L'EMENDAMENTO DEL SENATO

Tlc, per le newco decontribuzione triennale per gestire la transizione occupazionale

Nel decreto ex Ilva approvata la norma che dà la possibilità alle imprese, nate da fusioni o acquisizioni, di avviare un progetto industriale per la riconversione verso nuove competenze. Esonero contributivo fino a 3.500 euro per lavoratore. Piano Bul: ipotesi emendamento al decreto Pnrr provvedimento per superare l’impasse nelle aree grigie

Pubblicato il 06 Mar 2024

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Assist alle newco nel settore delle Tlc. Un emendamento approvato in Senato al decreto Ex Ilva relativo agli incentivi per i processi di aggregazione delle imprese e per la tutela occupazionale prevede che le nuove società – anche quelle del settore Tc, dunque – possano, sulla base di un accordo sindacale, avviare un progetto industriale per gestire la transizione occupazionale verso nuove competenze tramite progetti di formazione ad hoc. Al datore di lavoro spetta un esonero contributivo per ciascun lavoratore nella misura massima del 100 per cento dei contributi previdenziali e assistenziali a suo carico, nel limite di importo annuo pari a 3.500 euro per lavoratore.

Si tratta di una norma che potrebbe avere impatti anche sulle operazioni di riassetto a valle dello spin off della rete Tim.

Cosa prevede l’emendamento

“In via sperimentale per l’anno 2024 e 2025, nell’ambito del piano di politiche attive previsto dal Pnrr – si legge nel testo approvato da Palazzo Madama – le nuove imprese costituite attraverso processi di aggregazioni derivanti da una o più operazioni societarie rappresentate da fusioni, cessioni, conferimenti, acquisizioni di aziende o rami di esse, da cui emerge un organico complessivamente pari o superiore a 1.000 lavoratori, possono avviare il confronto sindacale per stipulare in sede governativa, alla presenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero delle imprese e del made in Italy, un accordo con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o con le loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero con la rappresentanza sindacale unitaria, in cui è contenuto un progetto industriale e di politica attiva, che illustri le azioni volte a superare le difficoltà del settore in cui opera e le azioni per la formazione o la riqualificazione dei lavoratori per garantire loro un adeguamento delle competenze professionali al nuovo contesto lavorativo, nonché per gestire processi di transizione occupazionale”.

La nuova impresa può sottoscrivere l’accordo “ anche precedentemente l’operazione societaria di aggregazione a condizione che nel medesimo accordo sia contenuto l’impegno ad effettuare tale operazione entro il termine perentorio di 60 giorni dalla sottoscrizione”.

Un successivo decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro delle imprese e del made in Italy, da emanare entro 60 giorni dalla entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati meccanismi che assicurino la eventuale revoca in caso di mancata effettuazione dell’operazione.

Cosa deve contenere il progetto industriale

Il progetto deve contenere la descrizione del piano industriale della nuova impresa; il numero complessivo dei lavoratori coinvolti nel processo di aggregazione; il numero complessivo dei lavoratori a cui applicare le politiche attive del progetto e l’indicazione dei profili professionali oggetto di formazione compatibili con il piano industriale; il numero delle ore di formazione non inferiore a 200 per ciascun lavoratore a tempo pieno da riproporzionare per i rapporti a tempo parziale; l’impegno del datore di lavoro a tutelare il perimetro occupazionale esistente alla data di decorrenza delle operazioni straordinarie di cui al comma 1 per almeno quarantotto mesi.

In corso di realizzazione del progetto l’azienda può variare parte dei corsi di formazione o riqualificazione e ne darà dettagliata informativa alle organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo.

La decontribuzione, a quanto ammonta

Alla newco spetta un esonero contributivo per ciascun lavoratore nella misura massima del 100 per cento dei contributi previdenziali e assistenziali a suo carico, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, nel limite di importo annuo pari a 3.500 euro per lavoratore. L’esonero contributivo di cui al presente comma spetta per ulteriori dodici mesi nel limite di importo annuo pari a 2.000 euro. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. L’esonero contributivo è riconosciuto a condizione che a ciascun lavoratore sia assicurato lo svolgimento di attività di formazione o riqualificazione per almeno 200 ore complessive da svolgere nel periodo di durata del beneficio.

Piano Bul, il nodo aree grigie

Intanto la questione delle aree grigie è finita sul tavolo del governo. Open Fiber non sarebbe in grado di completare il lavori entro giugno 2026 come stabilito dal Pnrr: dopo l’aggiornamento dei civici, sarebbero risultati 20 kn di rete aggiuntivi, con impatto su costi e tempi. Secondo Milano Finanza, per uscire dall’impasse Open Fiber avrebbe proposto di conteggiare i civici individuati, adiacenti a quelli ufficiali riportati nel Pnrr, sostituendo quelli più remoti. In questo modo i target al 2026 potrebbero essere rispettati. Infratel non è però convinta anche se non ha chiuso definitivamente alla proposta. In questo contesto si inserisce l’impegno del governo: il Mef starebbe pensando a un emendamento al decreto Pnrr in fase di conversione che regoli questa soluzione.

L’alternativa sarebbe quella di affidare due o più lotti a Tim, come precisato ieri in un articolo di Corcom. Sempre che Tim riesca a farsene carico: la questione è legata inevitabilmente alle tempistiche. Di fatto bisognerebbe trasferire le aree in questione ad horas per non mettere la stessa Tim nella condizione di non riuscire a mettere a segno gli obiettivi Pnrr considerato il carico di lavoro aggiuntivo e la penuria di risorse nei cantieri.

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