L'APPELLO

Reti Internet, gli Ott “contribuiscano alle spese”. In pressing anche la politica

Rappresentanti dei governi di Italia, Francia e Spagna avrebbero inviato alla Commissione europea la richiesta di un’iniziativa legislativa per imporre alle piattaforme tech di partecipare ai costi e allo sviluppo dell’infrastruttura digitale in Ue. Ma da Roma arriva la smentita: il Mise “Non ha aderito a tale iniziativa, né intende farlo”

02 Ago 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Le aziende over the top come Google, Facebook e Netflix devono pagare per l’utilizzo delle reti di telecomunicazione: una linea da anni sostenuta dalle telco europee e che ora – secondo indiscrezioni di Reuters – avrebbe l’appoggio di alcuni rappresentanti dei governi di Italia, Francia e Spagna. L’agenzia di stampa riferisce di un documento inviato alla Commissione europea in cui si chiede una legislazione che assicuri che le big tech dividano i costi della banda larga con le telco – ovvero diano il loro contributo a finanziare gli ingenti investimenti di rete necessari a sostenere il boom del traffico Internet, generato soprattutto dai video e dai social media.

Smentisce il Ministero dello sviluppo economico: “Apprendiamo dalla stampa di una lettera indirizzata alla Commissione europea che impegnerebbe il governo italiano insieme ad altri a supportare presso la Commissione europea l’adozione di norme che prevedano la condivisione dei costi di utilizzo delle reti di comunicazione elettronica tra operatori di rete e content providers. Al netto dei contenuti, precisiamo che il Ministero dello sviluppo economico, competente per materia sulle reti di telecomunicazioni, non ha aderito a tale iniziativa, ne’ intende farlo”. Il Mise, si aggiunge, “ritene opportuno infatti che debba essere il prossimo governo in carica, eventualmente, ad affrontare, in un senso o nell’altro, la delicata questione”.

“Tutti i player di mercato devono contribuire alle reti”

Lo scorso maggio uno studio realizzato da Axon Partners per Etno, l’associazione che rappresenta le principali telco europee, ha indicato che le grandi piattaforme digitali generano il 55% del totale del traffico dati, ma non remunerano direttamente le reti telecom nazionali mentre le telco hanno investito 500 miliardi negli ultimi 10 anni.

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I regolatori europei stanno già studiando la questione per decidere se e in che modo Alphabet, Meta e le aziende del video-streaming debbano pagare parte dei costi dell’aggiornamento delle reti.

Il traffico generato dagli Ott “genera specifici costi per gli operatori europei delle telecomunicazioni in termini di capacità in un momento storico in cui stanno già investendo pesantemente nelle parti più costose delle reti con il 5G e il fiber-to-the-home,” si legge nel documento congiunto di Italia, Francia e Spagna di cui parla Reuters. “Lanciamo un appello per una proposta legislativa…che assicuri che tutti i player di mercato contribuiscono ai costi dell’infrastruttura digitale”.

Il dibattito sulla net neutrality

Secondo lo studio di Etno i costi incrementali generati direttamente dal traffico delle big tech sulle reti tlc sono di almeno 15 miliardi l’anno. Anche l’associazione degli operatori telecom propone un intervento regolatorio che affronti la questione. Una legislazione in tal senso potrebbe aumentare il Pil europeo fino a 72 miliardi e spingere l’incremento di posti di lavoro, fino a 840mila nel 2025 nonché aiutare la riduzione delle CO2 emessa dal settore del 94%.

Sul fronte opposto gli Ott e gli attivisti dei diritti digitali sostengono che far pagare la rete alle big tech minerebbe le regole sulla net neutrality, perché le piattaforme internet finirebbero col dare preferenza a parte del traffico dati rispetto ad altre per aiutare a finanziare le reti. Il documento di Italia, Francia e Spagna afferma tuttavia che qualunque proposta legislativa da parte di Bruxelles dovrà salvaguardare le regole della neutralità della rete, “un principio cardine che dobbiamo assolutamente difendere”.

Asstel plaude al dialogo con l’Ue sul contributo delle Big tech alle reti

A commento delle indiscrezioni dei media è intervenuta anche Asstel-Assotelecomunicazioni esprimendo il proprio apprezzamento per un rinnovato dialogo in sede comunitaria in merito alla proposta di contributo equo e proporzionato da parte delle big tech ai costi di realizzazione delle infrastrutture di rete. “La proposta – sottolinea l’associazione – va nella direzione già espressa da Asstel e dalle associazioni europee di settore, impegnate nel sostenere il principio dell’equo compenso delle big tech in considerazione dell’incremento di utilizzo delle reti. È necessario realizzare un contesto di sviluppo e pari opportunità anche in linea con la recente decisione sul Digital Decade“.

Le big tech, evidenzia Asstel-Assotelecomunicazioni, “possono contribuire alla crescita dell’ecosistema Internet dell’Unione europea in un contesto di continuo aumento del traffico dati, caratterizzato da videostreaming sulle reti di telecomunicazione. Questo genera costi specifici per gli operatori delle telecomunicazioni, in un momento in cui si sta già investendo significativamente nello sviluppo delle reti Vhcn“. Asstel auspica “l’avvio di un rapido confronto da parte della Commissione europea con il coinvolgimento degli Stati membri e di altre parti interessate”.

La Commissione Ue pronta a intervenire

La Commissione europea ha già avviato il dibattito suiDigital Decade Principles”, secondo cui tutti i player che beneficiano della digitalizzazione si devono impegnare a “contribuire alle infrastrutture in maniera giusta e proporzionata”.

“Penso che ci sia un problema che dobbiamo considerare con molta attenzione, ed è questo il problema di un equo contributo alle reti di telecomunicazioni”, ha detto la commissaria all’Antitrust Margrethe Vestager in conferenza stampa in occsione della presentazione del report Etno. “Ci sono attori che generano molto traffico che poi abilita la loro attività ma che non hanno effettivamente contribuito per abilitare quel traffico. Non hanno contribuito per consentire gli investimenti nel lancio della connettività. E siamo in procinto di ottenere una comprensione approfondita di come potrebbe essere abilitato”.

Il pressing delle telco: a rischio fibra e 5G

Il documento inviato dai tre governi europei a Bruxelles è una chiara presa di posizione delle forze politiche sul tema della remunerazione delle reti di banda ultralarga. Finora a muoversi erano state le aziende tlc; per esempio, a febbraio, i ceo di Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone avevano scritto alla Commissione Ue affermando che gli investimenti di rete dell’industria non erano più sostenibili e il futuro sviluppo di fibra e 5G sarebbero a rischio. Infatti, hanno spiegato i tre ceo, il traffico dati aumenta ogni anno del 50%, con video-streaming , gaming e social media responsabili di oltre il 70% del volume totale. Gli operatori investono miliardi di euro per aggiornare l’infrastruttura di rete in modo da sostenere tale traffico ma i costi andrebbero ripartiti con gli Ott, che realizzano la maggior parte dei profitti.

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