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Sovereign cloud, la partita si gioca sulle alleanze tra hyperscaler e operatori locali


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Il mercato globale supererà i 1.300 miliardi di dollari entro il 2034 con l’Europa in testa per ricavi. E la corsa apre una questione cruciale nell’era dell’AI: chi controllerà dati, reti e capacità di calcolo? La risposta nei modelli condivisi, in cui la tecnologia delle Big tech si combina con il presidio locale degli operatori

Pubblicato il 7 set 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • Il cloud sovrano crescerà del 27% annuo fino al 2034, da 154,69 mld$ (2025) a 1.318,57 mld$ (2034).
  • L’Europa guida il mercato (36,37% ricavi 2025) grazie a un quadro normativo come il GDPR che favorisce residenza, privacy e governance dei dati.
  • Domanda accelerata dall’intelligenza artificiale; emergono alleanze tra hyperscaler e operatori locali/telco per coniugare scala, capacità AI e controllo giurisdizionale.
Riassunto generato con AI


Il cloud sovrano si prepara a diventare uno dei segmenti a più elevata crescita dell’industria digitale globale. Secondo le stime di Fortune Business Insights, il giro d’affari passerà dai 154,69 miliardi di dollari registrati nel 2025 ai 195,35 miliardi previsti per il 2026, fino a raggiungere 1.318,57 miliardi di dollari nel 2034, con un tasso medio annuo di crescita del 27%. L’Europa parte da una posizione di vantaggio: nel 2025 ha concentrato il 36,37% dei ricavi mondiali.

A sostenere questa traiettoria sono diversi fattori che stanno convergendo. Le imprese dei settori regolamentati trasferiscono una quota crescente delle proprie applicazioni e dei propri dati sulle piattaforme remote, mentre governi e autorità rafforzano le condizioni in materia di localizzazione, privacy, controllo operativo e trasferimento delle informazioni oltre confine. A queste esigenze si aggiunge ora la diffusione dell’intelligenza artificiale, che aumenta contemporaneamente la domanda di capacità computazionale e l’attenzione verso la governance dei dati utilizzati per addestrare o alimentare i modelli.

In questo scenario cambia anche la struttura dell’offerta. Gli hyperscaler globali cercano sempre più spesso operatori nazionali, società tecnologiche e telco con cui realizzare piattaforme in grado di combinare capacità industriale, servizi avanzati e governo locale delle infrastrutture. Una formula destinata ad avere un peso crescente soprattutto in Europa, dove il quadro normativo rende la sovranità digitale una componente sempre più rilevante delle strategie cloud.

Una crescita del 27% l’anno

Il punto di partenza delle previsioni è un settore che ha già raggiunto dimensioni significative. Fortune Business Insights valuta il comparto globale in 154,69 miliardi di dollari nel 2025 e 195,35 miliardi nel 2026, con una crescita destinata a proseguire a un ritmo medio annuo del 27% fino al 2034.

Per sovereign cloud si intendono, nell’analisi, servizi progettati per rispondere ai requisiti nazionali relativi alla privacy e alla sovranità dei dati, attraverso infrastrutture e modelli di gestione che consentano alle organizzazioni di mantenere un maggiore controllo sulle informazioni e sulle modalità con cui vengono elaborate.

Il fenomeno interessa in particolare le amministrazioni pubbliche e le industrie soggette a regole stringenti. Banche, sanità, pubblica amministrazione, energia e telecomunicazioni stanno aumentando l’utilizzo delle piattaforme cloud per modernizzare sistemi legacy, sviluppare nuovi servizi digitali e introdurre strumenti di AI e analytics. La migrazione deve però convivere con obblighi relativi a residenza dei dati, auditabilità, sicurezza e controllo delle operazioni.

È proprio questo equilibrio tra trasformazione tecnologica e vincoli regolatori a creare spazio per le piattaforme orientate alla sovranità. L’obiettivo, per le organizzazioni, è beneficiare della scalabilità e della flessibilità tipiche delle infrastrutture cloud mantenendo i carichi più sensibili all’interno di giurisdizioni e strutture di governance definite.

