Mvno: evolvere o soccombere

Il mercato va verso il consolidamento e il caso Bip Mobile non resterà isolato. Per rimanere in piedi serve un’inversione di trend: la battaglia con le telco infrastrutturate non si fa più sui prezzi ma sui servizi innovativi

03 Feb 2014

Alessandro Longo

Evolvere o morire. Per gli operatori mobili virtuali italiani si apre la stagione più difficile e più appassionante: secondo gli esperti, è cominciata la fase del consolidamento in questo mercato che in Italia non è mai decollato davvero, a differenza di altri Paesi. Sono circa 5 milioni ora gli utenti dei virtuali, dopo la perdita di quelli di Bip Mobile (220mila), finiti quasi tutti nelle mani di operatori maggiori. Di quei milioni, metà sono di Poste Mobile e un altro 15% è con Fastweb. Tutti gli altri hanno quote inferiori al 10% e anche nomi di peso come Tiscali e Noverca sono intorno al 2%.

Consolidamento vorrà dire due cose. Primo: che sono plausibili altri casi Bip Mobile. “Alla fine resteranno 4-5 virtuali, in Italia. Gli altri spariranno o faranno joint venture. E poi si passerà a un numero di 3-4”, dice al Corriere delle Comunicazioni Daniela Rao, analista di Idc. Adesso sono una trentina i virtuali italiani (dopo Fastweb, per quote ci sono Coop, Erg e il gestore etnico Daily Telecom).

Secondo: “Gli operatori che raggiungeranno una sufficiente massa critica, faranno il passaggio a Full Mvno, per migliorare i propri margini, differenziarsi dai concorrenti, sviluppare servizi innovativi”, dice Cristoforo Morandini, analista di Between. “È un salto di maturità per il mercato, ma significa anche che i più grossi aumenteranno la distanza dai minori, portando a ulteriore consolidamento”.

Poste Mobile diventerà Full Mvno verso metà anno. Stessa mossa è valutata da Fastweb (l’hanno già fatta Noverca e Lyca Mobile). Essere Full Mvno significa gestire le sim, le numerazioni e i costi di terminazione mobili; ci si appoggia a operatori infrastrutturati solo per l’uso della rete e delle frequenze. “Per diventare Full Mvno bisogna dotarsi di una piattaforma di commutazione per la gestione dei servizi, cosa che è sensata solo se si hanno tanti clienti, perché è costosa”, spiega Morandini. Equivale a una forma di infrastrutturazione dell’operatore.“Ma chi può farlo deve farlo. Perché essere Full Mvno sarà il solo modo per sopravvivere”.

Il motivo è che “dopo i grandi cali di prezzo nel 2013, non è più sufficiente fare i low cost per sopravvivere nella sfida con gli operatori maggiori”, continua Morandini. Al di là degli aspetti contingenti, è proprio questo il problema che ha minato la solidità di Bip. “Si è posizionato come l’operatore low cost per eccellenza, proprio in un anno in cui tutti i prezzi del mercato sono andati in picchiata”.

“I virtuali cambiano per rafforzarsi, adesso la posta in gioco è più alta e la battaglia si sposta sui servizi”, conferma Raffaele Giarda, di Baker & McKenzie. Quali servizi? Tra gli altri, quelli per i pagamenti via cellulare (contactless Nfc), l’identità digitale del cittadino (secondo quanto previsto dalle normativa in itinere dell’Agenda Digitale), l’internet delle cose (M2M). È quanto fanno sapere al Corriere delle Comunicazioni, Poste Mobile, Fastweb, Tiscali, Noverca.

Le sim dei virtuali Full Mvno diventeranno quindi il cuore di una nuova intelligenza mobile, che custodisce diversi dati degli utenti e dei cittadini e abilita servizi innovativi. Per il rapporto con la Pubblica amministrazione, per pagare nei bar con i cellulari. Oppure per far comunicare macchine del caffè, frigoriferi, antifurti con altri oggetti (cellulari compresi), come previsto dal paradigma dell’internet delle cose. Un Full Mvno potrà anche ospitare altri virtuali sulla propria piattaforma, ottenendo così una nuova fonte di ricavo e meglio potersi sostenere sul mercato: è quanto già fa Noverca, con due operatori.

A conferma che i virtuali sono in fermento, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si è già mossa per regolarne le evoluzioni. A novembre ha pubblicato una delibera per garantire loro un passaggio a Full Mvno in “tempi ragionevoli”, imponendolo ai rispettivi operatori infrastrutturati. Nel prossimo e imminente ciclo di analisi del mercato dei servizi di terminazione vocale, per la prima volta includerà anche gli operatori virtuali, per decidere se e in che modo regolamentare la loro terminazione. Aspetto critico su cui è prevedibile la prossima battaglia normativa, tra virtuali e operatori normali. Quelli infatti spingono per avere condizioni di favore nella terminazione, come misura pro-competitiva (sulla scorta di quanto avvenuto per anni con 3 Italia e Wind).

Insomma, si attende un 2014 con colpi di scena nel mercato del mobile e virtuali saranno inediti protagonisti: con nuovi servizi, battaglie normative e forse altre morti eccellenti.