L'INTERVENTO

Rete unica Tlc, Gamberale: “Straordinaria occasione per lo Stato. Ma serve Ad indipendente”

Il tema resta la governance “ma si può risolvere”. Pluralismo infrastrutturale italiano un unicum mondiale: “Conferimento di Open Fiber rafforzerebbe patrimonialmente Telecom e allo stesso tempo darebbe spazio a un soggetto istituzionale come Cdp. E finirebbero i giochi”

07 Apr 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

I profeti del pluralismo della rete si attaccano ad argomenti ‘formali’ relativi alla regolamentazione o al mercato. Ma io dico: al vertice di Telecom e Enel ci sono due manager veramente tra i migliori del Paese: il primo ha una visione di rete unica; il secondo attende una proposta e la condivisione dello Stato, che è l’azionista”: a schierarsi a favore della rete unica di Tlc è Vito Gamberale, ex numero uno di Telecom, attualmente presidente di Iter Capital Partners e soprattutto profondo conoscitore ed esperto di telecomunicazioni.

In un’intervista al Sole 24Ore Gamberale nel ricordare che “anche il Governo è per la rete unica” e che “i principali attori hanno una visione convergente”, prova anche a immaginare l’eventuale assetto della governance della newco delle reti. “C’è un problema di governance, di trasparenza della rete rispetto al mercato. Ma è risolvibile. In questi casi chi ha la maggioranza non sempre deve avere potere decisionale assoluto. Si possono anche costruire società locali come Metroweb, per esempio, che è la rete in fibra di Milano. Si può stare in minoranza con il diritto di ricomprare la quota più avanti. Ma non voglio scendere nei dettagli, le soluzioni si trovano: sarebbe come spiegare a uno chef come si cucina la pasta”.

Gamberale però puntualizza anche che togliere la rete a Telecom “non ha senso”. Ma “con un sistema di governance adeguato si può sempre tenere la maggioranza azionaria e indicare un Ad indipendente. Questo non è un problema, anzi una straordinaria occasione per far sì che lo Stato rientri nel capitale di Telecom”. E riguardo a Open Fiberil conferimento rafforzerebbe patrimonialmente Telecom e allo stesso tempo darebbe spazio a un soggetto istituzionale come Cdp. Sono certo che a quel punto finirebbero i giochi su Telecom”.

Secondo Gamberale tenere separate le reti in nome del pluralismo infrastrutturale sarebbe inoltre  un unicum mondiale. E per tale motivo bisognerebbe riflettere a riguardo: “La rete duplicata non esiste né in Europa, né in alcun Paese asiatico avanzato, e sotto questo aspetto ci metto anche l’India, insieme alla Cina, Singapore, Hong Kong, Corea del Sud: nessuno ce l’ha. Negli Usa tre operatori si sono divisi gli Stati. Ma lì ci sono 300 milioni di abitanti, che mediamente quindi servono 100 milioni di abitanti a testa. Stiamo parlando di una cosa che non esiste al mondo. Vogliamo essere tolemaici perché non ci sta bene Copernico?”.

Il manager fa dunque intendere a chiare lettere che è necessario passare all’azione. Ma in merito all’emendamento presentato dalla Lega – che puntava alla realizzazione della rete unica entro 12 mesi “era corretto sul piano teorico. Ma forse era improprio inserirlo nel decreto Cura Italia”. Ma non bisogna prendere tempo: “Dopo la guerra il mondo ha ‘scoperto’ l’automobile, adesso il mondo ha scoperto il telelavoro. Siamo tutti connessi: c’è bisogno di capacità“.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 3