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PRIMO PIANO

Sprint-T-Mobile, 13 Stati Usa vogliono bloccare la fusione

L’operazione danneggerà la concorrenza e farà salire i prezzi, dicono i procuraratori generali. Le due telco hanno l’ok dell’antitrust e della Fcc, ma gli accusatori puntano a dimostrare che il “rimedio” della cessione degli asset a Dish Network non funzionerà. E che a rimetterci sarà proprio l’operatore satellitare

01 Ago 2019

Patrizia Licata

giornalista

Il merger da 26 miliardi di dollari tra i due operatori mobili americani Sprint e T-Mobile ha un ostacolo sul suo cammino: nonostante il disco verde del dipartimento di Giustizia resta aperta la causa intentata da alcuni Stati, con New York e California in testa, che vogliono ottenere in tribunale una sentenza che ordini lo stop alla fusione, convinti che minacci la concorrenza di mercato e farà aumentare le tariffe della telefonia mobile.

I procuratori generali di 13 Stati più il District of Columbia hanno depositato la causa già a giugno, prima dell’ok del governo federale (una mossa senza procedenti), ma la loro determinazione ad andare avanti nonostante il parere positivo del dipartimento di Giustizia (anche qui di una decisione senza precedenti nella giurisprudenza americana) ha messo in allarme gli investitori, colpendo il titolo di Dish Network, la società cui verranno venduti alcuni asset come condizione alla fusione tra T-Mobile e Sprint.

Proprio le condizioni imposte dal governo federale al merger rendono più difficile per i procuratori generali statali vincere in tribunale e ribaltare il deal, secondo gli esperti sentiti dal Wall Street Journal. T-Mobile e Sprint hanno inoltre l’ok della Federal communications commission, che ha approvato la fusione sempre grazie ad alcune condizioni: le due telco si sono impegnate a vendere il marchio Boost Mobile di Sprint, ampliare l’accesso alla banda larga mobile e non aumentare i prezzi per gli utenti finali nei prossimi tre anni.

Tuttavia la missione in tribunale dei 13 Stati non è impossibile: “Possono bloccare il deal se dimostrano che la vendita degli asset a Dish non andrà a buon fine come previsto“, afferma James Fishkin, avvocato antitrust presso lo studio Dechert LLP.

T-Mobile e Sprint hanno ottenuto nei giorni scorsi l’approvazione dell’antitrust statunitense per la loro fusione. Le sue aziende sono il terzo e il quarto più grande operatore mobile degli Usa. Per rispondere alle possibili obiezioni sulla concentrazione di mercato, le partner hanno deciso di cedere le attività prepagate di Sprint, tra cui Boost Mobile, alla società di televisione satellitare Dish Network.

Soddisfatto da queste condizioni, il dipartimento di Giustizia ha detto che l’accordo migliora la concorrenza e rende più veloce il lancio del 5G combinando i due player più “deboli” (rispetto ai giganti Verizon e At&t) per creare un player più forte.

I termini del deal soddisfano anche Dish Network, che con gli asset ceduti da Sprint e T-Mobile diventa il nuovo numero quattro del mercato mobile americano e ha a disposizione lo spettro ridondante dei due big. La causa intentata dai 13 Stati contro il merger finisce col danneggiare soprattutto le prospettive di Dish e le sue ambizioni di espandersi nella telefonia mobile per contrastare la crisi della Tv a pagamento, il suo core business. Ieri la società ha riportato una perdita netta di 31.000 iscritti nel secondo trimestre, che per ora il nuovo servizio in streaming Sling Tv non riesce a compensare.

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