AFFAIRE TELECOM

Opa, via libera alla mozione anti-Telefonica

Approvato al Senato con 208 sì e 44 astenuti, il provvedimento impegna il governo all’introduzione dell’obbligo di offerta pubblica di acquisto anche in caso di controllo di fatto. Salta il termine di 30 giorni per la golden power, sostituito con la “massima urgenza”. Bocciato il testo M5S. Massimo Mucchetti (Pd): “Ora l’esecutivo agisca”

17 Ott 2013

F.Me.

Il Senato ha approvato la mozione, primi firmatari Massimo Mucchetti (Pd) e Altero Matteoli (Pdl), che impegna il governo a una modifica della legge sull’Opa. I sì sono stati 208, gli astenuti 44, nessun contrario. Approvati anche i primi quattro punti della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle (con 248 si’, un no e 4 astenuti), mentre è stato respinto il punto 5, su cui il governo aveva dato parere contrario, con 52 si’, 196 no e 4 astenuti. Il punto 5 impegnava il governo ”ad adottare, in ogni caso, tutte le misure finalizzate ad assicurare che l’infrastruttura di rete sia pubblica o comunque sotto il controllo pubblico, cosi’ da garantire il rispetto dei diritti fondamentali della persona e della promozione dell’iniziativa di impresa nel Paese”.

Il disco verde del Governo alla mozione Mucchetti-Matteoli sugli assetti societari delle aziende quotate era arrivato in aula questa mattina. In particolare, il Governo ha dato parere favorevole alla richiesta di rafforzare i poteri di controllo della Consob e al completamento dell’iter dei regolamenti sulla golden power mentre si è rimesso all’Aula per la introduzione di una seconda soglia Opa. Il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Sabrina De Camillis, aveva proposto di togliere il riferimento alla possibilità di ricorso a un decreto legge su poteri Consob e norme sull’Opa ma Mucchetti ha respinto questa riformulazione e De Camillis ha accettato il testo originario, rilevando che la mozione indica che ci può essere “anche” e non necessariamente il ricorso a un decreto legge. Tolto invece il termine dei 30 giorni per la golden power: l’iter, prevede la riformulazione, dovrà essere completato “con la massima urgenza”.

Entrando nel dettaglio, rispetto alle modifiche alle norme sull’Opa, De Camillis a nome del Governo si era rimessa all’aula del Senato per l’introduzione di una doppia soglia per l’obbligo di Opa, pur ribadendo “gli elementi di criticità” che una simile misura potrebbe causare. “In sede di recepimento della direttiva comunitaria in materia di Opa – aveva spiegato il sottosegretario – è stata confermata la soglia fissa del 30% al superamento della quale si determina l’obbligo di Opa, ma la direttiva non indica in modo chiaro se sia possibile prevedere una doppia soglia che faccia scattare l’obbligo anche in caso di controllo di fatto”.

De Camillis ha poi sottolineato che la fissazione di una doppia soglia “potrebbe presentare delle controindicazioni”, perché “un sistema basato sull’accertamento del controllo di fatto potrebbe rendere più incerto il mercato del controllo societario; potrebbe presentare problemi applicativi per l’autorità di vigilanza nella verifica ex post del controllo di fatto, verifiche che richiedono tempi non brevi”. Inoltre “la discrezionalità connessa alla valutazione dell’autorità di vigilanza comportano un alto rischio di impugnative”. Ne deriva, ha concluso il sottosegretario, “il rischio che l’Opa sia promossa dopo molto tempo dall’acquisizione del controllo, con problemi per i soci di minoranza”.

Sulla mozione M5S, De Camillis aveva considerato assorbiti in parte i punti comuni con l’altra mozione e aveva dato disco verde agli altri tranne il punto sulla rete pubblica. Al no del primo firmatario, Lello Ciampolillo, alla riformulazione, il parere del Governo è stato contrario.

Secondo Mucchetti le “controindicazioni” avanzate dal Governo durante la discussione nell’Aula del Senato delle mozioni sulla vicenda Telecom sono “facili da risolvere”. “In ogni caso il Governo ha preso un impegno – sottolinea Mucchetti – ed è composto da uomini d’onore che daranno corso agli impegni presi davanti al Parlamento”. Nello specifico delle “criticità” sollevate dal sottosegretario De Camillis, ad esempio sulla interpretazione della direttiva europea, il senatore ritiene che la normativa Ue sia un “ombrello” all’interno del quale i singoli Paesi possono prevedere soluzioni specifiche: quello che non è espressamente vietato, ha rilevato, può essere previsto.

Inoltre, sul fatto che l’introduzione della seconda soglia renderebbe “incerto il controllo del mercato”, Mucchetti ha replicato che “prima del controllo del mercato societario viene la tutela del risparmio”. Infine, quanto alle presunte difficoltà di verificare “ex post” il controllo di fatto sulla società, il presidente della commissione Industria ha fatto notare che basterebbe fare il controllo “ex ante” evitando in questo modo anche il supposto alto rischio di impugnative: basterebbe un “criterio semplice e trasparente” come quello di affidare alla Consob la verifica di chi abbia la maggioranza dei componenti del Cda e quindi abbia il controllo di fatto, nelle ultime due assemblee.

Per Maurizio Gasparri (Pdl) “sugli assetti societari il Parlamento pone riparo a una grave carenza di iniziative del governo. Ci aspettiamo ora immediati adeguamenti legislativi così come indicato dalla mozione Mucchetti-Matteoli, di cui sono firmatario”.

