IL PIANO

Tim, Labriola: “Andiamo avanti con determinazione”

In un post su Linkedin l’Ad evidenzia le tre sfide principali sul cammino: garanzia sui risultati, alleggerimento del debito, fare fronte alla discontinuità innescata dall’instabilità economica. Intanto i sindacati non mollano la presa: “Restiamo fortemente contrari alla vendita della rete, sì a integrazione con asset di Open Fiber”

08 Ago 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

Foto Pietro Labriola

Garantire continuità sui risultati, alleggerire l’azienda dal debito e fare fronte alle difficoltà che inevitabilmente si innescheranno a seguito dell’inflazione e dell’instabilità economica. Queste le tre principali sfide per Tim messe nero su bianco in un post su Linkedin dall’amministratore delegato Pietro Labriola.

In merito ai risultati l’azienda punta a “mantenere le promesse fatte agli investitori istituzionali e ai piccoli azionisti che non vogliamo deludere”, scrive Labriola. Sul fronte debito si punta a “dare esecuzione al piano di discontinuità” anche per “accelerare lo sviluppo dell’azienda”. Infine, bisognerà “gestire il contesto in un periodo di alta inflazione, di elevata instabilità economica e di incertezza”.

Dalla gara cloud all’accordo con Dazn: avanti sulla roadmap

La direzione che abbiamo intrapreso è quella giusta, molti obiettivi strategici e operativi sono stati raggiunti in pochi mesi”, fa il punto Labriola anche a seguito dei risultati del secondo trimestre presentati la scorsa settimana. “Mi riferisco ad esempio alla gara Psn e le altre del Pnrr, alla revisione del contratto Dazn, alla stipula del memorandum sulla rete unica, all’avvio di una importante razionalizzazione dei costi e all’accordo sindacale che ci consente di acquisire nuove competenze e risorse giovani mentre salvaguardiamo il lavoro di tutti. Lavorando duramente insieme ai colleghi abbiamo potuto migliorare le guidance grazie ai risultati sul business domestico”.

La spinta alla transizione digitale

Il manager evidenzia inoltre che “la transizione digitale non si ferma, il settore delle telecomunicazioni sta ridisegnando il proprio modello di business e Tim è attore protagonista di questa evoluzione. Per questo andremo avanti per la nostra strada con determinazione, insieme”.

I sindacati: “No alla vendita della rete, sì a integrazione con Open Fiber”

Non si placa intanto il pressing dei sindacati in merito al progetto di scorporo, asse portate del piano industriale 2022-2024. “Si susseguono voci sempre più fitte secondo cui Cdp vorrebbe approfittare della pausa estiva per portare avanti il piano della vendita della rete Tim e presentarlo entro la fine del mese di agosto. Sia chiaro che noi siamo fermamente contrari”, ha ribadito in una nota Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom. “L’abbiamo sempre sostenuto, compreso nella riunione che si è tenuta al ministero del Lavoro (il 6 agosto, ndr) per la ratifica dell’accordo sull’utilizzo della solidarietà espansiva – fatta, insieme alle uscite volontarie per evitare, da parte della stessa azienda e dai francesi (azionisti di riferimento) scelte unilaterali che avrebbero potuto mettere a rischio la tenuta occupazionale. La sottrazione della rete sarebbe l’inizio della fine del Gruppo Telecom Italia. Tutti sanno infatti che il business più profittevole è quello della rete ed è quello che genera il maggior flusso di cassa. Tim rimarrebbe completamente depauperata”.

Ugliarolo esprime forte preoccupazione “per il fatto che la newco dei servizi che Tim andrebbe a creare a nostro giudizio non ha una sostenibilità economica e rischia in tempi brevi di trovarsi nella condizione di avere nuovi ulteriori esuberi che non possiamo assolutamente permetterci. In questo caso, Tim non avrebbe più le gambe per stare in piedi”.

Riguardo all’integrazione con gli asset di Open Fiber “noi non ci opponiamo di per sé all’idea della rete unica, ma al modo in cui si vuole realizzare”. Duro il giudizio sull’operato della wholesale company di cui Cassa depositi e prestiti è in quota per il 60% (il fondo Macquaire è il secondo azionista con il 40%): “È chiaro a tutti che Open Fiber non può più avere un ruolo centrale nell’operazione, non avendo più la credibilità necessaria a portare avanti questa operazione. Basti pensare all’incapacità gestionale mostrata dal suo management targato Cdp, ai ritardi nelle aree bianche che si stanno accumulando e che continuano ad aumentare e alle prime difficoltà nell’implementazione del piano per le aree grigie. Siamo invece favorevoli al fatto che la rete di Open Fiber possa essere integrata in quella di Tim che a nostro giudizio ha tutte le competenze necessarie per gestire questa operazione”.

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