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IL CASO

Usa, stop al Gps nelle indagini: “Viola la privacy”

Sentenza storica della Corte Suprema: la polizia non può usare la tecnologia senza prima ottenere un mandato di perquisizione

24 Gen 2012

F.Me.

Sentenza storica dalla Corte Suprema americana secondo cui andrà abolito l’uso del Gps (global positioning system) nelle indagini in quanto “viola la privacy”. I giudici hanno accolto una precedente sentenza della Corte d’appello, secondo la quale la polizia non può usare il dispositivo senza prima ottenere un mandato di perquisizione in quanto viola le norme costituzionali sulla privacy.

Tutto iniziò nel 2005, quando la polizia installò un Gps su una Jeep Grand Cherokee in un parcheggio pubblico nel Maryland, ovviamente senza richiedere alcuna autorizzazione. L’auto era di proprietà di Antoine Jones, proprietario di un nightclub a Washington D.C. L’uomo era sospettato di spaccio di droga e la polizia seguì i suoi movimenti per un mese, fino alla condanna. La Corte d’appello, tuttavia, rigettò la sentenza e stabilì che il monitoraggio prolungato del veicolo di Antoine Jones equivaleva a una perquisizione. A distanza di sette anni, la Corte Suprema le ha dato ragione.

Un colpo soprattutto per la polizia per cui sarà più difficile seguire le auto sospette e anche ina sconfitta per per l’amministrazione Obama, che ha sempre difeso il Gps come strumento di monitoraggio delle auto sulle strade. La decisione è stata accolta con favore dai gruppi in difesa delle diritti civili, allarmati per il vasto numero di dati personali raccolti tramite Gps, cellulari, computer, telecamere di sorveglianza, satelliti e cercapersone.

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