LA GUIDA

Dal 5G al 6G, il Multi-Rat spectrum sharing per una migrazione sostenibile


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Secondo la Ngmn Alliance questo approccio per la transizione alla prossima generazione mobile permette di evitare la frammentazione e costruire sugli investimenti già fatti. Ma occorre andare avanti sui test per provarne efficacia, fattibilità di implementazione, capacità e requisiti hardware

Pubblicato il 10 set 2026



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Punti chiave

  • NGMN propone la condivisione Multi‑RAT (MRSS) come approccio base per la migrazione 5G6G, ma servono prove su efficacia, fattibilità, prestazioni e requisiti hardware.
  • Eventuali alternative devono giustificare complessità aggiuntiva valutando impatto di implementazione, fattibilità, costi operativi, TCO e redditività commerciale.
  • Si deve valutare se il 6GC è evoluzione del 5GC o architettura distinta; priorità al riuso dell’hardware per UE e RAN per evitare frammentazione e costosi aggiornamenti.
Riassunto generato con AI


Convergere tempestivamente su un approccio di migrazione dal 5G al 6G, restringendo le opzioni di migrazione non appena possibile e adottando il Multi-Rat Spectrum Sharing (Mrss) come soluzione di base per limitare la frammentazione e ridurre la complessità a lungo termine tra reti Ran, core e user equipment. Questa l’indicazione chiave della Ngmn (Next generation mobile networks alliance), che, a seguito della pubblicazione del documento “6G Architecture and Migration Options – An operator view” dello scorso giugno, ha rilasciato una guida aggiornata per gli operatori telecom in vista della riunione plenaria del 3GPP in Spagna (14-18 settembre).

La Ngmn ritiene essenziale concentrare lo studio dell’approccio Mrss sulle prestazioni reali e sulla fattibilità di implementazione: “Dare priorità al lavoro sull’efficienza dell’Mrss (inclusi l’overhead del canale di controllo, l’allocazione dinamica tra utenti 5G e 6G, la condivisione dinamica delle risorse di banda base, il supporto sia su spettro Fdd che Tdd e il sostegno alla carrier aggregation 6G) per chiarire quanto agevole possa essere la migrazione al 6G utilizzando l’Mrss”, si legge nella guida dell’alleanza.

6G, la guida dell’Ngmn punta sul Multi-Rat Spectrum Sharing

Laurent Leboucher, Presidente del consiglio di amministrazione dell’Ngmn Alliance e Cto e Vicepresidente esecutivo per le reti di Orange Group, spiega: “Il percorso di migrazione dal 5G al 6G è una componente essenziale della progettazione del 6G, perché determinerà il costo dell’implementazione del 6G e quindi la fattibilità economica delle nuove funzionalità e capacità associate. L’Mrss è il meccanismo più promettente in quanto consente il riutilizzo flessibile dello spettro 5G preesistente per l’implementazione dei servizi 6G, con un impatto limitato sulla capacità 5G e sull’esperienza utente”.

Tuttavia, prosegue Leboucher, “per essere implementabile, la progettazione Mrss deve soddisfare una serie di criteri, tra cui un basso overhead di segnalazione di controllo e un funzionamento efficiente con l’hardware 5G già presente sul campo”.

Diversi aspetti cruciali vanno, dunque, chiariti per garantire l’idoneità dell’Mrss come soluzione preferenziale per la migrazione al 6G.

Le valutazioni di fattibilità necessarie

La Ngmn riconosce, infatti, che “diverse importanti dipendenze sono ancora oggetto di studio”, tra cui l’efficienza dell’Mrss, la fattibilità di implementazione, l’impatto hardware, le implicazioni sul Total cost of ownnership e l’evoluzione architetturale del core 6G, prosegue il documento.

Le opzioni di migrazione diverse dall’Mrss, dunque, dovranno essere fondate su tali esigenze e gli stessi fattori dovrebbero essere utilizzati per valutare se una o più opzioni di migrazione, oltre al Multi-Rat spectrum sharing, forniscano un valore di implementazione e commerciale sufficiente a giustificare l’ulteriore complessità in termini di standardizzazione, implementazione e operatività introdotta da una o più opzioni di migrazione aggiuntive.

