Telecom, Slc Cgil: "Il governo non può restare alla finestra" - CorCom

TELEFONICA-VIVENDI

Telecom, Slc Cgil: “Il governo non può restare alla finestra”

Il segretario generale Michele Azzola: “Respingere con forza l’atto ostile di Telefonica”. Il sindacato accende i riflettori sulla necessità di una ricapitalizzazione dell’azienda anche attraverso Cdp

07 Ago 2014

Mila Fiordalisi

“Il governo questa volta non può restare alla finestra e dovrà sostenere tutti gli sforzi necessari a garantire il futuro di Telecom respingendo con forza l’atto ostile avanzato da Telefonica”. La Slc Cgil scende in campo a “difesa” di Telecom Italia e facendo eco a quanto già denunciato da Asati e Findim grida al conflitto di interessi da parte di Telefonica.

“L’offerta avanzata da Telefonica a Vivendi per l’acquisto della brasiliana Gvt porta alla luce quanto più volte denunciato dal sindacato: un palese conflitto di interessi nella gestione di Telecom. Che il primo azionista della società italiana decida un’iniziativa ostile nei confronti dell’azienda stessa è un fatto grave che non può lasciare nessuno indifferente”, sottolinea Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

“Telecom rappresenta un asset fondamentale per la ripresa e lo sviluppo dell’economia italiana quindi il management ha il dovere di uscire allo scoperto proponendo a Vivendi un progetto alternativo a quello offerto da Telefonica che veda una collaborazione in Brasile, attraverso la fusione di Tim Brasil e Gtv, anche in un’ottica di una collaborazione di svilupparsi in Europa”, rilancia il sindacalista.

Azzola accende i riflettori anche sull’ “assenza di politiche di settore finalizzate a una ricapitalizzazione di Telecom anche attraverso Cassa Depositi e Prestiti” che “espongono l’azienda ad attacchi in grado di metterne a repentaglio la sopravvivenza”.

“Il Paese – conclude il sindacalista – ha bisogno di un’azienda in grado di produrre innovazione tecnologica, lo sviluppo di una rete di nuova generazione che consenta di recuperare i ritardi accumulati e tutelare del decine di migliaia di posti di lavoro che direttamente o indirettamente sono garantiti dal principale operatore telefonico. Astrarsi da questi compiti sarebbe, per il Governo, irresponsabile e, vista la voglia di cambiamento più volte sostenuta dal presidente del Consiglio, confidiamo che l’ignavia non abbia il sopravvento”.