Patuano: "Stop polemiche, ora focus sul futuro" - CorCom

TELECOM ITALIA

Patuano: “Stop polemiche, ora focus sul futuro”

L’Ad all’assemblea degli azionisti Telecom a Rozzano: “Grande esempio di democrazia societaria”. E ribadisce: “Siamo un’azienda sana”. A Fossati: “Sì a dibattito ma no a sensazionalismi”

20 Dic 2013

F.Me.

“Quello che è certo è che oggi stiamo assistendo ad uno straordinario esempio di democrazia societaria per tutta la finanza italiana ed europea. E’ giunto il momento di superare le polemiche e le dietrologie e di tornare a focalizzarci sul futuro del nostro gruppo”. Con queste parole l’Ad di Telecom Italia , Marco Patuano, ha aperto l’assemblea degli azionisti a Rozzano

Riguardo la sostenibilità del debito di Telecom Italia l’Ad ha assicurato che è “ampiamente garantita”. “L’azienda – ha detto Patuano – può contare a fine settembre 2013 su oltre 13 miliardi di euro, tra liquidità e linee di credito; un importo che ci garantisce una copertura delle quote del debito in scadenza di oltre 3 anni”.

“L’aggiunta di ulteriori 4 miliardi di liquidità porterà la copertura delle scadenze finanziarie a oltre 4 anni. Queste cifre testimoniano come risulti ampiamente garantita la sostenibilità del debito nonostante il giudizio espresso dalle agenzie di rating, Moody’s e più recentemente Standard and Poor’s che hanno abbassato il giudizio sul cosiddetto merito di credito della società”.

Telecom con il nuovo piano industriale ”mette al centro gli investimenti senza dimenticare la riduzione del debito”, ribadisce l’Ad ricordando i punti cardine delle strategie che, sottolinea, sono state accolte con favore dal mercato al punto da mettere in secondo piano il downgrade delle agenzie di rating. ”Presenta un radicale cambio di prospettiva – ha spiegato – giacché si basa su una visione industriale fondata sugli investimenti e l’innovazione alla quale è ricondotta la visione finanziaria. E non viceversa come è accaduto in passato”.

Patuano ha ricordato che “la realizzazione di ingenti investimenti per il rinnovo della rete d’accesso e lo sviluppo delle infrastrutture in fibra” richiede “il supporto di un contesto regolamentare chiaro, stabile e prevedibile, che fornisca garanzie per un adeguato ritorno sugli investimenti”. Le coniderazione arrivano all’indomani della decisione dell’Agcom che ha ribadito il calo delle tariffe unbundling. Una decisione di cui Telecom “prende atto” e su cui si riserva “di tutelare i propri interessi”.

Circa le richiesta di revoca avanzata da Findim, “il cda non va revocato”. “Telecom Italia – ha aggiunto – ha sempre operato nel pieno rispetto dei principi e delle regole che presidiano la corretta gestione della società stessa”. Secondo l’Ad “il socio si è limitato ad asserire, senza provare, l’eterodirezione di Telefonica verso il consiglio di Telecom Italia, secondo un teorema indimostrato che colpisce indifferentemente tutti, con la sola eccezione del professor Luigi Zingales“.

“La società ha adottato una linea di completa disponibilità ed apertura verso la Commissione tanto che la notizia dell’ispezione stessa, con tutti i suoi dettagli, veniva diffusa al mercato, per prima, da Telecom medesima”, ha poi proseguito, in merito all’attività ispettiva in corso da parte della Consob, che riguarda la cessione di Telecom Argentina, il bond convertendo da 1,3 miliardi di euro, le procedure interne per la gestione delle informazioni privilegiate.

Patuano ha ribadito la bontà dell’operazione Telecom Argentina. “Si è colta l’opportunità – ha puntualizzato in assemblea – derivante dall’aver ricevuto un’offerta di vendita non sollecitata, di uscire da un investimento in una società sana ma che si trova in un paese con alta volatilità L’alternativa avrebbe dovuto essere prima o poi un ulteriore rafforzamento della nostra quota, che era limitata al 22,7%”. Sull’opportunità di effettuare una gara, infine ha spiega: “Abbiamo ritenuto che l’unica procedura di vendita possibile fosse una trattativa diretta, riservata e rapida nei tempi”. A favore della vendita, cita Patuano, anche due fairness opinion, di Barclays e Citi.

