Telecom Italia, Moody’s vede “nero”. Per Cattaneo molte gatte da pelare

L’agenzia conferma l’outlook negativo: discesa in campo di Enel, fusione Wind-3 e instabilità del mercato le “variabili” più pericolose. Il nuovo Ad deve tagliare i costi, sarà costretto a licenziare?

Pubblicato il 13 Lug 2016

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Taglio dei costi per stabilizzare l’ebitda domestico. Il tutto facendo i conti con la concorrenza che può arrivare da Enel e più in generale con le incertezze di un mercato in cui si prepara a entrare in scena anche la francese Iliad,candidata a diventare il quarto operatore mobile a seguito della imminente fusione – che ormai si può dare per fatta a meno di imprevisti dell’ultima ora – fra Wind e 3. Queste le “variabili” che hanno indotto Moody’s a confermare il rating Ba1 a Telecom Italia ma soprattutto l’outlook negativo.

Secondo gli analisti lo scenario non è dunque dei migliori per l’azienda capitanata da Flavio Cattaneo il quale avrà parecchie gatte da pelare. La conferma del rating però è il segno della “fiducia” nei confronti del manager. “Confermiamo i nostri rating in primo luogo perché ci attendiamo che il nuovo ceo sia in grado di realizzare il suo piano di taglio dei costi per stabilizzare l’ebitda”. “Ciò detto – puntualizza l’analista Carlos Winzer – l’outlook negativo di Telecom Italia continua a scontare una serie di fattori: l’alto fabbisogno di cassa della società, l’evoluzione futura di Tim Brasil, la concorrenza di Enel sul mercato italiano della banda larga e le incertezze circolanti intorno la decisione sulla fusione tra Wind e 3 Italia”.

Ma come farà Cattaneo a rimettere i conti in ordine di qui ai prossimi 18 mesi? In questo momento intanto sta mettendo mano alla riorganizzazione della “squadra”. A settembre lascerà il capo dei Affari Legali Nino Cusimano. E poi dovrebbe essere la volta di Roberto Opilio, il direttore Technology, e di altri manager “chiave”. A maggio intanto aveva già annunciato l’uscita di scena Mauro Di Loreto, responsabile People value. Cattaneo, che sul futuro di Telecom si gioca anche un superbonus fino a 40 milioni di euro (raggiungibile anche dopo un solo anno), si prepara dunque a “piazzare” i suoi uomini per giocare al meglio una partita – quella del taglio costi – che non sarà facile da gestire anche perché potrebbe sfociare un nuovo piano di licenziamenti. I sindacati sono già in stato di allerta e nel frattempo è stata avviato il piano di ristrutturazione di Tim Brasil: chiusura dei call center di Recife e Curitiba e conseguente licenziamento di 1.700 dipendenti.

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