LA LETTERA ALLA UE

Stop a privilegi per gli over the top, le telco europee: “Co-investano nelle reti”

I ceo di Vodafone, Deutsche Telekom, Telefonica e Orange chiedono alla Commissione europea di obbligare i colossi dello streaming, del gaming e i social network a contribuire alla realizzazione delle nuove infrastrutture. “Troppa pressione, a rischio la roadmap della connettività al 2030”

14 Feb 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Gli amministratori delegati di quattro big delle telco europee, Vodafone, Deutsche Telekom, Telefonica e Orange, hanno chiesto alla Commissione europea di obbligare le grandi piattaforme dei contenuti online a contribuire al costo delle reti che trasportano i loro servizi.

La lettera aperta è firmata da presidente e ceo di Telefonica, Jose Maria Alvarez-Pallete, dal ceo di Deutsche Telekom, Timotheus Hottges, dal ceo di Vodafone, Nick Read, e dal presidente e ceo uscente di Orange, Stephane Richard. I quattro top manager hanno messo l’accento sul traffico in crescita esponenziale che arriva dalle piattaforme di streaming, gaming e socialche mette sotto pressione l’infrastruttura digitale che le telco hanno costruito con ingenti investimenti.

I quattro ceo evidenziano anche le nette differenze in redditività del loro business rispetto a quello dei colossi del digitale e chiedono un intervento urgente dei regolatori dell’Ue.

Le Big tech generano il 70% del traffico sulle reti

In particolare, i contenuti del video streaming, del gaming e dei social media hanno origine da una manciata di piattaforme che però rappresentano il 70% del traffico di rete. Queste aziende – colossi come Netflix, YouTube e Facebook – stanno traendo profitto “da modelli di business su scala sempre più grande a costi ridotti, mentre gli operatori di rete si devono addossare tutti i necessari investimenti in connettività” in un periodo in cui i loro mercati di riferimento “sono in costante flessione in termini di generazione di utile”.

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Le quattro telco ricordano l’impegno preso dalla Commissione europea di assicurare che tutti gli attori del mercato contribuiscano ai costi dei servizi e delle infrastrutture pubbliche e chiedono di “introdurre regole su scala Ue per far sì che tale principio diventi realtà”.

E concludono: “Il tempo corre, soprattutto se consideriamo gli obiettivi di connettività fissati dalla Commissione europea per il 2030 che richiederanno enormi investimenti. Senza una soluzione equa non ci arriveremo”.

La protesta già a fine 2021. Senza l’Italia

Non è la prima volta che le telco europee chiedono ai regolatori di rendere obbligatorio per le grandi piattaforme digitali contribuire ai costi delle reti.

Lo scorso novembre 13 telco europee (Telefonica, Orange, Kpn, Bt, Telekom Austria, Vivacom, Proximus, Telenor, Altice Portugal, Telia Company e Swisscom) hanno fatto appello alla Commissione europea perché obblighi le big tech americane (non si fanno nomi ma il riferimento ai grandi degli Usa è chiaro) a pagare per l’utilizzo massiccio delle loro reti.

Le telco europee (ancora una volta senza l’Italia) hanno detto di aver investito 52,5 miliardi di euro nel 2020 per le reti, una cifra-record. “Invitiamo i responsabili delle politiche dell’Ue ad allineare strettamente le ambizioni digitali dell’Europa con una politica di sostegno e un ecosistema normativo”, si legge nella nota di novembre. “Stiamo innovando sulle nostre reti 5G, in fibra e via cavo, con iniziative di collaborazione su Open Ran, edge cloud e servizi abilitati ai dati. Stiamo intraprendendo un’azione decisiva sui cambiamenti climatici anticipando i nostri obiettivi di neutralità climatica, nonché facilitando un’ampia diffusione dell’Ict”, ma “è necessario riequilibrare il rapporto tra i giganti della tecnologia globale e l’ecosistema digitale europeo”. Una parte consistente e crescente del traffico di rete “è generata e monetizzata da grandi piattaforme tecnologiche, ma richiede investimenti e pianificazione continui e intensivi da parte del settore delle telecomunicazioni. Questo modello, che consente ai cittadini dell’UE di godere dei frutti della trasformazione digitale, può essere sostenibile solo se tali grandi piattaforme tecnologiche contribuiscono in modo equo ai costi di rete”.

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