MERCATO UNICO DELLE TLC

Tlc, il Berec “boccia” il piano Kroes: “Mette a rischio le regole europee”

L’Authority Ue dà un giudizio tranchant sul pacchetto per il Mercato unico delle Tlc fortemente voluto dal commissario alla Digital Agenda. “Misure slegate l’una dall’altra e varate troppo precipitosamente”. E allerta: “Una minaccia per investimenti, concorrenza e benefici per i consumatori”

Pubblicato il 16 Set 2013

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E’ tranchant, carico d’inquietudine e irritazione appena dissimulata, il giudizio del Berec sul piano Kroes per il mercato unico delle tlc. In una nota ufficiale diffusa nel pomeriggio, l’organismo europeo che raggruppa le Authority nazionali per le telecomunicazioni contesta apertamente sia il metodo che il merito della proposta legislativa svelata mercoledì scorso dalla Commissione europea. La reputa addirittura “una minaccia all’integrità del quadro regolamentare europeo e dei risultati da esso raggiunti in termini d’investimenti, concorrenza e benefici per i consumatori”.

Nello sguardo dei regolatori, il pacchetto nuocerebbe dunque a quegli stessi obiettivi che promette con enfasi di perseguire. Perché, accusa il documento, esso andrebbe a produrre una situazione di seria incertezza legale che appare in stridente “contrasto con l’auspicio della Commissione di garantire un ecosistema regolamentare prevedibile, essenziale per la promozione d’investimenti efficaci e di un’effettiva concorrenza”. Il problema, spiega la nota, è che la proposta si presenta come un amalgama “di misure slegate l’una dall’altra” a tutto danno della coerenza del quadro legislativo.

Secondo il Berec, il regolamento sarebbe stato inoltre varato “troppo precipitosamente senza dare le opportune spiegazioni, né esplorare le sue ipotetiche conseguenze”. A preoccupare i regolatori sembra infatti essere il netto “scostamento da un approccio pro-concorrenziale ad una visione che favorisce il consolidamento di mercato”. E poi, accusano i regolatori, “è anche importante sottolineare che la condizione del settore delle telecomunicazioni non è così cupa come sembra suggerire” il documento che accompagna il pacchetto.

Altrettanta apprensione è inoltre espressa all’indirizzo delle norme che, in sostanza, dispongono un “sostanziale spostamento di poteri” dagli Stati membri e dalle stesse Authority verso la Commissione, con una conseguente “centralizzazione delle competenze a livello comunitario” (principalmente in materia di rimedi regolamentari). Ciò mette a rischio “la capacità dei regolatori nazionali di intraprendere, individualmente o collettivamente, le dovute e proporzionate azioni regolamentari nei mercati rilevanti”.

Ma, come si diceva, ce n’è anche per il metodo seguito dalla Commissione per mettere a punto il pacchetto. Il Berec deplora di non essere stato chiamato da Bruxelles a cooperare sui dettagli delle misure. E stigmatizza il fatto che la definizione del piano non sia stata preceduta da una consultazione pubblica, non potendo quindi beneficiare degli “input dei consumatori, dell’industria e degli stessi regolatori”.

Insomma, pur senza allontanarsi dall’usuale frasario diplomatico, le Authority questa non le hanno mandate a dire. E’ vero che nella nota reiterano il loro sostegno “agli obiettivi della Commissione per promuovere il mercato unico e assicurare condizioni ottimali per incrementare gli investimenti nel settore, nell’interesse dei consumatori europei e dell’intera economia”. Però le perplessità restano. E si sommano a quelle espresse nei giorni scorsi da un’ampia platea di attori, tra cui l’Etno o ancora il governo francese. Non sono buone notizie per il commissario per l’agenda digitale Neelie Kroes.

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