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TLC

Net neutrality, il Berec boccia Strasburgo: “Norme troppo rigide”

L’organismo dei regolatori europei lancia l’allarme sulle regole votate dall’Europarlamento: “Servono principi più flessibili”. Posizione critica anche sulle frequenze: “La burocrazia rallenta il rilascio di nuovi porzioni di spettro”. E sul roaming: “Tempi troppo stretti per l’abolizione”

19 Mag 2014

Francesco Molica

Scatta l’allarme del Berec sulle disposizioni in materia di net neutrality votate dal Parlamento europeo in aprile all’interno del pacchetto Kroes sul mercato unico delle tlc. L’organismo dei regolatori europei per le tlc, in una nota diffusa sabato 17 maggio, evidenzia la presenza “d’incongruenze nelle regole proposte” che “sollevano ancora preoccupazioni sia di natura legale che politica”. L’approccio adottato dalla Commissione europea, e rafforzato da Strasburgo, ha per il Berec il difetto di creare un “sistema regolamentare rigido” sull’Internet libero, laddove sarebbe stato preferibile affidarsi a principi più generali e flessibili, lasciando ai regolatori il compito di “adattarli alle circostanze nazionali” in un quadro di convergenza.

Le Authority europee domandano pertanto al legislatore comunitario un “impegno supplementare nell’assicurare che le regole e le definizioni sulla net neutrality contenute nel pacchetto siano più precise sotto il profilo legale, sostenibili sul lungo periodo e attuabili nella pratica”. Al momento, si legge nel documento, esse “non assolvono ancora questi criteri”. Un giudizio che si lega a quello ancor più critico espresso nelle stesse ore dal Ceo di Ofcom – il regolatore britannico –, Ed Richards, e secondo il quale la legislazione Ue rafforzerebbe l’incertezza “finendo per produrre lunghi conteziosi”. Sullo sfondo la nota del Berec esprime nondimeno soddisfazione per “l’impegno luminoso del Parlamento europeo in favore del principio della net neutrality”, incluso “il riconoscimento della separazione a livello di rete dei servizi speciali a qualità garantita dai servizi di accesso a internet”.

Il documento dei regolatori europei passa più in generale in rassegna tutte le principali novità introdotte dal pacchetto Kroes. E non nasconde perplessità anche all’indirizzo dell’altro piatto forte del testo, cioè l’abolizione delle tariffe di roaming entro il 15 dicembre 2015. In questo caso a impensierire sono le tempistiche di entrata in vigore del provvedimento, tra le righe giudicate troppo corte guardando alla mole di cambiamenti che gli stessi regolatori e operatori sono chiamati a metabolizzare per recepire le nuove norme. La sovrapposizione tra queste ultime e le disposizioni dei precedenti regolamenti sul roaming (l’ultimo dei quali ancora in fase di attuazione) potrebbe inoltre generare “problemi d’incertezza regolamentare”.

Ce n’è anche per le misure che accelerano sull’armonizzazione a livello europeo di modalità e tempistiche per l’assegnazione delle frequenze. Secondo il Berec, per come sono state pensate, le disposizioni “aggiungerebbero un nuovo strato di burocrazia che rallenterebbe il rilascio di nuove porzioni di spettro, e non porterebbe necessariamente ad un suo utilizzo più efficiente”. Nel mirino dei regolatori finisce anche la norma che allunga la soglia minima delle licenze a 25 anni.

Dopo il via libera del Parlamento europeo il pacchetto Kroes è al momento è al vaglio del Consiglio dei Ministri Ue, la seconda camera legislativa comunitaria in cui siedono i 28 stati membri. La proposta legislativa era stata presentata dalla Commissione nel settembre 2013, raccogliendo già in quella circostanza un’opinione molto severa da parte dei regolatori europei. Secondo quanto aveva scritto il Berec all’epoca, il regolamento sarebbe stato varato “troppo precipitosamente senza dare le opportune spiegazioni, né esplorare le sue ipotetiche conseguenze”.

Il problema, spiegava il precedente parere, è che la proposta si presenta come un amalgama “di misure slegate l’una dall’altra” a tutto danno della coerenza del quadro legislativo. Una posizione che è stata smussata, ma non del tutto, dopo che il Parlamento europeo ha emendato il testo passando in cavalleria molte delle norme più invise alle Authority (comprese quelle che ne ridimensionavano alcune importanti competenze).