Le alternative possibili

“Le opzioni di migrazione alternative devono essere subordinate a chiare necessità di implementazione e valore incrementale”, si legge nella guida dell’Ngmn. “Gli approcci alternativi dovrebbero essere presi in considerazione solo se risolvono lacune di implementazione ben definite che l’Mrss non è in grado di supportare in modo soddisfacente e dove il loro valore incrementale è sufficiente a giustificare la
complessità aggiuntiva a livello di user equiment, Ran, rete centrale, operatività
e ecosistema”.

L’evoluzione architetturale del 6G core ha un impatto significativo sulla complessità e sul valore relativo delle opzioni di migrazione della Ran, prosegue il documento.

La valutazione delle alternative dovrebbe quindi considerare esplicitamente
se il 6G Core (6GC) sia un’evoluzione del 5G Core (5GC) o un’architettura più distinta, e come ciò influisca sulle apparecchiature utente, sulla rete di accesso radio, sulla complessità operativa e sul valore relativo delle opzioni di migrazione.

Costruire il 6G sulle fondamenta del 5G

Con queste linee guida, l’Ngmn sottolinea i criteri importanti da considerare nella progettazione delle soluzioni di migrazione 5G-6G, sia dal punto di vista dell’impatto sugli utenti finali, sia delle forti implicazioni commerciali per gli operatori e il settore.

Guangyi Liu, lead expert di China Mobile e membro del consiglio di amministrazione di Ngmn, ha dichiarato: “Il 5G ci ha insegnato una dura lezione: troppe opzioni di migrazione hanno portato a frammentazione, ritardi nell’implementazione e costosi interventi di ammodernamento. Per il 6G, non ripetiamo lo stesso errore: con il 6G Standalone come obiettivo, l’Mrss dovrebbe essere il nostro punto di riferimento e qualsiasi alternativa deve dimostrare di giustificare la maggiore complessità.”

Luke Ibbetson, responsabile R&D di Vodafone e membro del consiglio di amministrazione di Ngmn, ha aggiunto: “Il 6G deve basarsi sulle solide fondamenta del 5G e non innescare una sostituzione non necessaria delle infrastrutture già implementate. Un’efficiente condivisione dello spettro consente di introdurre le nuove funzionalità radio 6G tramite un aggiornamento software fluido nelle bande di frequenza esistenti”.

Per l’Ngmn, la tecnologia Mrss è fondamentale per raggiungere questo obiettivo e deve essere implementata con bassi costi operativi e una comprovata capacità di massimizzare il riutilizzo dell’hardware.

6G, la posizione della Ngmn: “Evitiamo gli errori del 5G”

Il 6G non può permettersi di nascere con la stessa complessità che ha rallentato il pieno sviluppo del 5G: il messaggio politico e industriale che arriva della Ngmn Alliance (l’associazione internazionale che riunisce i principali operatori telecom mondiali per definire requisiti, priorità e linee guida per l’evoluzione delle reti mobili) era stato concretizzato già a giugno in due documenti che hanno messo a fuoco il tema dalla prospettiva degli operatori.

La nuova generazione mobile promette capacità avanzate, reti più intelligenti, servizi immersivi, sensing, automazione e maggiore efficienza. Ma per le telco il punto non è solo cosa il 6G potrà fare. È soprattutto come potrà essere introdotto senza moltiplicare costi, opzioni tecniche e incertezza di mercato.

In questi documenti la Ngmn ha, da un lato, analizzato architetture e opzioni di migrazione per Ran e core network, dall’altro, affrontato i tempi di introduzione commerciale. Insieme, i report convergono su una tesi netta: la transizione al 6G dovrà essere più disciplinata, più graduale e più aderente alla realtà degli investimenti.

Il cuore della proposta: il Multi-Rat Spectrum Sharing

L’Mrss è stato fin dall’inizio indicato come opzione di riferimento per la migrazione. Il Mrss consentirebbe al 6G di usare in modo flessibile lo spettro già impiegato dal 5G. Questo aspetto è centrale, perché la disponibilità di nuove frequenze non sarà uniforme tra Paesi e regioni.

In molte aree, le bande intorno ai 7 Ghz potranno avere un ruolo rilevante. Tuttavia, non sempre saranno disponibili, utilizzabili o sostenibili dal punto di vista economico. Anche i vincoli elettromagnetici e i costi di deployment potranno pesare sulle scelte degli operatori. Per questo la possibilità di riutilizzare lo spettro esistente diventa strategica.

