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Robinson List, per le telco salasso da 700mila euro l’anno

In Italia nessun tetto massimo, come in altri Paesi, per i costi delle verifiche delle chiamate stabiliti nell’ambito della nuova normativa sul telemarketing. Così la gestione del Registro delle opposizioni mette a rischio i margini degli operatori di Tlc e delle società di call center

04 Mar 2011

Centinaia di migliaia di euro l’anno. Per le società di Tlc e i
call center l’entrata in vigore del Registro delle opposizioni
– la lista gestita dalla Fondazione Ugo Bordoni che consente ai
cittadini iscritti di non essere contattati a fini promozionali –
rappresenta un costo enorme, che non ha pari al confronto con le
spese sostenute in altri Paesi. È quanto emerge dalle stime messe
nero su bianco da Roberto Montadon e Claudio Pioli, partner di XL
World, una delle principali società di outsourcing dell’Est
Europa.

È il costo delle verifiche a impattare maggiormente sulle casse
degli operatori. Il registro delle opposizioni – si legge nel
report – prevede che l’accesso ai dati sia remunerato mediante
l’acquisto di ‘pacchetti prepagati’ di validità annuale.
L’operatore ha l’onere di stimare previamente il numero di
verifiche che verosimilmente effettuerà nel corso di un anno, pena
l’accesso a fasce di sconto più basse. Il costo della verifica
viene di fatto applicato ad ogni richiesta di accesso al registro.
Se uno stesso numero telefonico viene chiamato 5 volte in 1 anno (a
distanza di non meno di 15 giorni per volta), il costo deve essere
sostenuto 5 volte. Il 50% costo del pacchetto deve essere
anticipato, mentre il restante 50% deve essere corrisposto decorsi
6 mesi dall’acquisto. Non solo: in Italia non è previsto alcun
limite per il costo massimo della verifica. “Per questo motivo
– sottolineano Montadon e Pioli – tutte le organizzazioni che
effettuano un numero elevato di contatti, come i call center, le
società di telecomunicazioni, le finanziarie, si troveranno a
dovere sostenere costi annui sin d’ora stimabili in diverse
centinaia di migliaia di euro, laddove i costi massimi applicati ad
esempio nel Regno Unito e negli Usa ammontano, rispettivamente, a
7.674 e di 11.154 euro”. (visualizza qui il confronto
dettagliato dei costi).

Considerando quindi che un call center di medie dimensioni può
effettuare un numero di contatti utili nel range tra uno e cinque
milioni e che la marginalità media di un call center outbound è
intorno al 10%, il registro delle opposizioni
porterebbe ad una riduzione dei margini tra il 40% e il 60%. Stando
alle stime effettuate da Montadon e Pioli, la spesa annua per il
registro delle opposizioni per un call center di grandi dimensioni
che impiega 1.000 dipendenti su attività di telemarketing, sarà
di 391mila euro, contro i 7.093 del Regno Unito (55 volte inferiore
a quello italiano) e gli 11.154 euro degli Usa (35 volte inferiore
a quello italiano). Ancora più elevato il salasso per gli
operatori di Tlc: la spesa annuale sale infatti a 709mila euro, 100
volte superiore a quella britannica e 63 volte quella
americana.

Ai costi diretti del registro delle opposizioni – si legge nel
report – vanno inoltre aggiunti quelli IT e di processo, più
difficilmente quantificabili e dipendenti da ogni singola azienda.
Le aziende devono infatti adattare i propri sistemi e la propria
organizzazione per adeguarsi alla nuova normativa.

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