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STRATEGIE

Vivendi, voti “congelati” per chiudere il caso Mediaset-Telecom

Allo studio della media company la creazione di un trust a cui conferire parte delle azioni detenute nel gruppo di Cologno Monzese. La mossa punta all’allineamento con la pronuncia Agcom. Mentre su Tim la società francese ribadisce: “Resteremo azionisti di lungo termine”

21 Apr 2017

Andrea Frollà

Congelare la quota eccedente il 10% detenuta nel capitale di Mediaset, per mettersi in regola con la decisione dell’Agcom e provare a riaprire in modo definitivo il dialogo con la famiglia Berlusconi. Il patron di Vivendi, Vincent Bolloré, sembra aver trovato la carta giusta per uscire dall’empasse successivo alla pronuncia dell’Autorità garante per le comunicazioni.

L’authority presieduta da Angelo Marcello Cardani, applicando per la prima volta una precisa disposizione della Legge Gasparri, ha stabilito che la media company francese dovrà scegliere fra le due partecipazioni in Mediaset e Telecom, che ai volumi attuali (rispettivamente 28,8 e 24,7%) non sono compatibili. Il provvedimento dell’Agcom non impone però alcuna vendita delle quote in eccesso. Rilevano i diritti di voto e spetta a Vivendi trovare una soluzione entro i prossimi due mesi.

I francesi non appaiono intenzionati a mollare la presa su Telecom e, anzi, si profila un esercizio pieno dei diritti di voto (23,9%) alla prossima assemblea della telco prevista per il 4 maggio. La società francese ha inoltre precisato, in una nota emessa oggi, di voler continuare a svolgere “il ruolo di azionista di lungo termine dell’operatore italiano di telecomunicazioni”. L’industria dei media e delle telecomunicazioni, sottolinea la compagnia, “sta evolvendo verso un ecosistema digitale convergente, basato sull’integrazione tra contenuti e distribuzione. Vivendi si trova in una posizione unica, quella di poter far leva sull’intera catena del valore grazie all’utilizzo dei propri contenuti premium, delle piattaforme di distribuzione, delle partnership e della possibilità di raggiungere un ampio bacino di consumatori”.

E in questo contesto Vivendi considera Telecom Italia un “elemento chiave per portare avanti l’ambizioso piano di diventare un leader mondiale nell’offerta di contenuti premium” e ha la “possibilità di rafforzare il ruolo di Telecom Italia, fornendole gli strumenti per cogliere nuove opportunità e rispondere alle sfide di un settore come quello delle telecomunicazioni che sta vivendo un momento di cambiamento epocale, con l’arrivo anche a breve di un nuovo player”. La nota di Vivendi mette in risalto le sinergie fra i due gruppi e ribadisce l’importanza degli investimenti nello sviluppo e la diffusione della rete a banda ultra larga, fissa e mobile, in modo da alimentare la forte domanda di servizi convergenti di alta qualità e di soluzioni multiplay e consentire così a Telecom Italia di incrementare la sua quota di mercato e il fatturato.

“Nel corso del 2016, Vivendi ha sostenuto il management di Telecom Italia nel porre le basi e le condizioni necessarie a migliorare i risultati operativi e finanziari della società – dichiara Arnaud de Puyfontaine, ceo della società francese -. Vivendi continuerà a fornire il proprio sostegno, mettendo a disposizione le competenze e le risorse necessarie a sostenere la crescita dei margini e della redditività, migliorando al tempo stesso la customer experience in tutti i segmenti”.

L’esercizio di tutti i dirtti di voto in Telecom escluderebbe automaticamente un esercizio altrettanto pieno dei diritti di voto (29,94%) lato Mediaset. Ecco perché sta prendendo quota l’ipotesi di un congelamento della quota di azioni che va oltre il 10% di Mediaset, da attuare mediante la creazione di un trust. L’utilizzo di questo istituto, entrato nel nostro ordinamento con l’adesione dell’Italia alla Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, permetterebbe a Vivendi di dividere il 18% delle proprie azioni Mediaset dalle restanti, generando un patrimonio autonomo. La media company si potrebbe poi presentare alla prossima assemblea del gruppo di Cologno Monzese senza ascia di guerra, nel tentativo di riaprire il dialogo e trovare una nuova intesa dopo un anno di battaglie legali e finanziarie, che hanno fatto male anche a Mediaset.

A questa ipotesi, che trova grande risalto sulla stampa finanziaria, crede anche il mercato. “La decisione dell’Agcom rende più difficile la posizione di Vivendi, ma accelera anche i tempi per arrivare a una soluzione, rafforzando la posizione di Fininvest”, sottolineano gli analisti di Equita Sim. Dello stesso giudizio gli esperti di Icbpi, secondo i quali “il provvedimento dell’authority genera maggiori chance di risoluzione, giudiziale o consensuale, a favore di Mediaset”. Anche Banca Akros crede che sarà la compagnia della famiglia Berlusconi ad avvantaggiarsi maggiormente della pronuncia Agcom.

Le mosse di Vivendi nei confronti di Mediaset sono strettamente legate a quelle nei confronti di Telecom, che ieri è tornata al centro dell’ennesime indiscrezioni su un possibile interesse di Orange. Anche se il ceo della compagnia di telecomunicazioni francese ha subito gettato acqua sul fuoco: “Non mi sembra il momento particolarmente adatto per pensare di entrare sul mercato italiano, ma siamo attenti a quello che succede – ha spiegato ieri a margine della presentazione di Orange Bank -. Se dovesse accadere qualcosa attorno a Telecom Italia, guarderemmo se è nel nostro interesse andare oltre, ma questo non è il caso attualmente”. Secondo Richard, in Italia “non ci sono opportunità, ci sono dei player già attivi e un mercato che avrà qualche scossone con l’arrivo di un nuovo operatore nel mobile che conosciamo bene (IliadFree di Xavier Niel)”. La stampa francese non esclude che novità sul fronte Orange-Tim possano arrivare dopo la tornata elettorale in Francia che si aprirà domenica.

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