Il reflection paper pubblicato da Connect Europe sul tema Low Earth Orbit satellite connectivity segna un punto di svolta nel dibattito europeo sulla connettività satellitare. In un contesto globale in cui la digitalizzazione è sempre più legata alla resilienza delle infrastrutture, l’Europa si trova di fronte a una scelta cruciale: investire in una architettura Low Earth Orbit (Leo) interoperabile, sostenibile e governata da regole comuni, oppure rischiare di rimanere marginale in un settore dominato da attori extraeuropei.
Il documento, disponibile sul sito di Connect Europe, non è una proposta normativa, ma una riflessione strategica che mira a stimolare il confronto tra istituzioni, industria e società civile. L’obiettivo è chiaro: costruire una visione europea condivisa sul ruolo dei satelliti in orbita bassa (Low Earth Orbit) nella chiusura dei divari digitali, nella gestione delle emergenze, nella sorveglianza ambientale e nella difesa delle infrastrutture critiche.
Indice degli argomenti
Governance, interoperabilità e sostenibilità: le tre sfide chiave
Il paper individua tre assi fondamentali su cui costruire una strategia europea per i satelliti Low Earth Orbit: governance, interoperabilità e sostenibilità.
Sul piano della governance, Connect Europe sottolinea la necessità di un quadro regolatorio europeo che garantisca trasparenza, sicurezza e accesso equo alle risorse orbitali e allo spettro radio. In assenza di regole comuni, il rischio è quello di una frammentazione che indebolisce la capacità dell’Europa di competere con giganti come SpaceX e Amazon.
L’interoperabilità è il secondo pilastro. I sistemi Leo devono essere compatibili con le reti terrestri, con le infrastrutture cloud e con i servizi pubblici digitali. Questo implica standard tecnici condivisi, interfacce aperte e modelli di business cooperativi. L’Europa, con la sua tradizione di normazione tecnica, può giocare un ruolo di leadership, ma servono investimenti mirati e una regia politica forte.
Infine, la sostenibilità. Il paper richiama l’attenzione sul problema crescente della congestione orbitale e dei rifiuti spaziali. Senza una gestione responsabile, il boom dei satelliti Leo rischia di compromettere l’intero ecosistema spaziale. L’Europa deve promuovere pratiche di design circolare, deorbitazione controllata e monitoraggio ambientale.
Direct-to-device, il paradigma che cambia le regole
Uno degli aspetti più innovativi del paper è l’attenzione al modello direct-to-device (D2D), che consente ai dispositivi mobili — smartphone e IoT — di connettersi direttamente ai satelliti Leo, senza bisogno di terminali dedicati. Questo approccio apre scenari radicalmente nuovi per la copertura universale, soprattutto in aree dove le reti terrestri non arrivano o non sono economicamente sostenibili.
La possibilità di integrare la connettività satellitare con quella cellulare rappresenta una svolta per la resilienza delle reti, per la gestione delle emergenze, per la mobilità intelligente e per l’inclusione digitale. Il documento evidenzia come la convergenza tra telco e operatori satellitari stia già generando partnership strategiche, con l’obiettivo di offrire servizi seamless tra terra e spazio.
Un mercato in evoluzione: concorrenza e sovranità
Il reflection paper analizza anche le dinamiche concorrenziali emergenti nel mercato telco-satellite. L’ingresso di nuovi attori, la verticalizzazione dei servizi e la crescente interoperabilità tra reti terrestri e non terrestri stanno ridefinendo gli equilibri. In questo contesto, l’Europa deve interrogarsi sul proprio ruolo industriale e tecnologico, e sulla capacità di preservare la sovranità digitale.
La questione della sovranità è centrale: chi controlla l’accesso allo spettro, alle orbite, ai dati? Il documento invita a riflettere su come garantire un livello di governance europeo che tuteli gli interessi pubblici, promuova la concorrenza e favorisca l’innovazione.
Regole comuni per un campo di gioco equo
Un altro nodo cruciale è quello del level playing field tra connettività satellitare e terrestre. Il paper evidenzia come le attuali normative siano spesso sbilanciate, con regimi regolatori differenti che rischiano di creare distorsioni. Serve una armonizzazione delle regole, soprattutto in materia di gestione dello spettro, licenze, obblighi di copertura e standard tecnici.
In particolare, il documento solleva interrogativi sulla politica dello spettro per i servizi D2D via Leo: come allocare le frequenze? Come evitare interferenze? Come garantire l’accesso equo tra operatori? Sono temi che richiedono un confronto urgente tra autorità nazionali, organismi europei e stakeholder industriali.
Un’opportunità per colmare i divari digitali
Un altro degli aspetti più rilevanti del reflection paper è il legame tra Low Earth Orbit connectivity e inclusione digitale. I satelliti in orbita bassa possono portare banda larga in aree remote, rurali e insulari, dove le reti terrestri sono economicamente non sostenibili. Questo è particolarmente rilevante per l’Europa, dove persistono divari territoriali nella disponibilità di banda ultralarga.
Secondo i dati Oecd, nel 2024 la copertura della banda larga fissa con almeno 100 Mbps raggiunge l’81,3% delle abitazioni, ma solo il 58,7% di quelle rurali. Le reti mobili 5G coprono l’83,6% della popolazione, ma gli utenti trascorrono solo l’8,8% del tempo connessi in 5G, privilegiando ancora il 4G.
In questo contesto, i satelliti Leo possono integrarsi con le reti terrestri per garantire copertura universale, resilienza e qualità del servizio. Ma per farlo, è necessario un approccio sistemico che includa mappatura delle aree non servite, modelli di finanziamento pubblico-privato, e politiche di alfabetizzazione digitale.
L’Europa tra autonomia strategica e cooperazione globale
Il reflection paper invita l’Europa a riflettere sul proprio posizionamento geopolitico nel settore spaziale. Da un lato, è necessario rafforzare l’autonomia strategica, sviluppando capacità industriali e tecnologiche proprie. Dall’altro, è fondamentale mantenere canali di cooperazione internazionale, soprattutto per la gestione condivisa dell’orbita e dello spettro.
In questo equilibrio, l’Europa può proporre un modello alternativo a quello delle big tech: un ecosistema Leo pluralista, democratico e orientato al bene comune. Un modello che valorizzi le competenze delle pmi, delle università e delle comunità locali, e che metta al centro la sovranità digitale dei cittadini.
Verso una strategia europea per la connettività Leo
Il documento di Connect Europe non offre soluzioni preconfezionate, ma pone le basi per una strategia europea condivisa. Una strategia che deve essere costruita attraverso consultazioni pubbliche, partenariati multi-stakeholder e sperimentazioni sul campo, per far sì che i satelliti in orbita bassa possano contribuire agli obiettivi della Digital Decade europea, in particolare alla copertura gigabit per tutti entro il 2030 e alla piena copertura 5G nelle aree popolate
La sfida è ambiziosa: trasformare i satelliti Leo da tecnologia emergente a infrastruttura abilitante per l’Europa digitale. Per riuscirci, serve una visione politica lungimirante, una governance inclusiva e una capacità di innovazione diffusa.