Europa in testa alla classifica mondiale

La geografia del settore assegna all’Europa il primato. Nel 2025 la regione ha generato 56,27 miliardi di dollari, confermandosi al primo posto dopo i 45,75 miliardi registrati l’anno precedente. A sostenere la domanda sono sia il livello di adozione delle tecnologie cloud sia un contesto regolatorio che pone particolare attenzione alla gestione, al trattamento e al trasferimento delle informazioni.

Nel 2025, secondo i dati Eurostat richiamati dal report, il 52,7% delle imprese dell’Unione europea utilizzava servizi di cloud computing a pagamento. La percentuale sale sensibilmente considerando le aziende di maggiori dimensioni: l’utilizzo da parte delle grandi imprese è passato dal 77,77% del 2023 all’84,67% del 2025, mentre tra quelle di medie dimensioni è cresciuto dal 59,09% al 66,78%.

Il quadro normativo europeo rappresenta quindi uno dei principali motori della domanda. Il Gdpr e le altre disposizioni in materia di protezione e circolazione delle informazioni spingono aziende ed enti pubblici a valutare con maggiore attenzione dove siano fisicamente conservati i dati, quali soggetti possano accedervi e a quale ordinamento giuridico rispondano le infrastrutture utilizzate.

La Germania dovrebbe raggiungere 13,21 miliardi di dollari nel 2026, mentre per il Regno Unito la stima è di 13,72 miliardi. L’intero continente mantiene così una posizione centrale nel processo di sviluppo di soluzioni che puntano a coniugare innovazione tecnologica e requisiti di autonomia digitale.

Hyperscaler e operatori locali, cresce il modello delle alleanze

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dal report riguarda la trasformazione del modello industriale. I grandi provider internazionali dispongono della scala, degli investimenti in ricerca e sviluppo, delle piattaforme di intelligenza artificiale e dell’ampiezza di portafoglio necessarie per sostenere la crescita dei servizi. Gli operatori presenti nei singoli Paesi possono invece mettere a disposizione conoscenza delle normative, strutture operative locali, relazioni istituzionali e modelli di governance inseriti nella giurisdizione di riferimento.

Da questa complementarità sta emergendo una nuova generazione di offerte sviluppate congiuntamente. La tecnologia può essere fornita dall’hyperscaler, mentre il partner nazionale assume responsabilità relative alla gestione quotidiana, alla governance o al controllo giuridico dell’ambiente.

Le telecomunicazioni hanno un ruolo diretto in questo modello. Fortune Business Insights cita espressamente gli operatori regionali tra i partner con cui Microsoft, Aws, Oracle, Google e Ibm stanno costruendo ecosistemi conformi ai requisiti di sovranità. La collaborazione consente di combinare le capacità delle piattaforme hyperscale con un presidio locale delle operazioni e della compliance.

Per le telco si apre quindi uno spazio che va oltre la fornitura di connettività ai data center. La disponibilità di infrastrutture di rete, presenza territoriale, competenze di cybersecurity e rapporti consolidati con imprese e amministrazioni può inserirle nella catena del valore delle piattaforme destinate ai settori più sensibili.

Il modello ha già assunto una forma concreta in Europa. Nel giugno 2025 Microsoft ha ampliato la propria strategia attraverso il National Partner Cloud, facendo riferimento a iniziative come Bleu in Francia e Delos Cloud in Germania. Il principio è quello di mantenere accessibili le tecnologie sviluppate su scala globale introducendo al tempo stesso livelli di amministrazione e controllo coerenti con le esigenze nazionali.

L’intelligenza artificiale aumenta il peso della sovranità

Un ulteriore fattore di accelerazione arriva dall’intelligenza artificiale generativa. La diffusione dei nuovi strumenti sta portando aziende e amministrazioni a elaborare quantità crescenti di documenti aziendali, informazioni finanziarie, dati relativi ai clienti e contenuti operativi attraverso modelli AI.

L’aumento dei workload rende più pressanti le questioni relative alla residenza delle informazioni, alla protezione della privacy e ai trasferimenti internazionali. Nel 2024, secondo Capgemini Research Institute, l’80% delle organizzazioni aveva incrementato gli investimenti nell’AI generativa rispetto all’anno precedente.

