Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

L'EDITORIALE

Tim si prende Open Fiber? Ipotesi non peregrina (sulla carta), ma c’è il “macigno” Antitrust

La fusione per incorporazione comporterebbe un inevitabile “conflitto di interessi” visto che OF si è aggiudicata tutte le gare pubbliche per l’Ftth nelle aree bianche. Dunque sarebbe davvero difficile portarla a casa, ammesso che le due parti raggiungessero un’intesa in tal senso. E anche il progetto di network sharing con Vodafone non è privo di criticità: la competizione di mercato sarebbe garantita ad armi pari?

08 Mag 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Dossier strategici, in grado di fare la differenza – e che differenza – sul timing del Roi in tema di fibra e 5G. Ma che rischiano di incagliarsi nelle maglie dell’Antitrust.

Da un parte l’operazione Tim-Open Fiber, dall’altra quella Tim-Vodafone. Nel primo caso sono diverse le ipotesi sul tavolo – il tavolo congiunto che le due aziende hanno battezzato da qualche settimana nel tentativo di venire ad un accordo win-win ed evitare una guerra che rischia di fare due “morti”. Le ipotesi in questione sono sostanzialmente tre al netto del lasciare le cose come stanno, ciascun per la sua strada con le proprie infrastrutture messe a disposizione dei competitor e vince chi offre le migliori condizioni e le migliori opportunità. Partnership esclusivamente di tipo commerciale; integrazione degli asset di rete fissa sotto il cappello di una newco a “conduzione” Cdp (previo scorporo della rete Tim), che consentirebbe di beneficiare delle favorevoli condizioni regolatorie concesse, secondo le nuove disposizioni della Commissione Ue, agli operatori wholesale-only (modello Rab); acquisizione di Open Fiber da parte di Tim (alias fusione per incorporazione), ipotesi che si starebbe facendo sempre più strada o quantomeno sarebbe stata sottoposta all’attenzione dei vari azionisti.

Passando al dossier Tim-Vodafone qui si punta ad un obiettivo già ampiamente condiviso dai due attori: aggregazione in un’unica entità delle rispettive infrastrutture passive di rete (quelle di Vodafone e quelle di Inwit, la tower company controllata da Tim) per un totale di 22.000 torri in Italia. Un’operazione di network sharing a controllo fifty-fifty che consentirebbe un risparmio dei costi di investimenti infrastrutture stimato fra il 20 e il 30%. L’ok dell’Antistrust è un passaggio però obbligatorio e l’Autorità si troverà a dover valutare che tipo di “concentrazione” verrà a crearsi, ossia se il network sharing fra due delle principali telco non comporti un danno in termini di equità della competizione. Qualche maligno sostiene che dietro l’operazione network sharing si celi una messa a fattor comune anche delle risorse frequenziali  per spartirsi la ghiotta torta 5G. I nodi da scliogliere saranno dunque non pochi. Per non parlare di quelli legati all’ipotetica fusione per incorporazione di Open Fiber in Tim – ammesso che Open Fiber accetti di farsi “inglobare” – che darebbe inevitabilmente vita ad un “monopolista” della fibra o quantomeno ad un soggetto difficilmente battibile sul fronte della competizione. Ma c’è di più: Open Fiber si è aggiudicata le tre gare pubbliche per la realizzazione, nelle aree bianche, di un’infrastrutture di rete Ftth. Se l’azienda finisse in pancia a Tim si verrebbe inevitabilmente a creare a dir poco un “conflitto di interessi” visto che un soggetto privato diventerebbe proprietario di un soggetto vincitore di gare pubbliche. Una strada legalmente praticabile?

A fine novembre 2018 il Codacons ha intanto presentato – a scopo “preventivo” si potrebbe dire – un esposto all’Antitrust sull’ipotesi di fusione fra le due aziende. E anche se al momento niente di ufficiale sul da farsi è stato annunciato dalle due parti in causa, l’Autorithy dovrà comunque dare risposta all’associazione dei consumatori. E nel caso di progetto di fusione dovrà essere l’Antitrust a dirimere tutte le questioni di “concorrenza” a livello nazionale. Poi bisognerà passare al vaglio della Commissione Ue. Insomma, comunque vada non se ne verrà a capo in tempi stretti. Se se ne verrà a capo.

Il tema della “convergenza” infrastrutturale sarà al centro del dibattito nell’edizione 2019 di Telco per l’Italia, l’evento annuale di Corcom-Digital360 in programma a Roma il prossimo 12 giugno. “La rete delle reti” il titolo che abbiamo scelto per la nona edizione. In campo i protagonisti dell’industry Ict e i rappresentanti delle istituzioni, delle Autorità e delle associazioni di settore. Qui la nostra “agenda” per la nuova economia, la nuova competitività, il nuovo sviluppo.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5