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Open Fiber, Nonno: “Infrastrutture sempre al centro, ma il focus si amplia ai servizi”

Il Responsabile Regolamentazione chiarisce i dettagli del mega-piano industriale da 11 miliardi di euro: “Necessario cominciare a investire nello sviluppo di idee innovative ed evolute per l’utilizzo delle reti”. E chiede: “Agcom guidi la migrazione dal rame alla fibra”

03 Mag 2022
Nonno

Undici miliardi di investimenti, che ne fanno il piano infrastrutturale più grande d’Italia e uno dei più grandi in Europa. A sviscerarlo è stato Francesco Nonno, Responsabile Regolamentazione di Open Fiber, a Telco per l’Italia, l’evento CorCom-Digital360.

“In questo momento  – ha chiarito Nonno – come Open Fiber siamo concentrati sulle aree bianche nelle quali c’è ancora molto da fare stiamo continuando ad investire sulle aree nere nelle quali abbiamo raggiunto 8 milioni di UI connesse in Ftth e con circa il 70% di market share restiamo l’attore principale del Paese. Stiamo partendo anche sulle aree grigie sia con investimento privato che con la partecipazione alle gare pubbliche alle quali, come è noto, hanno partecipato solo Open Fiber e Tim attendiamo l’esito per fine mese o per giugno”.

Per gli anni a venire, poi, “continueremo a sviluppare le partnership commerciali in senso verticale, siamo un operatore wholesale only, abbiamo partnership con gli operatori retail – ha puntualizzato Nonno -. Recentemente anche Telecom Italia ha dichiarato di voler sposare in futuro questo modello con una separazione, generando un operatore wholesale only a livello di rete. Noi oggi abbiamo oltre 300 partner commerciali e con questi stiamo cercando di sviluppare i servizi nel Paese, ma stiamo anche cercando di mettere a disposizione la nostra infrastruttura per servizi evoluti, e quindi cerchiamo di sviluppare partnership con soggetti che non sviluppino soltanto offerta al dettaglio di  servizi di comunicazione elettronica, ma sviluppino servizi innovativi. In questo senso recentemente abbiamo sottoscritto con Aspi un Mou finalizzato alle smart roads e alle smart city. Questo è il percorso, grande sviluppo di infrastrutture e cominciare a investire nello sviluppo di servizi che utilizzano queste reti“.

Scarsità di manodopera: “Necessario un coordinamento politico”

Il mercato italiano delle tlc, intanto, sta cambiando faccia in nome delle sinergie operative, dell’abbattimento dei costi e anche dell’accelerazione infrastrutturale. Francesco Nonno spiega che “per arrivare agli obiettivi prefissati, ovvero vedere il Paese cablato in fibra ottica entro il 2026, bisogna fare i conti con la scarsità di manodopera. E’ necessario coordinare gli interventi, perchè il Pnrr darà vita a numerosi cantieri e opere infrastrutturali, quindi la manodopera sarà contesa tra le diverse aziende non solo del settore delle telecomunicazioni. Serve un coordinamento anche politico per cercare di spingere sia sulla formazione, sia sulla razionalizzare gli interventi.”

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“Dal punto di vista del sistema ci sono numerosi investimenti in arrivo e tutti gli attori coinvolti nel percorso di infrastrutturazione digitale del Paese convengono sulla necessità di realizzare reti in fibra ottica. Se questa è la direzione tutte gli interventi sul sistema devono essere coordinati per andare in questa direzione. Oggi ci sono 2 elementi che devono essere introdotti o rivisti. Bisogna introdurre una politica di migrazione dal rame al fibra, è necessario che Agcom prenda un ruolo guida in tal senso. Da rivedere invece l’ipotesi di voucher per le famiglie proposta negli scorsi giorni da Infratel, che contiene elementi positivi, ma che prevede di continuare a finanziare la migrazione su infrastrutture Fttc. A mio avviso non si può continuare ad investire su infrastrutture del passato e che fra qualche anno saranno spente”.

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