La questione infrastrutturale diventa centrale perché i modelli richiedono capacità computazionale elevata, storage scalabile e sistemi di governance in grado di controllare accessi e modalità di trattamento dei dati. La crescita dell’AI amplia quindi la domanda di infrastrutture trusted nelle quali capacità di calcolo e requisiti di sovranità possano convivere.

In Europa questa dinamica si intreccia con gli investimenti pubblici destinati ad ampliare l’autonomia computazionale del continente. Il report ricorda il piano annunciato dalla Commissione europea nel gennaio 2025 per mobilitare 20 miliardi di euro a sostegno di un massimo di cinque AI Gigafactory, con l’obiettivo di rafforzare le capacità europee di calcolo per l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali sicure.

Dalla residenza dei dati al controllo delle operazioni

La sovranità tende intanto ad assumere un significato più ampio della semplice localizzazione fisica delle informazioni. Fortune Business Insights distingue infatti tra data sovereignty, operational sovereignty e digital sovereignty.

Nel 2025 la prima categoria rappresentava la quota maggiore e dovrebbe mantenere anche il tasso di espansione più elevato, con un Cagr del 28,6%. La domanda è particolarmente forte negli ambiti bancario e finanziario, sanitario e governativo, dove la gestione delle informazioni sensibili impone condizioni stringenti sulla giurisdizione applicabile e sui soggetti autorizzati ad accedere ai dati.

Ma cresce anche l’attenzione verso la sovranità delle operazioni. Per molte organizzazioni diventa importante poter controllare amministrazione, monitoraggio e governance dell’ambiente tecnologico, soprattutto quando sulle piattaforme vengono eseguite applicazioni mission critical oppure gestiti asset proprietari strategici.

Il report stima per il segmento della digital sovereignty una crescita media annua del 26,1%. Nel febbraio 2026 Microsoft ha inoltre indicato la possibilità di utilizzare i propri servizi Sovereign Cloud per operazioni AI sicure anche in ambienti disconnessi.

Pubblica amministrazione primo utilizzatore, sanità in forte accelerazione

Sul fronte settoriale, governi e pubbliche amministrazioni rappresentavano nel 2025 la quota maggiore del business. Sono gli ambiti nei quali si concentrano grandi quantità di informazioni sensibili, dai dati dei cittadini a quelli della difesa fino ai sistemi amministrativi, con requisiti particolarmente stringenti in materia di sicurezza nazionale e residenza.

Il procurement pubblico è destinato ad avere un peso rilevante anche sulla crescita futura. Nell’ottobre 2025 la Commissione europea ha avviato, secondo i dati riportati nell’analisi, una gara dal valore massimo di circa 210 milioni di dollari per servizi sovereign destinati alle istituzioni dell’Unione europea.

La sanità dovrebbe invece registrare la crescita più elevata durante il periodo considerato, con un Cagr del 30%. La progressiva digitalizzazione delle cartelle cliniche e dei sistemi ospedalieri aumenta la quantità di dati che richiedono ambienti protetti e conformi alle normative sulla privacy.

Il passaggio è particolarmente rilevante anche alla luce dell’adozione dell’intelligenza artificiale. Fortune Business Insights riporta un dato Himss secondo cui nel 2024 l’86% delle organizzazioni sanitarie utilizzava già tecnologie AI, ampliando il fabbisogno di infrastrutture in grado di gestire in sicurezza applicazioni e informazioni sensibili.

Asia-Pacifico corre più velocemente

Se l’Europa mantiene la maggiore quota dei ricavi, è l’Asia-Pacifico a presentare la prospettiva di crescita più sostenuta. La regione dovrebbe raggiungere 54,92 miliardi di dollari nel 2026, con un tasso medio annuo del 32,5% nel periodo di previsione.

La dinamica è alimentata dalla trasformazione digitale in Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Singapore, accompagnata dall’introduzione di normative dedicate alla tutela delle informazioni e alla residenza locale dei dati. Nel solo 2024, secondo l’Asian Development Bank citata nel report, la spesa cloud dell’Asia-Pacifico aveva raggiunto 203 miliardi di dollari.

Per il 2026 Fortune Business Insights stima un valore di 12,53 miliardi di dollari in Cina, 11,15 miliardi in Giappone e 9,09 miliardi in India.

