Tim, con l’operazione Kkr si riapre il dossier rete unica - CorCom

PRIMO PIANO

Tim, con l’operazione Kkr si riapre il dossier rete unica

Tre indizi fanno una prova. Il primo: l’ipotesi di un rafforzamento del fondo americano nel Gruppo. Il secondo: il silenzio del Governo. Il terzo: Vivendi conferma la propria posizione come investitore di lungo termine. Spunta un supercomitato in seno a Palazzo Chigi

21 Nov 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

CLICCARE QUI PER L’AGGIORNAMENTO A SEGUITO DEL CDA

L’ipotesi di un rafforzamento del fondo americano nel Gruppo. Il silenzio del Governo. Vivendi che conferma la propria posizione come investitore di lungo termine. Come si dice, tre indizi fanno una prova. La prova che il dossier rete unica stia arrivando alla fase decisiva.

Stando alle indiscrezioni che circolano da giorni – a battere per primo la notizia è stato il quotidiano La Stampa – il fondo americano Kkr si starebbe preparando a lanciare un’Opa sull’intera Tim. Ma l’ipotesi è tutta da verificare e appare veritiera solo in parte: che il fondo voglia crescere nella telco guidata da Luigi Gubitosi è più che plausibile, anche considerato il 37,5% che già detiene nella wholesale company Fibercop, creata come tassello preliminare di un’operazione ben più strategica, quella di AccessCo, la società delle reti in cui – stando al progetto annunciato a suo tempo da Tim e Cassa depositi e prestiti – si mira a far convergere gli asset di rete confluiti nella stessa Fibercop con quelli di Open Fiber, nel cui azionariato siedono fianco a fianco Cdp (con il 60%) e il fondo australiano Macquaire, che ha rilevato il 40% a seguito dell’uscita di scena di Enel con l’obiettivo, mai dichiarato ufficialmente ma palesemente chiaro, della successiva convergenza nella newco.

Che Kkr voglia presentare un’offerta per rilevare l’intero Gruppo (questo il rumor di stampa) apre ad alcune considerazioni: la prima è che Cdp detiene in Tim quasi il 10% e non si capisce perché dovrebbe uscire di scena e restare solo in Open Fiber, la seconda è che i francesi di Vivendi, in maggioranza nella telco con il 23,75%, hanno ribadito (anche oggi) il loro ruolo di “azionista di lungo termine” e dunque non sarebbero intenzionati a cedere la loro quota.

Kkr fra l’altro non sarebbe l’unico fondo interessato alla partita. Ci sarebbero anche Cvc e Advent. E a tal proposito un portavoce di Vivendi chiarisce che “Vivendi nega fermamente di aver avuto discussioni con qualsiasi Fondo, e più specificamente, con Cvc. Vivendi ribadisce la propria volontà e disponibilità a lavorare al fianco delle autorità italiane e delle istituzioni pubbliche per il successo a lungo termine di Tim”.

Il silenzio del Governo sulle notizia “bomba” non è causale: se è vero che a decidere del futuro di Tim sono gli azionisti e che lo Stato non può mettere bocca, almeno sulla carta, su una vicenda “privata”, è anche vero che lo Stato è parte attiva nella faccenda, non solo attraverso Cdp ma anche in virtù dell’esercizio del Golden Power, un esercizio inevitabile nel caso in cui in ballo ci siano asset strategici. E la rete di Tlc in capo a Tim è più che un asset strategico anche considerato il Piano governativo Italia a 1 Giga che punta a portare la banda ultralarga a tutti gli italiani da qui al 2026. Secondo il Corriere della Sera, Palazzo Chigi sarebbe pronto a varare una sorta di supercomitato di ministri e superesperti per gestire la questione Golden Power: tra i nomi ipotizzati, ci sarebbero quelli del ministro dell’Economia Daniele Franco, del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Innovazione Digitale, Vittorio Colao, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Francesco Gabrielli, e gli economisti e consulenti del governo Francesco Giavazzi, Roberto Garofoli e Giuseppe Chine.

Al di là delle speculazioni e dei ragionamenti sulle ipotesi e sulle indiscrezioni – bisognerà aspettare le comunicazioni ufficiali dell’azienda per avere chiaro il quadro– è evidente che si vada delineando un nuovo assetto in casa Tim. Le missive inviate dai consiglieri (11 in totale) e dal collegio sindacale in cui è stata chiesta la convocazione del cda straordinario sono il segnale inequivocabile di malumori interni e di un pressing forte nei confronti dell’Ad Luigi Gubitosi per venire una volta per tutte a capo del dossier rete unica e anche dei conti, sempre più in deterioramento, anche e soprattutto in vista della messa a punto del Piano strategico 2022-2024 la cui presentazione è prevista a febbraio prossimo. Il cda straordinario era stato inizialmente convocato il 26 novembre ma poi è stato anticipato ad oggi, di domenica a Borsa chiusa (non a a caso).

In forte allarme i sindacati: inviata al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti l’ennesima richiesta unitaria di incontro urgente da parte delle Segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil in cui si denuncia “il rischio di migliaia di esuberi e la tenuta di tutto il settore delle Tlc”.

GLI AZIONISTI DI TIM

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5