Il Mrss promette una migrazione più lineare, con un impatto limitato su reti e dispositivi. Ma la Ngmn avverte che non basta replicare il modello del Dynamic Spectrum Sharing tra 4G e 5G. Il Dss ha avuto un uso limitato, anche a causa di costi iniziali elevati e benefici prestazionali non sempre sufficienti.

Per funzionare davvero, il Mrss dovrà essere più efficiente: gestire meglio l’overhead dei canali di controllo, supportare allocazioni dinamiche tra utenti 5G e 6G e funzionare sia su spettro Fdd sia su spettro Tdd e sostenere la carrier aggregation 6G fin dalle prime fasi.

Le alternative non vanno escluse, ma limitate

Anche nei documenti pubblicati a giugno la Ngmn ribadiva: le opzioni alternative non sono escluse a priori. Dual Connectivity e Dual Stack possono avere un ruolo in scenari specifici. Potrebbero servire come soluzioni di riserva se il Mrss riducesse troppo le prestazioni 5G o facesse salire i costi di rete.

Tuttavia, le alternative dovrebbero essere studiate solo quando rispondono a gap di deployment ben definiti. Non devono trasformarsi in un nuovo ventaglio di percorsi paralleli. È proprio questa moltiplicazione che, secondo gli operatori, ha complicato il 5G.

La posta in gioco riguarda anche i vendor. Un numero eccessivo di opzioni può frammentare implementazioni, apparati e dispositivi. Al contrario, un percorso condiviso può favorire interoperabilità, ecosistemi multi-vendor e supply chain più resilienti.

Il nodo dell’hardware 6G-ready

Il tema del riuso degli asset esistenti attraversa entrambi i report. Gli operatori preferirebbero introdurre il 6G tramite aggiornamenti software, senza sostituzioni hardware massicce. Questo ridurrebbe gli investimenti e accelererebbe i rollout. Inoltre limiterebbe l’impatto ambientale della nuova generazione.

La questione è però aperta. Il 3Gpp ha avviato lo studio di una nuova Rat 6G non retrocompatibile. Una scelta di questo tipo può essere giustificata solo da benefici significativi. Se richiedesse nuovo hardware nelle bande già usate, gli operatori chiedono che il vantaggio sia dimostrabile.

La Ngmn collega questo tema alle decisioni sulla base fisica della nuova radio. La finestra di lavoro del 2026 diventa quindi decisiva. Solo con scelte tecniche sufficientemente mature sarà possibile capire quali apparati 5G potranno supportare il 6G e quali aggiornamenti saranno necessari.

La prospettiva non è bloccare l’innovazione. È evitare che la nuova generazione arrivi con un costo di ingresso troppo alto. Laurent Leboucher, chairman del board Ngmn e Group Cto di Orange, sintetizza il punto: “La transizione al 6G presenterà opportunità significative, ma solo se l’industria darà priorità a percorsi di migrazione che valorizzino gli asset di rete esistenti, riducano la complessità operativa e offrano benefici tangibili dalle prime fasi di deployment”.

Standard completi prima del mercato

Altro tema è il calendario. Le prospettive industriali indicano che l’introduzione commerciale di capacità 6G standardizzate potrà emergere nei primi anni del decennio 2030. Prima arriveranno trial e sistemi dimostrativi. I tempi effettivi varieranno però tra Paesi, regioni e operatori.

La Ngmn invita a non anticipare il mercato a scapito della qualità degli standard. In particolare, chiede che la Release 21 del 3Gpp, la prima specifica annunciata per il 6G, includa in un unico rilascio gli aspetti Ran e core network. L’obiettivo è evitare una partenza incompleta, che generi più fasi di rollout e confonda la proposta di valore per i clienti.

È una posizione che riflette la fatica accumulata nel ciclo 5G. L’industria ha imparato che una generazione mobile non si misura solo dalla disponibilità radio. Serve un sistema completo, con infrastrutture, software, dispositivi e servizi maturi. Senza questo allineamento, il rischio è lanciare un’etichetta tecnologica prima del suo valore reale.

Per questo la Ngmn apre anche alla possibilità di estendere i tempi di completamento della Release 21, se necessario. Meglio uno standard più solido che una specifica affrettata. La richiesta non rallenta l’ambizione del 6G. La rende più aderente alla sostenibilità del mercato.

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