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Rai Way, Giorgetti: “Azienda strategica, non cediamo il controllo”

Il ministro dello Sviluppo economico chiarisce il perimetro degli effetti del nuovo decreto che consente alla Rai di scendere fino al 30% della tower company. E sull’ipotesi di nozze con Ei Towers: “È un’eventualità. Ma bisogna garantire i presìdi per una gestione terza e indipendente della rete”

17 Mar 2022

F. Me

Giorgetti

Rai Way è strategica, non cediamo il controllo”. È questo il punto focale dell’audizione del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, in audizione davanti la commissione di Vigilanza Rai sul futuro della tower company.

La scorsa settimana il governo ha firmato il Dpcm – oggi o domani in Gazzetta – che autorizza la Rai a diminuire la sua partecipazione in Rai Way, scendendo fino al 30% dall’attuale 65% detenuto.

Giorgetti ha ricordato la delicata fase di transizione infrastrutturale digitale e ambientale che sta interessando il Paese e come il Dpcm vada collocato in questo contesto perché offre “la possibilità a Rai Way di aprirsi nuovamente al mercato”.

Il decreto, ha ricordato, “consentendo di ridurre la partecipazione sociale al di sotto del 51%, riguarda infatti direttamente gli assetti societari” e “l’azionariato di Rai Way S.p.A. è composto per il 64,97 per cento da azioni detenute da Rai S.p.A. a sua volta controllata al 99,56 per cento dal ministero dell’Economia e delle Finanze”.

“E’ una infrastruttura strategica quella di RaiWay? Sì, ma allora perché cedete il controllo? Noi non cediamo il controllo, come ribadito nel Dpcm – ha puntualizzato – Il controllo rimane perché, come noto accade in altre società ‘pubbliche’ che svolgono ruoli pubblici, rete e altro, il 30% è sempre considerata alla disciplina di diritto societario e diritto commerciale, la soglia entro la quale in presenza di un azionariato diffuso, l’azionista riesce a mantenere il controllo societario. Quindi paradossalmente passare dal 64% al 30% o 31% non cambia nulla. E questo si evince guardando tutto l’elenco delle partecipate dello Stato di interesse strategico”.

“Il problema, però, è che se la Rai scende dal 64% al 30 e non cambia niente, e lo fa solo per portare a casa un po’ di soldi, ripianare i debiti e continuare a farne altri, allora questo non deve accadere!”, ha avvertito Giorgetti.

Il ministro ha poi dettagliato il decreto, spiegando come la riduzione possa essere effetto di “una o più operazioni straordinarie, incluse una o più operazioni di fusione, e di cessioni effettuate mediante modalità e tecniche di vendita in uso sui mercati, incluso il ricorso, singolo o congiunto, di un’offerta pubblica di vendita e ad una trattativa diretta”.

Le risorse che si ricaveranno dall’operazione con cui Rai scenderà sotto il 51% vanno “integralmente destinate – ha chiarito il ministro – alle attività proprie del servizio radiotelevisivo. In questo contesto è di fondamentale importanza il contenuto del prossimo contratto di servizio che verrà portato all’attenzione della commissione nel termine previsto di sei mesi dalla scadenza dell’attuale contratto”.

“Al fine di superare i limiti mostrati dal vigente contratto di servizio, con particolare riguardo al monitoraggio sull’effettivo assorbimento degli impegni, si ritiene che il contratto 2023-2027 debba assicurare una maggiore cogenza degli obblighi assunti, anche attraverso l’introduzione di obiettivi effettivamente misurabili e una maggiore efficacia delle modalità di verifica degli obblighi e dei contenuti previsti – ha detto – È attraverso la definizione dei contenuti del contratto di servizio che l’Esecutivo intende assicurare che le eventuali risorse derivanti da queste operazioni industriali siano destinate a specifici obiettivi di interesse pubblico”.

“Si ritiene, a titolo di esempio – ha detto ancora Giorgetti – che tali risorse possano essere destinate a trasformare la presenza in ambito digitale della Rai, con l’obiettivo di farne l’homepage di riferimento dei lettori italiani. Si ritiene essenziale anche investire sulle professionalità interne dell’azienda. Gli attuali vertici della Rai sono consapevoli della necessità e dell’opportunità di dedicare attenzione e risalto al salto di qualità descritto”.

