IL CASO

Tim e il ribaltone di Merlyn che ora appoggia la vendita di Netco

A pochi mesi dalla presentazione di un piano alternativo, rimandato al mittente da azienda e Governo, il fondo capitanato da Barnaba ci ripensa su tutta la linea: considera la cessione a Kkr una “priorità immediata” e caldeggia l’integrazione con gli asset di Open Fiber. E si prepara a presentare una lista di candidati per il rinnovo del board

Pubblicato il 20 Mar 2024

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Vendere Netco con successo a Kkr il prima possibile, si spera entro l’estate 2024, come attualmente pianificato sarà la nostra priorità immediata”: colpo di scena in casa Merlyn. Il fondo capitanato da Alessandro Barnaba, che detiene lo 0.5% del capitale, a ottobre scorso aveva presentato un piano alternativo alla vendita di Netco a Kkr considerandola una non soluzione e invece ora cambia le carte in tavola pure sottolineando che l’operazione “non basta a eliminare qualsiasi rischio finanziario e ad avere le risorse da investire nel business dedicato a imprese e pubblica amministrazione, dove Tim ha un vantaggio competitivo e può diventare leader europeo”.

Per motivare il ribaltone il fondo sottolinea che “diversamente da quanto comunicato inizialmente e dopo che sono emersi ulteriori dettagli sull’accordo tra Tim e Kkr, è ora chiaro che Tim si è impegnata a vendere a Kkr solo la sua rete di accesso fisso dell’ultimo miglio, ad alta intensità di investimenti, piuttosto che l’intera rete di telecomunicazioni”.

Lo spezzatino: vendere Tim Brasil e Tim Consumer

Il nuovo “piano” TValue prevede il “disinvestimento da business privi di vantaggi competitivi (come retail) e attività non core”, inclusa Tim Brasil che dunque secondo Merlyn va venduta.

“Il business brasiliano non è core e verrà ceduto entro il 2024 per ridurre tempestivamente il peso del debito a un livello sostenibile e per sostenere gli investimenti in TechCo e l’occupazione in Italia. La vendita immediata di Tim Brasil rappresenta anche una copertura in caso di ritardi regolatori nella vendita di NetCo (che riteniamo sarà, nel peggiore dei casi, completata entro la fine del 2024”.

La strategia, prevede che siano “avviate subito le conversazioni per vendere il mercato retail e regolamentato italiano di Tim con l’obiettivo di chiudere nel 2025” la vendita di Tim Consumer. Secondo il fondo “è un business in cui Tim, nonostante continui a godere il valore di un grande marchio, ha perso completamente ogni vantaggio competitivo. Questa vendita stimolerà ulteriormente la crescita di TechCo ed eliminerà un ostacolo alla redditività dell’azienda”. A tal proposito viene citata anche la vendita di Vodafone Italia a Fastweb a un multiplo di 7,8 volte l’ebitda: “Ci dà fiducia che, con il corretto perimetro, questo business può essere ceduto più facilmente e a multipli migliori di quelli attualmente valutati dal mercato. Inizieranno le discussioni con i potenziali acquirenti immediatamente, con l’obiettivo di accelerare il processo e liberare il bilancio nel minor tempo possibile, ma anche per garantire che il processo di ristrutturazione perimetrale sia mirato a creare l’insieme di asset più appetibile in base ai desiderata dei potenziali acquirenti”.

Cambio di passo anche sull’integrazione con Open Fiber

. Secondo il fondo bisognerà inoltre “facilitare la fusione di NetCo con Open Fiber per creare la tanto necessaria National Grid e garantire l’earn out”, anche in questo caso con un decisivo cambio di passo rispetto all’ipotesi di qualche mese fa che prevedeva di “preservare l’integrità della rete di Tim, impegnando Kkr come azionista di Tim e non come acquirente della rete di Tim”.

Secondo Merlyn il nuovo piano “favorirà una corretta governance all’interno del consiglio di amministrazione di Tim” in grado di “prendersi cura di tutti gli azionisti, a partire dai principali soci Vivendi e Cdp, assicurando sempre il rispetto degli interessi dell’azienda, del suo patrimonio, della sua forza lavoro e dei suoi fornitori” in modo che il gruppo “continui a contribuire alla crescita del nostro Paese”.

La lista per il rinnovo del board

Il nuovo piano TValue farà da base per la presentazione della lista per il rinnovo del board entro il 29 marzo come previsto dal regolamento assembleare. Una lista che ambisce ad essere “di maggioranza”: ci saranno 10 candidati e sarà “una lista di candidati con competenze internazionali e di settore, in grado di supportare e aiutare il futuro management team nell’attuazione del piano, favorendo al contempo una governance migliore e più collaborativa all’interno del Consiglio di amministrazione di Tim”.

Lo sconcerto dei sindacati

“La nuova società del Fondo Marlyn, dove resterebbero l’enterprise e il settore informatico per le imprese, sarebbe chiamata Telecomitalia dal sapore molto retrò. Resto sconcertato che nel piano non si fa nessun riferimento al destino delle lavoratrici e dei lavoratori, ma di fatto servirebbe solo a ristorare gli azionisti di Vivendì e dello stesso fondo”: questo il commento di Alessandro Faraoni, Segretario Generale della Fistel Cisl. “Sulle proposte di Marlyn, che conferma la separazione della rete e su cui noi confermiamo la nostra assoluta contrarietà così come già espressa sul piano Labriola, sarebbe interessante conoscere il pensiero della stessa Vivendì che sosteneva le proposte del fondo e che si era opposta al piano di Labriola sullo scorporo della rete a favore di Kkr. Mentre ci stiamo preparando all’incontro del 26 Marzo con il Governo, ci viene il lecito dubbio che il piano Labriola molto probabilmente possa essere stato boicottato poiché troppo incentrato sull’industria e sul mantenimento occupazionale e meno sul ristoro per gli azionisti e gli speculatori finanziari. Al Governo porteremo la nostra contrarietà alla definitiva distruzione di Tim che Marlyn e Maquarie con l’appoggio di prestanomi stanno progettando. Difenderemo i lavoratori con tutte le nostre forze, se aspettare la fine di aprile, ovvero l’assemblea degli azionisti per qualcuno significa solo confermare lo spezzatino della separazione lo spieghi ai lavoratori con parole chiare assumendosi la piena responsabilità”.

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