LA STRATEGIA 2022-2024

Tim, Vivendi esce allo scoperto sul piano industriale: “Pieno sostegno a Labriola”

Il numero uno dell’azionista francese, Arnaud de Puyfontaine: “Il ceo saprà riportare il gruppo dove merita di stare”. E sottolinea anche che l’azienda “guarda a tutte le opzioni”. Nel bilancio svalutata la quota per 728 milioni

09 Mar 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

Arnaud-de-puyfontaine

“Pieno sostegno a Labriola”: il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, durante la conference call a seguito dell’approvazione dei conti del Gruppo, usa queste parole a commento del nuovo piano industriale 2022-2024 di Tim ribadendo la posizione dei francesi in qualità di “socio industriale che pinge a sviluppare progetti e a incentivare tutte le potenziali iniziative che possono creare valore per entrambi i partner”.

L’assist a Labriola per il rilancio dell’azienda è massimo: “Tim sotto la nuova leadership è nella posizione di poter mantenere le sue promesse, e ottenere un valore più grande del corrente valore azionario. Il ceo saprà riportare il gruppo dove merita di stare“.

anche se i francesi – in quota Tim con il 23,75% – si dicono aperti “a tutte le opzioni strategiche in futuro”. Nella nota che accompagna il bilancio 2021 il gruppo francese rende noto di aver svalutato la quota Tim in portafoglio per 728 milioni di euro: Vivendi ha chiuso il 2021 con un utile netto rettificato di 649 milioni, più che raddoppiato dai 292 milioni del 2020 grazie alla crescita dell’Ebita per 392 milioni di euro e ai proventi da partecipazioni per 115 milioni di euro, parzialmente compensati dalla diminuzione della quota sugli utili di Telecom Italia, valutati con il metodo del patrimonio netto. I ricavi sono stati di 9.572 milioni di euro (+10,4%) trainati dalla crescita del Gruppo Canal+, del Gruppo Havas e di Editis e dal consolidamento di Prisma Media a partire dal primo giugno dello scorso anno.

Per Tim la giornata di mercoledì è stata in recupero in Borsa, con un rimbalzo del 6,81% che ha portato il titolo a 0,2668 euro in crescita dal minimo storico a 25 centesimi registrato la scorsa settimana. L’assist al nuovo management è arrivato anche da Moody’s: “Il nuovo management lancerà un significativo cambio di strategia, con una potenziale separazione della rete che potrebbe sbloccare il valore di alcuni assets. E porta con sé una significativa esperienza dal precedente turn around delle attività brasiliane, di cui potrebbe beneficiare nella realizzazione della strategia di Tim”.

La partita in Brasile

L’Antitrust brasiliano (Cade) ha inserito due nuove condizioni nell’accordo di controllo della concentrazione (Acc), documento che contiene le condizioni imposte dall’organismo per poter dare il via libera all’acquisto della compagnia Oi Movel da parte del consorzio formato da Tim, Telefonica Brasil (proprietaria di Vivo) e America Movil (proprietaria di Claro). L’operazione da 2,6 miliardi di euro vedrà Tim salire in quota dal 23 al 32%, Vivo dal 33 al 37% e Claro dal 26 al 29%.

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Il Cade ha approvato l’acqusizione di Oi Movel lo scorso 9 febbraio. A integrazione delle condizioni già previste, le imprese dovranno specificare nell’Acc i metodi utilizzati per calcolare i prezzi della contrattazione del servizio di roaming nazionale da parte di società terze. Le offerte dovranno  essere sottoposte anche all’approvazione di Anatel e dovranno includere la tecnologia 5G. I prezzi saranno basati anche su modelli di costo che verranno definiti da Anatel.

Come stabilito in sede di autorizzazione alla vendita il 9 febbraio, il rispetto delle condizioni sarà monitorato da una società indipendente, indicata dagli acquirenti e approvata dal Cade che si occuperà anche dell’arbitrato per la risoluzione di eventuali conflitti. Il Cade puntualizza che la società in questione dovrà avere “comprovata e ampia esperienza nel mercato delle telecomunicazioni e conoscenze tecniche operative del servizio mobile personale”.

Le compagnie avranno 6 mesi di tempo per realizzare offerte pubbliche indipendenti per l’alienazione di almeno il 50% delle stazioni radio base (Erbs) comprate dalla Oi. Claro dovrà alienare il 40% entro 12 mesi. Insieme alla proprietà saranno offerti anche i diritti d’uso delle radiofrequenze e delle infrastrutture relative. Tim e Vivo si sono impegnate inoltre, entro 60 giorni, a mettere a disposizione di eventuali acquirenti lo sfruttamento industriale della rete e l’utilizzo di ulteriori frequenze di telecomunicazione acquisite da Oi. Entro 6 mesi le due compagnie dovranno poi cedere il 100 per cento di almeno una delle bande acquisite da Oi. Secondo l’accordo dovrà  essere ceduta una banda tra 1 gigahertz (ghz) e 3 ghz; in particolare 1,8, 2,1 o 2,5 ghz. Tim e Vivo hanno inoltre concordato di mettere a disposizione, entro 8 mesi, offerte per la banda 900 megahertz (mhz) per chi fosse interessato ad esplorare lo spettro in via temporanea.

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