Telecom Italia, Frontis: “No a revoca Cda”

Secondo l’advisor la rimozione del board porterebbe ancora maggiore incertezza nella società: “Findim avrebbe dovuto presentare i nomi dei candidati idonei a realizzare il piano strategico”

11 Dic 2013

F.Me.

Aumentano le incognite in vista dell’assemblea di Telecom Italia, che il 20 dicembre dovrà votare la revoca del consiglio. Al momento l’esito appare infatti tutt’altro che scontato: mentre domani potrebbero arrivare le prime indicazioni di voto dei fondi, diversi sono i giudizi delle proxy advisor. Dopo Iss e Glass Lewis, che hanno suggerito agli azionisti di votare a favore della revoca del cda proposta dalla Findim di Marco Fossati, azionista di Telecom con il 5%, Frontis Governance, proxy advisor italiano, consiglia invece di confermare l’attuale consiglio. “Anche se condividiamo le preoccupazioni della Findim oltre al conflitto di interessi di Telefonica” che è “evidente”, spiega la società in un report, “riteniamo che la rimozione di tutti i membri del consiglio creerebbe ancora maggiore incertezza alla societa”.

“A nostro parere – spiega Frontis – dopo aver chiesto la rimozione del board e presentato un piano strategico, Findim avrebbe dovuto presentare i candidati più idonei per realizzare il piano proposto. Considerando che i rischi causati da incertezze sono superiori a quelli derivanti dai conflitti di interesse di Telefonica, raccomandiamo l’opposizione alla proposta di revoca”.

I conflitti di interesse di Telefonica in Telecom Italia sono “evidenti”, spiega Frontis Governance: anche se il gruppo spagnolo “non aumenterà la partecipazione in Telecom, il ceo e il chief operating officer di Telefonica siedono nel board, di cui solo il 21% dei membri sono strettamente indipendenti dai soci Telco (azionista di Telecom con il 22,4%, ndr) e dalla società”.

Secondo il proxy advisor, le preoccupazioni “riguardano in particolare Tim Brasil, che Telecom Italia potrebbe essere costretta a vendere, nel caso in cui le autorità brasiliane dovessero riconoscere che Telefonica esercita un controllo de facto sulla società. I conflitti di interesse rischiano inoltre di limitare le opportunità di Telecom su altri mercati internazionali”. Dall’altra parte, aggiunge Frontis Governance, la posizione finanziaria di Telecom “rischia di diventare insostenibile, visto l’eccessivo livello di debito netto e i risultati operativi insoddisfacenti, soprattutto sul mercato interno”.

Sarebbe quindi “più che necessario un piano chiaro e realizzabile, al fine di ridurre fortemente il debito e di concentrarsi sul core business domestico”. In caso di approvazione della proposta di revoca del cda, gli azionisti dovranno eleggere un nuovo consiglio, ma “Findim non ha presentato un lista di candidati per l’eventuale rinnovo”. Assogestioni ha presentato una lista di sette candidati, mentre il principale azionista Telco solo tre candidati, ovvero l’attuale ad di Telecom, Marco Patuano, Julio Linares, coo di Telefonica e Stefania Bariatti dello studio legale Chiomenti, che ha agito in qualità di consulente legale degli azionisti italiani di Telco (Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca) sull’accordo per la vendita delle azioni a Telefonica, annunciato il 24 settembre 2013. Fortis Governance consiglia quindi di “astenersi dal voto sulla lista Telco“, in quanto nessun candidato è indipendente. Nonostante anche alcuni dei gestori di fondi che hanno presentato la lista non siano “rigorosamente indipendenti da Telco“, come Eurizon e Fideuram che “fanno parte del gruppo Intesa Sanpaolo, Mediolanum e Pioneer (UniCredit) presenti nel patto di sindacato che controlla Mediobanca, si consiglia di votare per la lista presentata dai gestori di fondi, tenendo conto del livello molto elevato di indipendenza del candidati”.

Se sulla revoca del consiglia vincerà il fronte del no, l’assembla Telecom dovrà nominare i due nuovi consiglieri in sostituzione di Elio Catania e dell’ex presidente esecutivo Franco Bernabè, che ha rassegnato le dimissioni lo scorso 3 ottobre. Al momento il board ha proposta Angelo Provasoli al posto di Catania, mentre e’ ancora sconosciuto l’altro nome: Frontis consiglia di votare no a causa vista la mancanza di indipendenza del cda e l’assemnza di informazioni sui candidati.