisognerà vedere se le autorità garanti della concorrenza accetteranno queste possibili aggregazioni tra compagnie”.

Ecco nel dettagli gli otto miti da sfatare:

1. Kroes afferma che le condizioni per investire in infrastrutture negli Stati Uniti sono migliori, quindi l’Europa deve fare solo quello che fa l’America. Ma le storia delle telecomunicazioni degli Stati Uniti e dell’Unione europea sono molto diverse. Il commissario non spiega perché gli operatori americani hanno investito molto in infrastrutture negli ultimi anni: si tratta di ragioni che combinano storia e fortuna, elementi difficilmente replicabili nel Vecchio Continente.

2. Kroes evidenzia che l’Asia e l’Africa sono in vantaggio rispetto all’Unione europea nel rollout dell’Lte, ma non spiega che gli operatori asiatici e africani hanno semplicemente riproposto su vecchio spettro una nuova tecnologia. La Ue invece ha fatto una scelta consapevole per il refarming dello spettro, un processo che richiede anni. C’è una grande differenza per un operatore utilizzare lo spettro riproposto o acquistarne uno che deve essere prima adattato. Paesi come Regno Unito, Danimarca, Svezia e Norvegia sono avanti sull’Lte. E lo sono perché hanno riallocato lo spettro a 1800 MHz.

3. Kroes fa alcune affermazioni semplicistiche sugli alti livelli di indebitamento degli operatori. Ma dimentica che i livelli di debito sono conseguenze di decisioni consapevoli da parte del governo dell’Ue, delle autorità di regolamentazione nazionali, delle aziende di telecomunicazioni e dei loro azionisti .

4. Kroes fa un errore comune a molti politici, fraintendendo i dati sulla velocità della banda larga ovvero che solo aumentando la velocità della banda larga in un’economia europea matura aumenterà lo sviluppo. La realtà è che la banda larga è solo uno dei tanti fattori abilitanti. Inoltre va sottolineato che c’è una grande differenza tra ciò che è disponibile per i consumatori e ciò che essi scelgono di acquistare. In paesi come la Danimarca, la Svezia, il Belgio gli utenti hanno accesso a banda larga ad altissima velocità ma scelgono il livello che più si adatta alle loro esigenze e al budget, che in genere è un livello inferiore .

5. Kroes fa un affermazione che esiste un differenziale di prezzo del 774 % nelle chiamate al minuto in Europa. Ma la metodologia dello studio di riferimento è stata semplicemente quella di raccogliere dati da regolatori nazionali che non utilizzano un formato standardizzato per immettere o calcolare i prezzi. In termini pratici gli operatori hanno fornito le informazioni al regolatore e quindi la stessa Ue ha dovuto “indovinare” come determinare dai prezzi. Lo studio è fuorviante.

6. Kroes evidenzia i prezzi del rame all’ingrosso variano da 4 a 14 euro al mese, una differenza del 333%. Questa affermazione non tiene in considerazione che costruire, gestire e mantenere una rete in rame non ha lo stesso costo in tutti i 28 paesi dell’Ue. I commissario dimentica anche di dire che se un operatore guadagna 14 euro al mese , allora è possibile che il regolatore nazionale abbassi il prezzo .

7. Kroes evidenzia il fatto che i prezzi delle telecomunicazioni variano tutti i 28 Stati membri. Ma in realtà l’Ue permette ad ogni regolatore nazionale diregolamentate le condizioni di mercato nei singoli paesi. Inoltre il commissario non tiene in considerazione un aspetto fondamentale: le tasse. Ogni Paese europeo ha il suo regime fiscale che impatta sui prezzi.

8. Un altro falso presupposto è che maggiore concorrenza incentiverà gli operatori ad investire in infrastrutture. Lo scenario che propone Kroes potrebbe aumentare la concorrenza, ma aumenterebbe i costi per le telco. Così, mentre i prezzi potrebbero scendere, i costi saliranno e i ricavi diminuiranno. E quando gli utili sono sotto pressione è minore l’incentivo a investire.

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