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MERCATO

Xiaomi pronta al debutto in Borsa, Ipo-record da 10 miliardi di dollari

L’azienda cinese, quarto maggiore vendor mondiale di smartphone, ha presentato il prospetto alla Borsa di Hong Kong insieme ai dati finanziari. Obiettivo: espansione globale a suon di prezzi low-cost per “rosicchiare” quote di mercato a Samsung e Huawei

03 Mag 2018

Patrizia Licata

giornalista

Xiaomi è pronta a debuttare alla Borsa di Hong Kong per quella che si preannuncia come la più grande Ipo degli ultimi quattro anni. Il gruppo cinese degli smartphone, ormai quarto maggior produttore mondiale, ha presentato la richiesta di quotazione alla Borsa di Hong Kong e l’operazione, secondo l’agenzia di stampa Bloomberg, potrebbe valere 10 miliardi di dollari: sarebbe così la più grande Ipo dopo quella da 25 miliardi di dollari di Alibaba, il gigante cinese delle vendite online, entrato sui listini nel 2014 . L’Ipo di Xiaomi potrebbe imporsi anche come la più grande del 2018; con una transazione da 10 miliardi di dollari il valore del vendor di Pechino salirebbe a 100 miliardi di dollari.

I documenti sull’offerta pubblica iniziale  citano come banche sponsor CLSA, Morgan Stanley e Goldman Sachs. La nota per la Borsa di Hong Kong include i dati finanziari più recenti di Xiaomi: i ricavi del 2017 sono aumentati del 67,5% su base annua a 114,62 miliardi di yuan (18 miliardi di dollari), di cui 82,5 miliardi generati dalle attività in Cina (+39,2%) e 32,1 miliardi da quelle all’estero (+250,4%). L’utile operativo sale a 12,2 miliardi di yuan contro i 3,8 miliardi del 2016, ma il risultato netto è in perdita per 43,9 miliardi di yuan (quasi 7 miliardi di dollari) per effetto dei costi di conversione di obbligazioni convertibili; senza queste spese, l’utile netto adjusted è cresciuto a 5,4 miliardi di yuan contro 1,9 miliardi l’anno prima. Oltre agli smartphone (il 70,3% dei ricavi), Xiaomi produce apparecchiature connesse a internet (20,5%), gadget di elettronica e piccoi elettrodomestici (8,6% del business). L’azienda cinese si dice focalizzata sull’obiettivo di un margine netto di profitto non superiore al 5%; il presidente Lei Jun sottolinea che Xiaomi vuole mettere sul mercato “prodotti fantastici a prezzi onesti” e che l’efficienza è parte integrante del core business.

Come produttore di smartphone, Xiaomi è quarta nella classifica mondiale. Nel primo trimestre 2018, secondo i dati di Strategy Analytics, Samsung domina seguita da Apple e dalla cinese Huawei, ma, mentre il mercato globale cala del 2% anno su anno e i big rallentano, Huawei cresce del 14% su base annua e Xiaomi registra un boom di vendite del 125%, da 12,6 milioni a 28,3 milioni di smartphone. A pagare il prezzo del successo di Xiaomi è per ora un’altra connazionale, Oppo, quinta con consegne in calo da 27,6 a 24,1 milioni di unità e market share dal 7,8% al 7%, ma è possibile che Xiaomi intenda proseguire l’espansione globale minando le quote di Huawei e rosicchiando qualcosa anche a Samsung.

L’Europa potrebbe essere l’arena su cui si decide questa competizione: nel nostro continente le vendite di Huawei sono cresciute di più del 50% l’anno scorso e in Italia e in Spagna la casa cinese già vende più telefoni di Samsung o Apple, secondo i dati di Counterpoint Research; nel nostro paese nel 2017 lo share di Huawei è del 23%. E’ presumibile che proprio in Europa la rivale Xiaomi verrà a dare battaglia alle mire della connazionale: nel prospetto presentato alla Borsa di Hong Kong non sono indicate le azioni da collocare, ma viene detto che le nuove risorse saranno utilizzate per “la ricerca e sviluppo e l’espansione globale”.

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