Anche il Nord America continua a crescere a ritmi elevati. La regione dovrebbe raggiungere 57,50 miliardi di dollari nel 2026 e mantenere una crescita del 26,6%, sostenuta da una base infrastrutturale avanzata e dalla domanda proveniente da finanza, sanità, pubblica amministrazione e difesa.

I costi dell’infrastruttura restano un freno

La crescita prospettata dal report deve confrontarsi con un ostacolo strutturale: realizzare un ambiente realmente aderente ai requisiti di sovranità comporta costi superiori rispetto a quelli di un servizio public cloud distribuito globalmente.

Le piattaforme devono fare affidamento su data center locali, reti isolate, team operativi presenti nella giurisdizione di riferimento e strutture dedicate a cifratura, governance e conformità. A queste componenti si aggiungono i costi energetici, della connettività e degli audit regolatori.

Un esempio della portata degli investimenti necessari arriva da Aws. Nel novembre 2025 il gruppo ha aperto European Sovereign Cloud indicando circa 8 miliardi di dollari di investimenti collegati alle infrastrutture, alla creazione di posti di lavoro e allo sviluppo delle competenze.

La costruzione di ambienti separati per ciascuna giurisdizione rende inoltre più difficile replicare le economie di scala tipiche dei servizi globali. Il rischio è che prezzi e complessità di implementazione rallentino l’adozione da parte delle piccole e medie imprese.

Il report prevede comunque proprio per le Pmi uno dei tassi di crescita più elevati, pari al 29,5% annuo, grazie alla diffusione dei servizi gestiti e di infrastrutture localizzate che dovrebbero rendere progressivamente più accessibili queste soluzioni.

La competizione si sposta sugli ecosistemi

Il settore presenta oggi una struttura semi-consolidata, con Microsoft, Amazon Web Services, Oracle, Google e Ibm tra gli attori principali. Accanto ai grandi gruppi statunitensi figurano però anche player europei come Ovhcloud, T-Systems e Orange, oltre a Hewlett Packard Enterprise e Huawei.

La competizione si sviluppa attraverso investimenti nelle infrastrutture, strumenti di cifratura, sistemi di sicurezza multilivello, capacità di elaborazione real time e, sempre più frequentemente, partnership territoriali.

Le iniziative degli ultimi mesi mostrano quanto il settore stia accelerando. Nel marzo 2026 Microsoft ha ampliato le proprie funzionalità destinate ai workload AI con strumenti per sicurezza, governance dei dati e compliance. Due mesi prima Ibm aveva presentato Sovereign Core, piattaforma software AI-ready pensata per imprese, pubbliche amministrazioni e service provider che vogliono realizzare ambienti sottoposti a specifiche condizioni di controllo operativo e giurisdizionale.

Google Cloud ha scelto Monaco per aprire nel novembre 2025 il suo primo Sovereign Cloud Hub, mentre Oracle ha ampliato le funzionalità delle proprie piattaforme per consentire l’esecuzione di stack cloud e AI all’interno delle infrastrutture dei clienti.

Emergono parallelamente collaborazioni tra operatori globali e realtà territoriali. Nel giugno 2025 Ibm ha affiancato Telkom Indonesia nella costruzione di una piattaforma sovrana basata su Watsonx destinata a sanità, telecomunicazioni, formazione e servizi finanziari. Nello stesso periodo Oracle ha stretto un accordo con la società europea Nextcloud, mentre in Lussemburgo POST Group e Ovhcloud hanno avviato una collaborazione per una nuova infrastruttura nazionale.

È una traiettoria che rende il sovereign cloud sempre più rilevante anche per l’industria delle telecomunicazioni. La necessità di conciliare scala tecnologica e controllo locale favorisce infatti quei soggetti che possono mettere a disposizione infrastrutture, reti, competenze operative e presenza nel territorio. Con l’aumento dei workload AI e la crescente attenzione delle istituzioni alla sovranità digitale, il rapporto tra hyperscaler, telco e service provider locali è destinato a diventare uno dei terreni sui quali si giocherà una parte significativa della crescita prevista nei prossimi anni.

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