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PRIMO PIANO

Tim, la quiete prima della tempesta. Governance in cima all’agenda

Lunedì 14 il primo cda dell’anno, quello voluto da Vivendi e chiamato a decidere sulla convocazione dell’assemblea per la revoca e la nomina di 5 nuovi consiglieri. I francesi puntano ad accelerare, ma la partita con tutta probabilità sarà rimandata a marzo

11 Gen 2019

Tre settimane di silenzio. Sarà stata la stagione natalizia. O sarà stato un cambio di strategia con l’obiettivo di non far trapelare ulteriori notizie a “favore” dell’“avversario”. O, ancora, i contendenti – Vivendi e Elliott – forse si saranno presi il tempo per affilare adeguatamente le armi e prepararsi per la battaglia finale. Tant’è che dopo mesi di botta e risposta, j’accuse e rivendicazioni, da tre settimane tutto tace.

La quiete prima della tempesta? L’appuntamento è fissato per lunedì 14, data del cda voluto dai francesicon l’obiettivo di convocare “il prima possibile” un’assemblea per revocare i 5 consiglieri eletti lo scorso maggio in quota Elliott (Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti de Ponti e il presidente Fulvio Conti) e procedere alla nomina di altri 5, già individuati in Flavia Mazzarella, Gabriele Galateri di Genola, Rob van der Valk, Francesco Vatalaro e Franco Bernabè.

Ma è su quel “prima possibile” auspicato di Vivendi che partirà da subito il braccio di ferro. Secondo rumors il cda di lunedì rimanderà la partita probabilmente a marzo, ossia dopo l’approvazione del bilancio 2018 in calendario per il 26 febbraio, data in cui contestualmente dovrebbe essere presentato anche il piano industriale a firma Luigi Gubitosi, il neo Ad che sta intanto procedendo a riorganizzare la squadra.

Di qui a marzo gli equilibri potrebbero cambiare e non poco: secondo voci, non confermate, Elliott vorrebbe aumentare la propria partecipazione nella compagnia di Tlc passando dall’8,8% al 10% in modo da poter consolidare ulteriormente la propria posizione e rendere più difficile a Vivendi raggiungere lo scopo del ribaltone in assemblea.

Insomma la questione governance resta inevitabilmente in cima all’agenda nonostante il dossier scorporo rete sia decisamente più dirimente per il futuro dell’azienda. I francesi non sono affatto favorevoli allo spin off dell’infrastruttura. E sulla questione si è di recente espresso anche l’ex Ad e presidente di Tim Franco Bernabè – indicato fra i 5 consiglieri Vivendi – in controtendenza rispetto a quanto da lui stesso sempre sostenuto indicando nell’acquisizione di Open Fiber la soluzione ideale.

A metà dicembre intanto Agcom ha concluso l’analisi del mercato dell’accesso alla rete che includeva la proposta di separazione volontaria dell’infrastruttura di Tim, presentata dall’allora amministratore delegato Amos Genish. A tal proposito a

giugno 2018 il Consiglio dell’Autorità ha ritenuto che il progetto di separazione legale della rete di accesso “possegga i requisiti di ammissibilità (in relazione alla non manifesta irragionevolezza) richiesti dal Berec per l’avvio della procedura di analisi di mercato coordinata prevista dall’art. 50 ter del Codice delle comunicazioni elettroniche”. Ora l’Authority ha dato il via alla consultazione pubblica – della durata di 50 giorni– per  acquisire commenti, osservazioni, elementi di informazione e documentazione per poi esprimersi definitivamente sul tema.

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