Il periodo di esclusiva concesso dal gruppo Altice France alla cordata Bouygues-Iliad-Orange per l’offerta di acquisizione di Sfr è stato esteso. All’annuncio dell’iniziativa, Altice aveva inizialmente garantito al consorzio un periodo di esclusiva fino a oggi, 15 maggio.
“Le parti”, si legge in una nota congiunta, “stanno proseguendo le loro discussioni costruttive e in questo contesto Altice France ha accettato di estendere il periodo di esclusiva fino al 5 giugno 2026. In questa fase”, rimarca comunque il documento, “non vi è alcuna certezza che tali discussioni si concludano con un accordo”.
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Il piano per l’acquisizione di Sfr
Il 17 aprile, Bouygues Telecom, il gruppo Free-Iliad e Orange hanno presentato una nuova offerta che valuta gli asset di Altice legati a Sfr 20,35 miliardi di euro. Soltanto lo scorso ottobre, infatti, le tre società si erano viste respingere da Altice un’offerta da 17 miliardi di euro.
Nell’ipotesi di acquisizione, che porterebbe la composizione del mercato francese da quattro a tre grandi operatori, Bouygues Telecom, il gruppo Free-Iliad e Orange una ripartizione delle attività e degli asset di Sfr: la componente B2B e la relativa clientela saranno acquisite da Bouygues Telecom; l’attività B2C e la relativa clientela saranno condivise tra Bouygues Telecom, Free-Iliad e Orange, mentre le altre e risorse (in particolare infrastrutture e spettro) verrebbero condivise tra Bouygues Telecom, il gruppo Free-Iliad e Orange, ad eccezione della rete mobile di Sft nelle aree meno densamente popolate, che verrebbe rilevata da Bouygues Telecom. Con questo assetto, la ripartizione del prezzo e del valore tra gli acquirenti sarebbe di circa il 42% per Bouygues Telecom, il 31% per il gruppo Free-Iliad e il 27% per Orange.
Il commento di Intermonte
Secondo gli analisti della banca d’investimento Intermonte, “un’eventuale approvazione in Francia del passaggio da quattro a tre operatori senza rimedi strutturali (cessioni di spettro/clienti/asset), ma con soli rimedi comportamentali (accesso wholesale e accordi Mvno), costituirebbe un precedente rilevante per altri mercati. In Italia, vediamo un forte incentivo per Iliad a perseguire un consolidamento con WindTre: da un lato, il significativo esborso per Sfr aumenterebbe la pressione a migliorare la generazione di cassa anche in Italia; dall’altro, la futura integrazione tra Poste Italiane e Tim che darebbe vita a un player a controllo pubblico con forte capillarità distributiva (circa 13mila uffici postali + 4mila negozi Tim) e questo potrebbe spingere gli operatori più piccoli a guadagnare scala per restare competitivi.
Labriola: “Consolidamento vuol dire fare efficienze industriali”
E proprio il numero uno di Tim continua a dichiararsi estremamente favorevole al consolidamento del settore. “Anche a livello europeo, si è compreso che l’asimmetria verso altri mercati, cioè Usa, Brasile, India o Cina, non ha alcun senso logico e quindi ci si muove verso il consolidamento, che vuol dire fare efficienze industriali”, ha detto qualche giorno fa Pietro Labriola, intervenendo al Salone del risparmio dii Milano. “I nostri Paesi europei hanno bisogno di quattro reti di telefonia mobile? Hanno bisogno di due reti in fibra? No. In tutta Europa si parla di consolidamento, in Italia ci sono i prezzi più bassi al mondo. È abbastanza difficile per il mercato italiano sostenere quattro operatori”, ha aggiunto l’amministratore delegato di Tim, che si è anche soffermato sulle potenzialità dell’unione con Poste Italiane. “In base alle indicazioni di Poste, vediamo iniziative di crescita e sinergie che si possono sviluppare. Al momento opportuno”, ha precisato Labriola, “sarà responsabilità del Cda dare un’ulteriore indicazione al mercato sull’operazione lanciata da Poste su Tim”.
Verso le nuove regole europee per i merger
D’altra parte anche a livello europeo si assiste a un cambio di passo, oltre che di consapevolezza, sul tema. La Commissione di Bruelles ha avviato a fine aprile la consultazione pubblica per raccogliere commenti sulla bozza delle nuove Linee guida Ue sui merger, destinate a sostituire le direttive attuali sulle concentrazioni orizzontali e non orizzontali. Si tratta della riforma più significativa in materia di concorrenza nell’Ue degli ultimi vent’anni, con un impatto anche sui merger nel mondo delle Tlc.
Basti pensare che anche la fusione prospettata da Deutsche con T-Mobile, che potrebbe dare vita alla più grande operazione di merger mai realizzata, verrebbe probabilmente messa al vaglio con i nuovi criteri.
Le future linee guida sui merger mirano a modernizzare il modo in cui la Commissione valuta le fusioni, per riflettere il mutato contesto geopolitico e commerciale, in cui la dimensione industriale e la competitività globale, così come l’innovazione e gli investimenti, sono diventati sempre più importanti, mentre la sostenibilità e la resilienza costituiscono parametri sempre più rilevanti per la concorrenza.
Il progetto di orientamento sulle fusioni si propone di sostenere e rafforzare la competitività globale dell’Ue e focalizzare l’attenzione sull’innovazione e sugli investimenti nell’ambito di un approccio più dinamico alla valutazione delle fusioni. Ciò include una serie di orientamenti sulla valutazione del danno dinamico e delle “acquisizioni killer”, introducendo al tempo stesso uno “Scudo per l’innovazione” per le fusioni non problematiche che coinvolgono piccole imprese innovative, comprese le start-up e i progetti di ricerca e sviluppo.






