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PRIMO PIANO

Tim, Elliott pronto a salire al 10%. Convocato il cda

Il fondo mira ad incrementare la sua partecipazione, attualmente all’8,8%. Già avviata la proxy fight in vista dell’assemblea di primavera. Fissata per il 21 dicembre una riunione del board oltre quella già prevista il 17 gennaio. Incognita sull’aumento di capitale da parte di Cdp. Di Maio: “Il governo non ha intenzione di rafforzare la quota della Cassa”

18 Dic 2018

F. Me

Elliott pronto a salire in Tim. Lo scrive Milano Finanza, secondo cui il fondo Usa  vuol aumentare la propria partecipazione nella compagnia passando dall’8,8% al 10%.

Secondo quanto riportato dal quotidiano “chi ha potuto seguire da vicino le manovre di Elliott sostiene che il fondo non  sia per nulla intenzionato a lasciare la partita e che anzi sia pronto a rilanciare”.

Già avviata la raccolta di deleghe. Intanto ci sono novità sul fronte cda. A quello già stabilito in calendario il 17 gennaio prossimo, ne è previsto un altro – il 21 dicembre – per analizzare la richiesta del socio francese di convocare l’assemblea.

Vivendi aveva giocato la sua partita puntando ad anticipare appunto il cda prima di Natale e l’assise a marzo. L’obiettivo dei francesi è chiaro: sostituire i cinque componenti del board eletti con la lista Elliott ossia Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti de Ponti e il presidente Fulvio Conti. Già individuata la nuova cinquina: Flavia Mazzarella, Gabriele Galateri di Genola, Rob van der Valk, Francesco Vatalaro e Franco Bernabè, l’ex ceo che nei giorni scorsi contrariamente alla tesi caldeggiata nel corso degli anni si è schierato a sfavore dello scorporo individuando nell’acquisizione di Open Fiber la soluzione “ideale” per garantire il futuro di Tim, seguita come seconda scelta da una partnership con l’azienda partecipata fifty-fifty da Enel e Cassa depositi e prestiti.

Il dossier più importante è quello della rete: Vivendi non intende “liberarsene” anche se al momento non sono chiari i progetti in merito tenendo conto della concorrenza di Open Fiber e quindi di una duplicazione delle infrastrutture che inevitabilmente va a impattare sulla tenuta del business. L’indagine di mercato di Agcom offrirà una base di ragionamento importante ma le valutazioni finali resteranno comunque all’azienda, che certamente si muove in un contesto molto delicato considerando che il governo, con un emendamento alla manovra fiscale, ha creato le condizioni ”tecniche” per un’eventuale fusione degli asset di rete Tim-Open Fiber ma soprattutto ha dato la linea “politica”.

In vista dell’assemblea, comunque, gli occhi restano puntati su Cdp che potrebbe incrementare la sua quota dal 5% al 10%. Proprio ieri però il ministro per lo Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha scartato questa ipotesi. “Da parte del governo non c’è alcuna intenzione, poi da parte di Cdp non saprei”, ha detto.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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