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CONSOLIDAMENTO TLC

Rao: “In Italia ‘prede’ stanno a guardare, è buon segno”

Secondo l’analista di Idc nel nostro Paese cresce la fiducia nella ripresa della domanda di servizi. Ecco perché gli operatori minori per il momento hanno deciso di non “cedere” a eventuali proposte di acquisizione

12 Mar 2014

Alessandro Longo

Pubblichiamo una serie di opinioni sul tema del consolidamento delle Tlc. In Europa la Francia ha aperto le danze con il “caso” Sfr, mentre in Italia sembra sfumare il matrimonio Wind-3. E nonostante il flop di Bip Mobile si fanno strada nuovi operatori virtuali. Il nostro Paese rappresenta un’anomalia? O è ancora presto per i merger?

A differenza del resto d’Europa, le grandi acquisizioni tlc sono in stallo in Italia, dopo tanto parlare di accordi. Come si spiega questa anomalia italiana? “Potrebbe essere anche il segnale di una speranza, da parte degli operatori minori. La speranza che la domanda finalmente decollerà, dopo gli investimenti programmati sulla nuova rete mobile e fissa. Quindi le potenziali prede preferiscono restare alla finestra e non cedere agli acquirenti”, secondo l’analista Daniela Rao, dell’osservatorio Idc.

Intanto gli altri Paesi europei conoscono un boom di acquisizioni. Arriva il consolidamento nelle tlc. Come si spiega?

Sì, a livello europeo il fenomeno è partito nel 2013, quando Vodafone ha comprato Kabel Deutschland e Liberty Global ha preso Virgin Media. Mi sembra che ci sia un fattore comune tra queste notizie: la fame di reti via cavo. Idem nella recente intenzione di Vodafone di comprare lo spagnolo Ono. Più indiretto questo riferimento in quanto sta succedendo nel mercato francese, dov’è invece uno degli operatori via cavo- Numericable- a voler comprare Sfr (in competizione con Bouygues). Mi sembra che in generale tutti siano ansiosi di acquisire asset importanti- come il cavo- per portare più contenuti via internet e così controllare il mercato del consumatore finale.

Con quali conseguenze?

Andremo verso una stabilizzazione dei prezzi, quindi gli operatori avranno un maggiore spazio per investire. Si va verso un mercato più stabile finanziariamente, in generale. In questi anni le telco europee sono state molto prese da una guerra sui prezzi, in difficoltà a tenere sotto controllo il debito e a investire. Con meno operatori sul mercato, dovrebbe essere più facile affrontare il livello di investimenti che questo settore richiede.

E in Italia?

In Italia siamo fermi al palo. Si sono arenati accordi di cui si parlava nei mesi scorsi. Non ci si riesce a mettere d’accordo sulla valutazione degli asset e sul debito di cui il compratore dovrebbe farsi carico. Tutto questo sembra uno scoglio per ora non superabile.

E perché non si reisce a superare questo scoglio delle contrattazioni?

Si possono dire tante cose, a riguardo. E’ vero che l’Italia rispetto ad altri Paesi europei è un mercato più complicato, dove il consumatore è molto sensibile ai prezzo, la domanda è debole e il quadro delle regole non è chiaro…è vero tutto questo, ma io credo che ora il consolidamento non avviene anche perché nessuno vuole cedere. E quindi perché si crede che la domanda italiana possa ancora, in fin dei conti, arrivare a sostenere tutti gli operatori sul mercato.

Le potenziali prede non vendono perché sono ottimisti, dopo tutto? Vuol dire questo?

Ottimismo è una parola grossa. Ma c’è la speranza di poter continuare da soli. Speranza alimentata da vari fattori. Per esempio dal grande amore italiano per la rete mobile- abbiamo la più alta penetrazione europea di smartphone. Vediamo poi gli ultimi dati: la rete fissa non è andata poi così giù; i ricavi banda larga fissa stanno reggendo. Non siamo ancora al livello della disperazione per gli operatori potenziali prede. Alcuni di loro hanno fatto investimenti recenti, inoltre, sul fisso o sul mobile, e quindi vogliono portare avanti la scommessa per un po’, vederne i risultati, prima di arrendersi eventualmente e farsi comprare.

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