Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

ANTITRUST

Telefonica, il Cade conferma: “Venda Vivo o Tim Brasil”

L’Antitrust brasiliano boccia il ricorso della compagnia che dovrà diluire la sua presenza sul mercato. Confermata la multa da 15 milioni di reais. Ma gli spagnoli non ci stanno e non escludono il ricorso alle vie giudiziarie. Asati: “Cda Telecom dia mandato ai vertici per trattative Tim Brasil-Gvt”

05 Giu 2014

F.Me.

Il Cade, l’Antitrust brasiliano, ha bocciato il ricorso di Telefonica e confermato la sua imposizione all’operatore telefonico spagnolo di diluirsi sul mercato, cedendo la partecipazione in Tim Brasil oppure vendendo il 50% della sua controllata Vivo. L’operatore spagnolo deve così ridurre la sua presenza sul mercato brasiliano, dove controlla appunto l’operatore Vivo e indirettamente Tim Brasil tramite la partecipazione in Telecom Italia detenuta attraverso la holding Telco. Il Cade ha inoltre confermato la multa per Telefonica di 15 milioni di reais.

Fonti vicine a Telefonica, però, spiegano che la decisione del Cade “riguarda solo la multa da 15 milioni di reis”. La compagnia spagnola, inoltre, “contesta” questa nuova decisione dell’Antitrust brasiliano e dunque non si esclude il ricorso alle vie giudiziarie. Nulla di nuovo, invece, sempre secondo quanto sottolineano le fonti, sulla richiesta a Telefonica di diluirsi nel mercato brasiliano, cedendo la partecipazione in Tim Brasil tramite la quota in Telecom Italia, detenuta attraverso la holding Telco, oppure vendendo il 50% della controllata Vivo. Una decisione presa dal Cade a dicembre scorso che dava a Telefonica diciotto mesi di tempo, cioè fino a giugno del 2015, per scegliere quale strada intraprendere. Ora per contestare la decisione del Cade, a Telefonica resta solo la via di intraprendere iniziative giudiziarie, rivolgendosi dunque ai tribunali.


Secondo i commenti di allora degli analisti brasiliani, il periodo di 18 mesi concesso a Telefonica permetterebbe al gruppo iberico di avere più tempo per risolvere il problema della concorrenza nel Paese sudamericano. Tra le soluzione prospettate, anche la vendita di Tim Brasil da parte di Telecom Italia, che potrebbe avvenire “tra metà 2014 e metà 2015”, sottolineavano i media verde-oro.

Sul fronte Telecom, nei giorni scorsi, l’Ad Marco Patuano ha ribadito: “L’ho detto talmente tante volte: Tim Brasil per noi è un core asset quindi come tale lo stiamo gestendo”.

Intanto tornano i rumors sulla vendita di Tim Brasil e questa volta a schierarsi contro il possibile consolidamento del mercato delle Tlc brasiliane è Global Village Telecom (Gvt), l’operatore di banda larga che fa capo a Vivendi, a sua volta chiamato in causa per una possibile aggregazione con la controllata di Telecom Italia.

L‘idea di dividere Tim Brasil e vendere le 3 parti ai 3 peggiori operatori mobili è impensabile nel corrente scenario delle Tlc in Brasile, porterebbe un aumento dei prezzi, diminuzione della qualità del servizio e inferiori investimenti nel settore, che già sono arretrati se comparati ai benchmark internazionali su prezzi e qualità” dichiara Gvt davanti alle speculazioni dei giorni scorsi secondo cui Telefonica, che di Telco è il primo azionista e in trasparenza controllerebbe il 15% di Telecom, penserebbe di risolvere i suoi problemi con l’Antitrust brasiliano dividendo Tim tra Vivo (sempre parte del gruppo spagnolo), Oi (che si sta fondendo con Portugal Telecom) e la Claro di Carlos Slim (America Movil).

Sarebbe “una cattiva notizia per i consumatori come per l’economia e crediamo che il regolatore e il governo non lo consentirebbero, non dovrebbero consentirlo” prosegue Gvt campo “promettendo di scendere in campo per difendere la concorrenza nel settore Tlc”, se necessario al fianco dell’Anatel, l’autorità brasiliana per le Tlc.

Secondo gli analisti un deal di questo genere avrebbe senso. Gli esperti di Mediobanca Securities giudicano attraente, da un punto di vista industriale, la possibile fusione in quanto permetterebbe di creare un leader nel mercato telefonico brasiliano. Dall’altro lato la potenziale cessione di Tim Brasil sarebbe un modo rapido per ridurre il debito dell’azienda italiana. Gli analisti, in ogni caso, continuano a vedere la possibile concentrazione del mercato in America Latina come un’opzione fattibile.

E Asati rilancia ancora sull’accordo Tim Brasil- Gvt. “In riferimento alle dichiarazioni del Cade Brasiliano che imporrebbe a Telefonica o di vendere Vivo o di uscire da Telecom Italia/Telco entro 18 mesi, in Brasile, la società OI Brasil, Telefonica stessa e altri potenziali attori presenti – si legge in una nota – si muoveranno con rapidità per far svendere prima dei 18 mesi la partecipazione di Telecom Italia in Tim Brasil a valori di saldo 7-8 miliardi di euro come nei giorni scorsi è apparso sulla stampa nazionale da suggeritori interessati, come le grandi banche di affari che assolutamente non rispondono al reale valore della partecipata”.

Per i piccoli azionisti si tratta “di un operazione palesemente negativa che ridurrebbe TI in pochi anni ad una compagnia regionale il cui business domestico sempre più critico metterà ancora più in difficoltà l’equilibrio economico -finanziario”.

“Invitiamo l’attuale cda che è stato eletto dall’Assemblea a stragrande maggioranza di indipendenti 9 su 13, di dimostrare senza indugio la sua reale indipendenza dal conflitto di interessi con Telefonica e quindi dare mandato, al primo cda utile, ai vertici esecutivi che hanno la delega appropriata di procedere ad una trattativa con Gvt che tra l’altro nei giorni scorsi si e’ dichiarata completamente contraria a quello smembramento di Tim Brasil molto caro potenzialmente a OI e a Telefonica”.

Secondo Asati “i vantaggi di questa sinergia con Gvt in Brasile con Tim Brasil sono talmente evidenti che solo chi ragiona e pensa potenzialmente in malafede li può osteggiare per perseguire interessi di altri, ma non di TI”.

Articolo 1 di 5