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Vivendi rompe il silenzio e accusa Conti: “No a slittamenti, assemblea entro il 15 febbraio”

I francesi chiamano in causa il presidente di Tim, di cui è stata chiesta la testa: “Qualsiasi ulteriore ritardo nella convocazione dell’assemblea degli azionisti sarebbe imbarazzante per la società”. Ma Conti non ci sta: “Faccio gli interessi di tutti gli azionisti”

11 Gen 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

No ai temporeggiamenti. E niente scuse. Alla vigilia del cda di lunedì 14 e dopo un lungo silenzio durato tre settimane Vivendi affila le armi e torna all’attacco.

Le voci circolate in merito all’intenzione del cda di far slittare l’assemblea chiesta dal socio di maggioranza per revocare 5 degli attuali consiglieri in quota Elliott e nominarne altrettanti per “riequilibrare” pesi e poteri all’interno del Consiglio, hanno fatto più che storcere il naso ai francesi che in serata hanno ribadito la richiesta di un’assemblea urgente, da tenersi prima del 15 febbraio e quindi prima del consiglio (in programma il 26 del prossimo mese) chiamato ad approvare il bilancio 2018.

Vivendi accusa il presidente di Tim Fulvio Conti – di cui è stata chiesta la “testa” insieme con quella dei consiglieri Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti – il quale “ha già mostrato in passato una mancanza di rispetto per i principi di governance che dovrebbero guidare l’azienda, orchestrando l’estromissione di Amos Genish e assumendo il ruolo di direttore esecutivo. Ora ha il chiaro compito di rispettare la legge e salvaguardare non solo la reputazione di Telecom tra gli investitori internazionali, ma anche i suoi risultati finanziari”, ha dichiarato un portavoce all’agenzia Ansa.  E ancora: “Qualsiasi ulteriore ritardo nella convocazione dell’assemblea degli azionisti sarebbe imbarazzante per la società e per il presidente del cda Fulvio Conti. È ormai chiaro che il vero motivo di queste assurde tattiche volte a perdere tempo riguarda il fatto che il presidente ritiene di non rappresentare più gli azionisti di Telecom nel loro complesso e cerca quindi di evitare un voto democratico ignorando ogni basilare regola di governance. Ancora una volta, Elliott e gli interessi personali, prevalgono su ciò che è giusto per la società”.

Immediata la replica del presidente Conti che si è detto stupito relativamente all’attribuzione dei “poteri” da parte di Vivendi: “Sono il Presidente di un Consiglio di Amministrazione che ha una presenza significativa di autorevoli membri di nomina Vivendi (oltre al ceo della stessa Vivendi), nonché, oltre al sottoscritto, di nove consiglieri di rinomato standing che vantano totale autonomia di giudizio. Ricordo, inoltre, che gli amministratori di nomina Vivendi hanno, in passato, avuto modo di ascoltare le mie esortazioni in Consiglio con le quali ricordavo di non parlare della loro partecipata Tim a mercati aperti”.

Nel ribadire il suo ruolo Conti ha deciso di fare chiarezza: “Sul tema specifico il mio lavoro è rivolto agli interessi di tutti gli azionisti, e rispettando l’azionista con il 24%, non posso trascurare di tenere in considerazione il restante 76%. Se Vivendi ha a cuore le regole di un voto democratico dovrà attendere la convocazione dell’Assemblea che sarà deliberata dal prossimo Cda del 14 gennaio, che dovrà assumere la propria decisione in totale autonomia, rispettando il Codice Civile che prevede, entro 30 giorni dalla richiesta, la convocazione di un Assemblea”. Conti ha puntualizzato che la data di convocazione dell’Assemblea “dovrà essere determinata tenendo in considerazione l’interesse di tutti gli azionisti e l’interesse della società”. “Informo i signori di Vivendi – ha aggiunto il presidente di Tim – che il Codice Civile, a differenza di quanto dichiarato dal loro portavoce, non prevede un limite temporale per la fissazione della data in cui si dovrà tenere l’Assemblea, ma affida al Consiglio di Amministrazione la determinazione di una data corretta per la celebrazione dell’Assemblea che contemperi opportunamente tutti gli interessi in gioco”.

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