L'INTERVENTO

Tlc, Di Raimondo: “Senza sostenibilità economica a rischio il futuro digitale dell’Italia”


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La direttrice generale sottolinea: “La filiera continua a sostenere il percorso per colmare il digital divide e garantire competitività al Paese con 7,7 miliardi di investimenti, di cui 6,8 miliardi privati. Occorre fare scelte di politica industriale”

Pubblicato il 29 ott 2026



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Punti chiave

  • Garantire la sostenibilità economica della filiera delle telecomunicazioni: nel 2025 6,8 miliardi su 7,7 sono investimenti privati; è cruciale per colmare il divario digitale e creare lavoro qualificato.
  • Occorre una scelta di politica industriale che renda le tlc priorità nazionale: regole stabili, rinnovo delle frequenze, riduzione oneri energetici e contributo delle grandi piattaforme.
  • Trasformare infrastrutture in uso effettivo richiede PA digitale, riduzione delle barriere autorizzative, stimolo della domanda e strumenti per finanziare aggiornamenti e innovazione della connettività.
Riassunto generato con AI


Garantire la sostenibilità economica della filiera delle telecomunicazioni è essenziale per costruire il futuro digitale dell’Italia, visto che, nel 2025, dei 7,7 miliardi investiti dal settore delle Tlc, 6,8 miliardi sono stati realizzati dai privati. Solo la sostenibilità degli investimenti garantita da una solida politica industriale permetterà di ottenere obiettivi strategici come colmare il divario digitale per rafforzare la competitività del Paese, sostenere lo sviluppo economico delle aree interne e creare nuove opportunità di occupazione qualificata.

È il messaggio lanciato da Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel – Assotelecomunicazioni, nel suo intervento alla tavola rotonda “Territori, Innovazione e Sviluppo Sostenibile“, nell’ambito del Green Building Forum Italia 2026 a Roma.

Di Raimondo: “Investimenti privati Tlc a 6,8 miliardi, serve sostenibilità”

“Colmare il divario digitale è una condizione fondamentale per la competitività e la coesione sociale del Paese. La filiera tlc – ha precisato Di Raimondo – continua a sostenere questo percorso: nel 2025 gli investimenti complessivi hanno raggiunto i 7,7 miliardi di euro, di cui 6,8 miliardi privati. Ma occorre garantirne la sostenibilità economica, perché senza una filiera solida e capace di investire non può esserci una trasformazione digitale diffusa”.

“Non c’è contraddizione tra sostenibilità economica e coesione territoriale“, ha aggiunto Di Raimondo. “La sfida è costruire un equilibrio nel quale gli investimenti nelle reti generino nuovi servizi, competenze, occupazione e sviluppo sostenibile per tutti i territori”.

All’Italia digitale serve una politica industriale

“Ora va fatta una scelta di politica industriale: considerare le telecomunicazioni una priorità strategica nazionale e agire di conseguenza”, ha detto ancora la direttrice Asstel.

Le Linee programmatiche dell’associazione indicano le condizioni industriali che permettono alle telecomunicazioni italiane di traguardare obiettivi concreti di investimenti, innovazione e crescita. “Senza una filiera Tlc forte, sostenibile e messa nelle condizioni di investire, non ci sarà futuro digitale credibile per l’Italia“, ha concluso Di Raimondo.

Come sottolineato anche dal presidente Asstel Pietro Labriola durante la presentazione del Rapporto sulla filiera delle telecomunicazioni 2026 a Roma in occasione del Forum Nazionale organizzato da Asstel e dalle organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc-Uil, la marginalità operativa delle telecomunicazioni italiane viene quasi interamente assorbita dagli investimenti nelle infrastrutture.

Nel 2025 il saldo tra Ebitda e Capex si attesta ad appena 200 milioni di euro. Il mercato registra una ripresa dei ricavi, arrivati a 28,4 miliardi di euro, ma continua a fare i conti con costi crescenti, prezzi in diminuzione e consumi di connettività in forte espansione. Una combinazione che rende particolarmente complesso finanziare l’ammodernamento delle rete: per questo Asstel sollecita una scelta di politica industriale capace di riconoscere il ruolo strategico del settore nell’economia italiana.

Le proposte di Asstel per il rilancio della filiera

Al centro delle proposte dell’associazione di Confindustria figurano le condizioni per il rinnovo delle frequenze, la riduzione degli oneri energetici, l’adeguamento dei limiti elettromagnetici e il contributo delle grandi piattaforme digitali agli investimenti.

Secondo le stime del rapporto Asstel, considerando gli effetti diretti e indiretti, la filiera genera un contributo di oltre 139 miliardi di euro al Pil nazionale, pari al 6,2% del totale. Il documento quantifica inoltre in circa 141 miliardi di euro il contributo cumulato alle entrate fiscali dello Stato tra il 2007 e il 2025.

Il ruolo strategico delle Tlc per il Paese

Al recente Festival del Digitale Popolare di Torino Di Raimondo ha sottolineato un altro punto: la disponibilità di connettività non basta da sola a produrre digitalizzazione, nuovi servizi e sviluppo economico. Per la filiera italiana delle telecomunicazioni il prossimo passaggio riguarda quindi la capacità di trasformare le infrastrutture realizzate negli ultimi anni in utilizzo effettivo da parte di cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche.

“Una rete disponibile è una condizione necessaria, ma non sufficiente”, ha affermato. “Negli ultimi anni la filiera delle telecomunicazioni ha posto in essere investimenti significativi per portare connettività ovunque, e i risultati sono evidenti. Oggi, però, il principale ostacolo non è più soltanto infrastrutturale: è la distanza tra ciò che la rete rende possibile e ciò che cittadini, imprese e amministrazioni sanno e vogliono farne nel suo utilizzo quotidiano”.

Dal 2010 il settore ha perso oltre il 30% del fatturato

Il tema della diffusione dei servizi si intreccia con quello della sostenibilità economica della filiera. Dal 2010 il settore delle telecomunicazioni ha perso oltre il 30% del fatturato, pari a circa 14 miliardi di euro, continuando nello stesso periodo a sostenere investimenti complessivi superiori a 114,8 miliardi.

Sul quadro economico pesa anche l’aumento del costo del capitale, passato, secondo i dati richiamati da Asstel, dal 7,3% del 2019 all’8,1% del 2023.

“Connettività e digitalizzazione richiedono investimenti continui nelle reti e l’integrazione di AI, cloud, dati e capacità di calcolo nei processi pubblici e privati”, ha sottolineato Di Raimondo.

Il nodo riguarda dunque sia la possibilità di continuare ad aggiornare le infrastrutture sia la crescita dei servizi che quelle reti devono sostenere. L’aumento della domanda digitale può contribuire ad ampliare l’utilizzo degli investimenti realizzati e ad alimentare nuovi interventi tecnologici.

Regole stabili e PA digitale per sostenere gli investimenti

Per Asstel, il rapporto tra settore pubblico e imprese deve poggiare su regole stabili, tempi certi e risorse pubbliche concentrate nelle aree dove il mercato da solo non riesce ad arrivare. A queste condizioni si aggiunge la necessità di ridurre le barriere autorizzative che possono rallentare la realizzazione e l’aggiornamento delle infrastrutture.

Un ruolo viene attribuito anche alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, che può alimentare direttamente la domanda di servizi e favorirne l’adozione da parte di cittadini e imprese.

La prospettiva indicata dall’associazione mette quindi in relazione sviluppo delle infrastrutture, utilizzo dei servizi e capacità di continuare a finanziare l’evoluzione tecnologica delle reti.

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