Patuano ha poi puntato l’indice anche sull’effetto diluitivo subito da chi non ha sottoscritto il convertendo. “E’ ovvio – ha detto – che l’aver emesso il titolo convertendo stesso al corretto valore di mercato si traduce in una diluizione percentuale della partecipazione al capitale, ma che non intacca il valore economico della quota azionaria detenuta”. Insomma per il manager l’operazione è stata strutturata come un prestito “offerto in maniera indifferenziata agli investitori qualificati, con espressa indicazione che chi tra di loro fosse già socio e ne avesse fatta richiesta, potesse avere un privilegio in fase di collocamento delle obbligazioni in base agli ordini ricevuti”.

Nel passare al vaglio le varie opportunità a disposizione per procurarsi liquidità, il board di Telecom Italia ha preferito orientarsi verso il lancio di un convertendo da 1,3 miliardi di euro poiché lo considerava “uno strumento in grado di garantire immediata certezza del rafforzamento patrimoniale”, utile nel contempo a incrementare “la flessibilità finanziaria del gruppo, consentendo di fronteggiare con la necessaria prudenza la mutata situazione di rating, riducendo al contempo la necessità di rifinanziamento e i relativi rischi”, ha puntualizzato.

Sull’andamento del titolo di Telecom Italia “nessuno può dirsi soddisfatto, né gli azionisti né’ i consiglieri né il management. Il titolo deve essere sopra l’euro”, ha affermato l’Ad, rispondendo alle domande degli azionisti in assemblea. “Da fine settembre a oggi – ha proseguito – il titolo ha avuto una performance di +40%, ma nessuno si puo’ dire soddisfatto”. Solo pochi mesi fa il titolo “aveva addirittura rotto la barriera di 0,50 euro per azione. L’incertezza strategica attorno a Telecom Italia era massima”. Per questo “abbiamo innanzitutto ritenuto indispensabile dare risposte a tutti i punti che erano aperti e creavano incertezza sul titolo”.

Rivolgendosi indirettamente a Fossati e in risposta ancora a una domanda degli zionisti, Patuano ha chiarito: “Il dibattito sulla governance è certamente meritevole e prezioso e il mio riferimento alle polemiche non era certo riferibile alla meritevole azione di Findim”. Patuano ha precisato che il suo riferimento alle polemiche era in merito a un “atteggiamento alla ricerca del sensazionalismo anche da parte di coloro che dovrebbero essere molto prudenti”.

“Cito solo il fatto – ha aggiunto Patuano – che oggi si è verificata la diffusione di notizie che hanno costretto la Procura di Roma a emettere un comunicato che nega l’esistenza di reati di alcun tipo. Il dibattito è sempre sano, la sua strumentalizzazione no”.

Circa i paletti posti dal Cade (l’antitrust brasiliana) a Telefonica dopo la decisione del gruppo iberico di salire fino al 66% di Telco rappresentano ”un problema che non ci compete”, ha sottolineato il numero uno di TI, rispondendo alle domande sollevate dagli azionisti sul primo punto all’ordine del giorno, relativo alla revoca del consiglio di amministrazione chiesta dall’azionista Marco Fossati. ”E’ un problema Cade non ci compete, è un problema di Telefonica”, ha messo in chiaro il top manager che ha subito aggiunto: ”Ho gia’ detto un numero importante di volte che la cessione della nostra partecipata brasiliana non è tra gli obiettivi”.

“Non ho nessun rapporto diretto con Telco né con alcuno dei suoi soci”, ha poi spiegato, sostenendo che “era normale che non fossi informato” dell’aumento della quota di Telefonica in Telco. “Non ho avuto anticipazioni di dettaglio sull’operazione – ha detto rispondendo alla domanda di un azionista – sul mercato vi erano generiche anticipazioni sui contatti in corso”.

Rispondendo a una domanda sugli investimenti nella rete “la negoziazione con Cassa Depositi e Prestiti rispondeva a due grandi driver – ha spiegato – finanziarie gli investimenti sulla rete in un momento in cui Telecom aveva disponibilità finanziarie ridotte e determinare un miglioramento delle condizioni regolatorie, nessuna delle due condizioni si è verificata”.