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LE REAZIONI

Tim, si va verso la rete di stato? Si apre il dibattito politico

Alta l’attenzione sulla discesa in campo di Cdp e sullo scontro Vivendi-Elliott. Il ministro Calenda ribadisce: “Preferibile un modello public company”. Ma Leu chiede al governo di riferire alle Camere. Per 5 Stelle e Lega positiva l’entrata in scena pubblica. Ma secondo Boccia (Pd) bisogna andare oltre le inziative estemporanee

10 Apr 2018

F. Me

Il futuro di Tim, le mosse di Cdp e lo scontro tra i francesi di Vivendi e il fondo Elliott animano il dibattito politico. Il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, riferendosi alla discesa in campo di Cassa depositi e prestiti, su Twitter spiega che “non c’entra l’italianità”. “Lo Stato non sta prendendo il controllo di Timsottolinea –. Riteniamo che una rete unica separata e neutrale corrisponda all’interesse generale. Pensiamo che un modello public company sia preferibile ad un controllo che ha mostrato limiti. Nessuno ha chiesto a Tim la separazione della proprietà ma quella societaria”, ha aggiunto Calenda spiegando ancora che “in ogni caso la difesa dell’italianità non c’entra nulla, Elliott non è italiano”.

A chiedere che il governo riferisca a Camera e Senato, Stefano Fassina deputato di LeU. “Il futuro della rete di Tim è troppo rilevante per il Paese – dice in una nota -. Tra il 24 aprile e il 4 maggio si definisce un capitolo importante per l’azienda e per la sua principale infrastruttura. Il Parlamento non può stare a guardare e il Governo Gentiloni non ha legittimazione politica sostanziale per decidere. L’insistenza di Calenda per l’affidamento della rete Tim a una public company è pericolosa. Per la sicurezza nazionale, la rete deve essere controllata dallo Stato, direttamente o, come è per le altre reti strategiche, tramite Cdp. Di Maio e Salvini che dicono? Lasciano fare”.

Per la Lega risponde Giancarlo Giorgetti, capogruppo alla Camera. La volontà di Cassa depositi e prestiti di rilevare il 5% di Tim riguarda “decisioni assunte dall’attuale governo in carica e per quanto riguarda noi della Lega nessuno ci ha consultato, non so se hanno consultato M5s o FI. A noi non hanno chiesto nulla, sono totalmente avulse da prospettive relative a un nuovo governo”. “Le modalità possono aver creato qualche turbamento nei mercati come ha detto il professor Zingales, ma la finalità di controllo della rete pubblica può essere letta in modo positiva in termini politici”, sottolinea Giorgetti.

Al deputato PD, Francesco Boccia, l’ingresso di Cdp in Tim “è apparsa una cosa fatta ultimo momento, vorrei che tutto quello che avverrà da qui in avanti sia spiegato con la massima trasparenza”. A Radio Anch’io, Boccia ha evidenziato che “il fondo Elliott non è un benefattore, è abituato a speculare, a entrare e uscire” dalle società. In sintesi per Boccia l’intervento di Cdp nel gruppo di Tlc andava fatto “ma, è il caso di dire, non così”. Lo Stato, sottolinea ancora Boccia, “non deve fare cose estemporanee, mi auguro ci sia una visione di insieme”.

Più convinti della mossa di Cdp i 5 Stelle. Roberta Lombardi su Facebook sottolinea che “non c’è niente di male in uno Stato che investe in settori strategici”. Nel nostro Paese, continua, “abbiamo, purtroppo, già molti esempi di dismissioni asset rilevanti: abbiamo rinunciato ad avere una banca pubblica, una compagnia aerea di bandiera e anche una compagnia telefonica pubblica. Questo ha fatto sì che in determinati settori ci fosse non solo un arretramento dello Stato, ma anche un peggioramento dei servizi stessi, a causa della mancanza di investimenti, dell’assenza di vision e di un diffuso peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Tim possiede la rete, un asset di forte interesse pubblico e – soprattutto – di estrema rilevanza industriale, nella previsione dello sviluppo dell’agenda digitale e di tutta quella fetta di economia che ruota attorno allo sviluppo dell’agenda digitale stessa. Lo Stato ha il dovere di presidiare e tutelare questa risorsa così importante per lo sviluppo del Paese”. 

Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, preoccupa un ritorno alle partecipazioni statali. “Non sto a parlare in termini di operazioni specifiche – ha detto in una pausa dei lavori del Workshop The House European Ambrosetti –  Ho in generale una preoccupazione, maturata negli ultimi anni, che si ricreino le partecipazioni statali”. “La cosa è un po’ strana perché tutti si lamentano della proliferazione delle partecipate locali, municipalizzate, che sono troppe, però al tempo stesso non è che si può ricreare il capitalismo a livello di Stato, a livello centrale”, ha aggiunto Cottarelli ribadendo che si tratta di “una cosa un po’ strana, però non voglio commentare operazioni specifiche”.

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