Le posizioni dei partiti

“Gira la narrazione che le strutture di Rai Way non servono più perché c’è il 5 G e che quindi stiamo facendo un affare alla Totò: vendiamo la Fontana di Trevi a quelli che passano e la comprano pure. Ma non è affatto così perché è in corso la transizione verso futuri assetti tecnologici e le antenne di Rai Way, chiamiamole così, avranno importanza ancora per molto tempo e i potenziali acquirenti lo sanno bene”. Il senatore Maurizio Gasparri, ex ministro delle Comunicazioni, intervenendo in commissione di Vigilanza Rai durante l’audizione del titolare del Mise Giancarlo Giorgetti, mette in guardia da voci sull’inutilità delle Torri Rai Way a fronte della realtà del 5G. “Abbiamo sentito più volte l’Ad Rai Fuortes rimarcare la necessità di soldi per il Servizio Pubblico – ha osservato Gasparri – e allora la via corretta è trovare altre vie perché questi soldi entrino nelle case Rai, come quella di restituire alla Rai tutti i provenienti del canone, invece di far vendere a rai i gioielli di famiglia”.

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“Non ho capito bene una cosa riguardo al Dpcm (e sembra che neppure mercato lo abbia capito) – ha affondato Gasparri – Scendiamo sotto la maggioranza ma comandiamo lo stesso?”, chiede il senatore, riferendosi al fatto che il testo del Dpcm ad oggi noto consente a Rai di scendere al 30% in Rai Way, rispetto all’attuale 64,9% sebbene il testo del decreto puntualizzi anche che il controllo deve restare in mano alla Rai.

“Non è vero che le torri di Rai Way oramai non valgono niente, perché hanno ancora valore e interesse”. Ha risposto Giorgetti, spiegando poi che la discesa della Rai non impatta sul controllo pubblico.

Assist invece a Giorgetti da Massimiliano Capitanio. “Mentre l’amministratore delegato della Rai latita, il ministro Giorgetti ha risposto subito all’appello della Vigilanza per quanto compete al Mise. La Lega chiede un supplemento di riflessione sul controllo pubblico dell’infrastruttura e garanzie sulla destinazione delle risorse che deriverebbero da una eventuale cessione delle quote”, ha sottolineato il capogruppo della Lega in commissione di Vigilanza. Poi, sul timore diffuso che l’operazione Rai Way serva solo per consentire alla Rai di fare cassa, indica altre strade per realizzare l’obiettivo. “Per ripianare i debiti ci sono altre vie: valorizzare Rai Play, rianalizzare i tetti pubblicitari alla luce della crisi bellica e pandemica, migliorare la gestione delle sedi estere, tagliare gli sprechi e recuperare canone evaso o ancora in mano alle società elettriche”.

Secondo la capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai, Valeria Fedeli,  “dal momento che il governo esclude, come asserito dal ministro, che questa operazione sia finalizzata al ripiano dei debiti, è lecito considerare, ma su questo serve ulteriore chiarezza, che si tratti quindi di una scelta necessaria al rilancio industriale, di innovazione digitale, di rafforzamento dell’azienda sul mercato, mantenendo però tre vincoli fondamentali: il mantenimento del controllo della Ra su RayWay, l’intreccio con il nuovo piano industriale e, in particolare, con il contratto di servizio”. Sono questioni “su cui è necessario che azienda e governo vengano qui in Vigilanza a discutere e confrontarsi prima di ogni decisione anche rispetto ai temi di governance e potenziali conflitti di interessi”.  “Sulla vendita di parte della quota di Rai Way, ringrazio il ministro Giorgetti per la tempestività con cui ha risposto alla richiesta di audizione in Vigilanza. Ciò non toglie che il decreto andrà in Gazzetta tra oggi e domani e che – ha concluso – c’è un tema di tempi che sono parte della qualità politica della decisione e del coinvolgimento di questo organo per le sue funzioni”.

Contrari all’operazione i 5 Stelle. “Esprimo profonda sorpresa e contrarietà per questa operazione. Per il metodo, per la mancanza di un coinvolgimento delle Istituzioni. Il Paese, che paga ancora la perdita delle reti strategiche telefoniche, adesso si appresta a perdere il controllo di un’altra rete strategica – ha detto il vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai Primo Di Nicola, del Movimento 5 stelle – C’è stata una mancanza di dibattito, si e’ parlato di scortesia istituzionale ma più che altro siamo di fronte a un atto di prepotenza del Governo che ci mette davanti un fatto compiuto. Ci dovremmo consolare per il fatto che le risorse recuperate saranno investite per l’innovazione aziendale, ma non consola perché all’interno della Rai ci sono sacchi di sprechi e privilegi in cui avremmo potuto trovare le risorse per digitalizzare. Prima di affrontare la dismissione di Rai Way bene avrebbe fatto il governo ad aspettare un piano industriale complessivo nel quale muoversi. Come pensate di convincerci che il pubblico continuerà a mantenere il controllo di una società dismessa e con quali strumenti?”

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