L'ANALISI

Tim: Vivendi e Cdp tacciono. Silenzio-assenso o quiete prima della tempesta?

Il tonfo in Borsa porta il titolo ai minimi storici: 25 centesimi. Pesano la revisione dei conti, l’outlook debole sul 2022, la “delusione” sulla strategia: siamo ancora alle “linee guida”. Labriola prende tempo per aggiustare il tiro e arrivare a definizione. Ma come andrà a finire con Kkr?

04 Mar 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

Screenshot 2022-03-04 at 20-20-38 TIM BORSA - Cerca con Google

In parte c’era da aspettarselo. Ma il tracollo del titolo a 25 centesimi – valore dimezzato rispetto a quei 50 offerti da Kkr che fino a pochi giorni fa erano considerati inadeguati – di certo non se lo aspettava Labriola. E c’è da scommettere che a balzare sulla sedia siano stati pure Vivendi e Cassa depositi e prestiti.

Le svalutazioni per 4 miliardi, in seguito soprattutto al ricalcolo del tax asset, che ha portato pesantemente in rosso il bilancio 2021 non poteva che impattare sul mercato. La “pulizia” – così l’hanno chiamata in molti – fatta dal neo amministratore delegato ha acceso i fari su conti che non tornavano ma, lo ha detto lui stesso in occasione degli incontri con la stampa e gli analisti, era più che necessaria per una ripartenza da dati oggettivi per evitare impatti sulle trimestrali e sui bilanci futuri. Dunque che il titolo subisse un contraccolpo in Borsa era inevitabile. Ma arrivare al crollo è segno di ben altro: le attese sul piano industriale 2022-2024 erano molto alte. E sono state disilluse: quel che è stato presentato è ancora a livello di “linee guida”, poco più di una cornice. Indicazioni di massima su quel che si intende fare: dare vita a due società, ma come e quando è ancora tutto da capire.

Labriola ha preso tempo: l’obiettivo è arrivare a giugno con una proposta dettagliata e operativa. Ed è questo “posticipo” sulla roadmap, in mix con una guidance sul 2022 considerata “debole”, la mancata decisione sul dossier Kkr e sul progetto di società della rete, ad aver scatenato la tempesta perfetta. I sindacati – che già si erano detti più che contrari alla piega che stava prendendo la strategia – hanno ulteriormente alzato i toni: “Tanto tuonò che piovve”, hanno intitolato la nota inviata alla stampa, un “noi lo avevamo detto” che alza i toni del conflitto e lancia il j’accuse contro gli azionisti, a partire da Vivendi. I francesi tacciono e tace anche Cassa depositi e prestiti – quest’ultima sia sul destino di Tim sia su quello di Open Fiber. E tace anche il Governo, in particolare la task force creata a Palazzo Chigi in cui siedono i tre ministri Daniele Franco (Economia), Vittorio Colao (Digitale) e Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico).

Silenzio-assenso? O quiete prima della tempesta? Tirare le fila è ancora presto. Ma di qui a giugno – la deadline che si è data Labriola – ci sono poco più di tre mesi. Ma la domanda che sorge spontanea adesso è quei 50 centesimi per azione che Kkr ha offerto – per ora virtualmente nella manifestazione di interesse – come li considera Vivendi? Sempre inaccettabili oppure i francesi ci ripenseranno?

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 2