IL CASO

Vodafone-Three, il merger rischia di saltare?

L’Antitrust britannico apre un’indagine per verificare gli impatti sulla competizione di mercato. Una mossa che contrasta con la necessità di consolidamento per fare fronte alla grave crisi delle Tlc in Europa

Pubblicato il 26 Gen 2024

F. Me

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Il merger Vodafone-Three nel mirino dell’Antitrust britannico. La Competition and Markets Authority esaminerà eventuali elementi del deal che possano produrre una “sostanziale riduzione della concorrenza”, ha spiegato la ceo della Cma Sarah Cardell in una nota.

“Questo accordo unirebbe due dei principali player nel mercato delle telecomunicazioni del Regno Unito, che è fondamentale per milioni di utenti privati e imprese  – ha evidenziato Cardell – Valuteremo se e come questa fusione possa impattare sulla concorrenza prima di decidere i prossimi passi.” La Cma ha 40 giorni lavorativi per valutare il dossier e potrebbe poi ordinare un’indagine più approfondita di “fase 2”, con il potere di ordinare modifiche all’accordo, o addirittura di bloccarlo completamente.

La reazione di Vodafone e Three

In un comunicato congiunto Vodafone e Three UK, di proprietà di Ck Hutchison, hanno difeso l’accordo evidenziando come questo “migliorerà significativamente la concorrenza creando un’azienda combinata con più risorse da investire nell’infrastruttura e competere meglio con i due maggiori palyer convergenti”.

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 “Vodafone – ha sottolineato il ceo di Vodafone Uk, Ahmed Essam che guiderà la newco – è pronta a collaborare in maniera ostruttiva con la Cma”.

L’accordo Vodafone-Three

Il deal tra i due player prevede che Vodafone Uk avrà in pancia il 51% della newco (“MergeCo”) e Three il 49%. Nessun corrispettivo in contanti da pagare dato che le due aziende hanno contribuito con importi di debito per ottenere la proprietà MergeCo 51/49. Vodafone e Three hanno rispettivamente opzioni call and put, che, se esercitate, porterebbero Vodafone ad acquisire la partecipazione del 49%.

Le efficienze stimate della fusione dovrebbero ammontare a più di 700 milioni di sterline di costi annuali e sinergie di capex entro il quinto anno intero dopo il completamento, con un Van (valore attuale netto) implicito di oltre 7 miliardi di sterline.

L’attuale Ceo di Vodafone Uk Ahmed Essam diventerà Ceo di MergeCo e l’attuale Cfo di Three Uk Darren Purkis assumerà il ruolo di Cfo di MergeCo. La combinazione della divisione britannica di Vodafone e Three UK ridurrà il numero degli operatori mobili nel paese a soli tre, in linea con il processo di consolidamento che ha caratterizzato il settore telco negli ultimi anni.

Il 7 dicembre 2023 l’Antitrust Ue ha dato il via libera al merger spiegando che  “la transazione non suscita preoccupazioni relativamente alla concorrenza di mercato, dato che si concentra sul mercato mobile britannico e ha un impatto limitato sullo spazio economico europeo”.

La Ue e il consolidamento delle Tlc

Sul tema consolidamento l’Europa assume decisioni a prima vista “controverse”. In un editoriale a firma della direttrice del nostro giornale, Mila Fiordalisi, si evidenzia come l’Ue da una parte apre indagini su deal che vanno nella direzione di una riduzione del numero dei palyer  – un esempio è quella sulla jv tra  Orange e MasMovil in Spagna il cui verdetto è atteso per metà gennaio – dall’altra ha spesso posto l’accento  sulla necessita di un consolidamento, considerata dai più l’unica via per consentire il “salvataggio” di molte telco alla prova di margini risicati e di una guerra sui prezzi che non accenna a diminuire. Un vero e proprio giano bifronte. Non sono bastati gli errori del passato e le nubi che si stagliano sul futuro per un cambio di passo significativo.

Secondo l’Antitrust il “matrimonio” fra Orange e MasMovil – che ridurrebbe a tre gli operatori nazionali – è da indagare. Eppure la Spagna, insieme con l’Italia, è uno dei Paesi più in difficoltà tant’è che Vodafone ha indicato proprio questi due Paesi fra quelli in cui si rende necessario un “ridimensionamento” delle attività.

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