“Il caso Telecom – afferma Gasparri – è quello più eclatante. Ma la mozione punta a una scelta strategica più complessiva. Rivedere le regole dell’Opa in riferimento al controllo delle società riguarda infatti tutte le società quotate, il mercato e la sua maggiore trasparenza a tutela soprattutto dei piccoli risparmiatori e degli investitori. Nella mozione poi non s’ignorano i temi della rete di telecomunicazione su cui ci saremmo aspettati dal governo maggiore chiarezza, maggiore coraggio, maggiore capacità di affrontare la questione dello scorporo”.

“Da anni – conclude il senatore Pdl – mi batto perché sia costituita una società della rete sottoposta alla regolamentazione dell’Autorità delle comunicazioni, nella quale la Telecom conferisca la rete vedendosi riconosciuto il valore economico di questo conferimento. Nessun esproprio, nessuna nazionalizzazione, quindi, ma la valorizzazione di un patrimonio che interessa tutti. La latitanza del governo su questa faccenda è intollerabile. Si ponga riparo con urgenza”.

”Ora abbiamo almeno uno strumento che obbliga il Governo ad assumersi la responsabilità di avviare una politica finora nemmeno annunciata, quindi non intrapresa, che porti ad avere idee, comportamenti ed azioni sul sistema strategico industriale del nostro Paese”, sottolinea il senatore di Sel, Massimo Cervellini, vicepresidente in commissione Lavori Pubblici.

”Ricordo con preoccupazione – prosegue il senatore – che lo stesso Presidente della Telecom aveva appreso solo dai giornali dell’entrata di Telefonica nell’impianto strategico di Telecom. Due miseri euro per ottenere il controllo completo e totale della rete, con delle pericolose ricadute persino sulla sicurezza nazionale, sulla trasparenza e sui mercati, a cominciare da quelli importanti di Brasile e Argentina dove Telefonica è concorrente diretta di Telecom.

“Considerata la delicatezza e la drammaticità, sia sotto il profilo strategico sia su quello occupazionale – sostiene Cervellini – è necessario operare con la massima urgenza, mettendo in campo tutte le azioni utili affinche’ si giunga ad un’inversione di tendenza nei confronti di tutto il nostro sistema industriale”. ”Sel – assicura Cervellini – vigilerà affinché sia rispettato il termine di 30 giorni, sostituito dal Governo col generico ‘massima urgenza’, perché se si va oltre rischiamo di perdere l’intera partita”.

Secondo la senatrice Linda Lanzillotta (Sc) “la doppia soglia per lanciare una Offerta pubblica d’acquisto punta a tutelare i risparmiatori, a scoraggiare l’utilizzo delle scatole cinesi per realizzare con quote minoritarie il controllo di societa’ quotate, a rendere più trasparente il funzionamento del mercato finanziario”.

“Si cerca di correre ai ripari evitando l’ultimo insulto ai risparmiatori e agli investitori – spiega Lanzillotta – che non avrebbero alcun vantaggio dalla acquisizione di Telefonica”. “Ora spetta al governo – conclude – dare corso a quanto indicato nella mozione. Se cosi’ non sara’ questa volta nessuno potra’ dire di essere stato colto di sorpresa”.

Soddisfazione è espressa da Asati. “Prendiamo atto con soddisfazione delle decisioni assunte in data odierna sul tema della nuova soglia dell’Opa, nei casi in cui si verificano le condizioni di un controllo di fatto tramite un possesso del capital societario inferiore al 30%”, si legge nella nota.

“L’obiettivo di Asati rimane quello di consentire alla società di essere presente nel nostro Paese – prosegue – al fine di arrivare ad eliminare al più presto il Digital Divide, di conseguire gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea relativi alla larga banda, di difendere gli interessi dei piccoli azionisti risparmiatori, che detengono la maggioranza del capitale di TI insieme a tutte le minorities, di mantenere il livello occupazionale diretto e indiretto che vede TI tra le prime 4 aziende del Paese, e di dare un impulso nuovo alla ricerca e sviluppo che negli anni ’90 vedeva Telecom Italia con i laboratori prima dello Cselt Torino e poi Tlabs una delle prime aziende nel mondo come innovazione tecnologica”.

Asati auspica ora che la “Consob, che diligentemente vigila su eventuali manovre speculative sul titolo, una attuazione delle nuove regole, con particolare attenzione all’attuale faraginoso processo di raccolta delle deleghe che vedono i piccoli azionisti, che pur avendo potenzialmente una percentuale del capitale molto consistente sono in forte difficoltà a ridosso dell’Assemblea, soprattutto dopo l’introduzione della record date che di contro favorisce i rappresentanti di gruppi finanziari molto forti”

Errata – secondo i piccoli azionisti – la posizione del Ministero del Tesoro che avrebbe suggerito una strada diversa alla doppia soglia dell’Opa ovvero “cambiare la soglia dell’Opa lasciando agli statuti delle singole aziende la facoltà di fissare una soglia inferiore all’attuale 30% per far scattare l’obbligo di offerta”.

“Forse ai tecnici del Tesoro – spiega – è sfuggito che per cambiare lo statuto delle società occorrono i voti in assemblea pari ai 2/3 del capitale, che come esempio nel caso specifico di Telecom Italia significa che in assemblea dovrebbe essere presente almeno il 70% del capitale, cioé 9,38 miliardi di azioni! Ipotesi teoricamente possibile ma praticamente irrealizzabile, analizzato la forte prevalenza di azionariato diffuso (oltre 500.000 piccoli azionisti) per cui seguendo questa strada, cambiare la doppia soglia non porterebbe nessun beneficio”.